PIOMBINO. Prima la Puglia, poi il resto d’Italia, e ora anche le chat dei genitori piombinesi sono state invase da un’ondata di ingiustificato panico.
Da ore circola con insistenza un messaggio audio diventato virale su WhatsApp: la voce concitata di una donna avverte di un tentato rapimento ai danni di una bambina, avvenuto proprio nei pressi di una scuola dell’infanzia della città di Castelnuovo.
L’audio, dai toni allarmistici e dettagliati, intima di “prestare la massima attenzione” e di non perdere d’occhio i bambini nemmeno per un istante, che due persone dall’aspetto asiatico su un’auto Wolkswagen si avvicinano per rapinarli.
Tuttavia, c’è un unico, fondamentale problema: non c’è nulla di vero.
L’annuncio si lega, in qualche modo, a quanto avvenuto nei giorni scorsi a Latina, dove un uomo di 34 anni è stato arrestato dopo aver tentato di rapire un bambino nel parcheggio di un supermercato.
Un copione che si ripete in tutta Italia
Il fenomeno non è isolato. Nelle ultime settimane, messaggi praticamente identici, o varianti che citano presunti tentativi di rapimento all’interno di supermercati, sono rimbalzati tra i gruppi dei genitori di asili ed elementari in ogni regione.
Il meccanismo della fake news è sempre lo stesso:
• L’audio anonimo: non si sa mai chi parli, né quando sia accaduto il fatto.
• La mancanza di riferimenti certi: si parla di “una scuola” o “un supermercato”, lasciando che chi ascolta adatti il racconto alla propria realtà locale.
• La leva emotiva: si tocca la paura più grande di ogni genitore per spingere alla condivisione compulsiva.
Nessuna denuncia sul territorio
Fortunatamente, però, sul territorio non esiste alcuna denuncia, segnalazione o riscontro riguardo a tentati rapimenti.
Le forze dell’ordine confermano che si tratta di una “catena di Sant’Antonio” digitale che sta alimentando una vera e propria psicosi collettiva. E che potrebbe configurare il reato di procurato allarme.
È importante sottolineare che la diffusione di queste notizie false non è un gioco. Oltre a generare un clima di terrore inutile tra le famiglie, riportare o inoltrare messaggi di questo tipo può configurare il reato di procurato allarme.
Cosa fare se ricevi l’audio?
1. Non inoltrarlo: Interrompere la catena è l’unico modo per fermare la disinformazione.
2. Rassicura chi lo ha inviato: Spiega che si tratta di una bufala già smentita a livello nazionale.
3. Affidati ai canali ufficiali: Per qualsiasi dubbio reale, informati dai canali ufficiali.