Affitti impossibili: migranti regolari costretti a lasciare il lavoro per un tetto | MaremmaOggi Skip to content

Affitti impossibili: migranti regolari costretti a lasciare il lavoro per un tetto

Giovani assunti con contratto superano la soglia dell’assegno sociale e perdono l’accoglienza. Ma trovare casa è quasi impossibile: così c’è chi arriva a rinunciare al lavoro pur di non restare per strada
Il momento della firma di un contratto d'affitto

GROSSETO. In Maremma, e in particolare a Grosseto, il paradosso è ormai evidente: migranti che lavorano regolarmente, con contratto e busta paga, rischiano di perdere il posto nei centri di accoglienza straordinaria (Cas) perché “guadagnano troppo”, ma allo stesso tempo non riescono a trovare una casa in affitto.

Il meccanismo ruota intorno all’assegno sociale, la prestazione assistenziale che lo stato riconosce alle persone in gravi difficoltà economiche. Per il 2025 l’importo è pari a 538,69 euro al mese per 13 mensilità, cioè 7.002,97 euro l’anno.

Una contraddizione evidente

Il problema non è solo burocratico ma profondamente umano. A Grosseto è già difficile trovare una casa in affitto per una famiglia italiana, figuriamoci per giovani migranti di colore, spesso senza referenze, senza proprietà e percepiti come soggetti rischiosi. Vengono chieste garanzie simili a quelle necessarie per un mutuo, richieste che scoraggerebbero chiunque, figurarsi chi arriva da poco nel paese e sta cercando di ricostruire la propria vita.

Così accade che alcuni, pur avendo un contratto, uno stipendio e la possibilità reale di pagare un affitto, non riescano a trovare alcun proprietario disposto a concedere loro un appartamento.

I datori di lavoro, in qualche caso, provano a fare da garanti pur di trattenere dipendenti affidabili: capita nelle imprese edili, nei ristoranti, nelle attività che faticano già di per sé a reperire manodopera.

Eppure non sempre basta. «Ho assunto diversi ragazzi segnalati dai CAS, tutti regolari, tutti meritevoli – spiega un impresario edile –  Due di loro, quando hanno saputo che con lo stipendio avrebbero superato la soglia di reddito e che quindi avrebbero dovuto venire via dal Cas, si sono licenziati. Non trovando casa, hanno preferito lasciare il lavoro pur di non perdere un posto dove dormire».
Una scelta disperata che fotografa un problema strutturale: lavorare può significare perdere accoglienza, perdere accoglienza può significare finire per strada.

La casa c’è ma non per loro

Qualche soluzione temporanea, a volte, si trova. Ad esempio sulla costa. A Marina di Grosseto, per esempio, alcuni migranti hanno potuto affittare stanze o appartamenti, ma solo fino ad aprile. Poi arriva la stagione estiva, i proprietari sfrattano e i turisti – che pagano inevitabilmente di più – hanno la precedenza. Anche chi è perfettamente in grado di sostenere un affitto viene scavalcato dal mercato.

In altri casi, invece, l’integrazione è possibile. Un muratore assunto da anni, oggi capo cantiere, ha potuto ottenere un alloggio stabile: suo figlio studia all’università, la famiglia vive come tante altre famiglie italiane. Ma tutti raccontano quanto sia stato complicato arrivare lì, quanti rifiuti, quante porte chiuse.

Talmente tante che chi ce la fa, spesso, preferisce comprare casa piuttosto che sopravvivere nel mercato degli affitti.

Grosseto, un sistema che rischia di perdere chi si integra

Quello che succede non è un dettaglio amministrativo, ma un meccanismo che disincentiva il lavoro regolare, svuota i cantieri che avrebbero bisogno di manodopera, toglie risorse al settore turistico e alimenta una catena paradossale.

Appena un migrante trova un impiego, supera la soglia e viene espulso dal Cas. Senza casa, può perdere il lavoro. Senza lavoro, non rientra nei Cas perché il posto viene assegnato ad altri. Un ciclo che spegne ogni tentativo di integrazione.

È un problema che pesa sulla città e sulle sue prospettive future: perché se chi lavora e si integra viene messo nelle condizioni di arrendersi, il sistema non solo fallisce, ma si auto-sabota.

Dalla teoria all’urgenza

Per cambiare rotta serve prima di tutto un dato di realtà: Grosseto ha bisogno di un mercato degli affitti che funzioni. Che permetta a chi lavora – italiano o straniero – di trovare un alloggio senza dover presentare garanzie impossibili.

La Prefettura di Grosseto, così come molte altre in Italia, è oberata di richieste di revoca per reddito. Una situazione che in linea di principio ha un senso. Lavori, hai un reddito, paghi un affitto. In ogni altra parte d’Italia, forse. A Grosseto, a questa equazione manca un pezzo. La possibilità di avere una casa. 

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