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Abusato a 4 anni, l’orrore nella relazione per l’apertura dell’anno giudiziario

Dalla violenza sui bambini al caso dell’uomo pronto a uccidere due donne a punta Ala: il lavoro della procura e l’anno difficile del tribunale tra riforma Cartabia e personale insufficiente
La procuratrice capo di Grosseto Maria Navarro

GROSSETO. La cronaca nera che entra nelle aule del tribunale di Grosseto parla sempre più spesso di minori coinvolti, famiglie distrutte e violenza che nasce tra le mura di casa.
È questo il volto più duro dell’ultimo anno giudiziario, quello che emerge con forza dalla relazione ufficiale e che racconta un territorio fragile, segnato da conflitti profondi e situazioni di disagio che degenerano in reati gravi.

I procedimenti civili e familiari rappresentano una parte consistente del lavoro degli uffici giudiziari grossetani e, dietro i numeri, si nascondono storie complesse: bambini esposti a violenze, genitori in conflitto permanente, contesti segnati da dipendenze, fragilità psicologiche e isolamento sociale.

A firmare la relazione che passa in rassegna i casi che hanno segnato l’ultimo anno giudiziario è la procuratrice capo Maria Navarro. Che, oltre ai numeri, fornisce una lettura della nostra provincia, guardata con gli occhi dei magistrati di via Monterosa. Occhi che hanno dovuto indagare anche l’orrore: quello di un bambino di 4 anni che avrebbe subito abusi sessuali. 

La Procura di Grosseto ha una pianta organica di otto magistrati togati (un procuratore e sette sostituti) e otto vice procuratori onorari. Dal 12 settembre 2024, data del trasferimento del pm Salvatore Ferraro al Tribunale di Pisa, i sostituti sono rimasti in cinque. Sul fronte dei vice procuratori onorari invece, due posti sono scoperti dal 29 maggio 2020: i vpo attualmente in servizio sono sei

Furti, spaccio e codici rossi: un anno in Procura

Nel periodo compreso tra il 1° luglio 2024 e il 30 giugno 2025 l’attività della Procura nel circondario di Grosseto ha registrato numeri in crescita, soprattutto sul fronte dei nuovi procedimenti. Nell’arco di dodici mesi sono stati iscritti oltre 11.600 fascicoli, di cui 5.119 procedimenti con indagati noti, 6.501 a carico di ignoti e 660 procedimenti di competenza del giudice di pace. Nello stesso periodo ne sono stati definiti poco più di 11.800, ma con un andamento non omogeneo: sono diminuiti i procedimenti chiusi con indagati noti, scesi a 4.508, mentre sono aumentate le definizioni dei procedimenti contro ignoti, arrivate a 6.595, e quelle del giudice di pace, salite a 706. Il dato che preoccupa di più riguarda però le pendenze: i fascicoli con indagati noti ancora aperti sono cresciuti in modo significativo, passando da 1.671 a 2.282 in un solo anno, con un aumento di oltre il 36%.

Un incremento legato sia all’aumento delle nuove iscrizioni sia alla riduzione dell’organico, visto che da settembre 2024 i sostituti procuratori sono rimasti in cinque dopo il trasferimento di un magistrato. In calo invece le pendenze dei procedimenti contro ignoti, scese da 865 a 771. Nel complesso, il carico di lavoro resta molto elevato in un territorio vasto come quello della provincia di Grosseto, che conta 28 comuni, una popolazione relativamente contenuta ma fortemente variabile nei mesi estivi e una criminalità percepita come sempre più invasiva, soprattutto per furti in abitazione, spaccio di droga e reati contro le fasce più deboli. Nel solo anno giudiziario sono stati iscritti 782 procedimenti “Codice rosso” tra maltrattamenti in famiglia, stalking, lesioni e reati sessuali, 599 procedimenti per droga e oltre 6.100 procedimenti per reati contro il patrimonio, con un aumento sia dei furti in casa sia delle rapine. Un quadro che restituisce l’immagine di una provincia considerata “tranquilla” rispetto ad altre aree della Toscana, ma attraversata da segnali di rischio sempre più evidenti e da un sistema giudiziario chiamato a reggere un carico crescente con risorse limitate.

Cattivi odori, sequestrato l’impianto a biogas

Tra i casi segnalati nella relazione per l’apertura dell’anno giudiziario, il primo è quello che riguarda il sequestro dell’impianto a biogas di San Martino. Procedimento originato da molteplici segnalazioni presentate alla procura dai residenti e dalle associazioni ambientaliste per i cattivi odori che per anni hanno ammorbato la città. 
«In occasione di plurimi sopralluoghi – si legge nella relazione – sono stati accertati scarichi maleodoranti di reflui nel reticolo idrico superficiale adiacente agli impianti, effettuati tramite tubazioni abusive, in alcuni casi interrate e in altri costituite da condotte superficiali improvvisate». Per questo la procura ha chiesto e ottenuto dal gip il sequestro preventivo dei due impianti di biogas. Ad oggi, il procedimento pende in fase di indagini preliminari e le società che gestiscono gli impianti si stanno adoperando per risolvere le criticità. 

Sempre sul fronte ambientale, la procura ha messo i sigilli anche a un’intera struttura ricettiva composta da centro benessere, foresteria e piscina a servizio del golf e della Club House a Punta Ala. Diverse le irregolarità riscontrate nella realizzazione del fabbricato: in particolare, è stato accertato che sono stati creati due piani aggiuntivi al progetto autorizzato ed altre volumetrie minori, realizzate in altri piani della struttura, comportanti complessivamente volumetrie eccedenti pari a circa
1900 metri cubi. 

«Vado a punta Ala per uccidere due donne»

Un altro dei casi segnalati alla procura riguarda l’arresto di un uomo arrivato dall’Olanda a Punta Ala per uccidere due donne: la sua ex e la sorella. 
Accusato di maltrattamenti e stalking, l’uomo era partito in treno dall’Olanda e, arrivato alla stazione di Pisa aveva proseguito il viaggio verso Punta Ala a bordo di una bicicletta elettrica con il dichiarato scopo di uccidere le due donne e di porre fine anche alla propria vita.

Fortunatamente, è stato intercettato e arrestato dai carabinieri della stazione di Punta Ala prima di raggiungere l’abitazione delle due donne. L’uomo è stato condannato.

Spaccio su Telegram

Tanti i procedimenti per spaccio di stupefacenti in Maremma. Tra questi spicca quello dei ragazzi, tutti sotto i 21 anni, che avevano messo in piedi una rete di vendita di droghe anche tramite l’utilizzo di canali telematici sui quali gestivano le richieste di acquisto delle varie sostanze pubblicizzate.  

Il procedimento è stato caratterizzato da attività di indagine anche di natura tecnica oltre a quelle di carattere tradizionale, all’esito delle quali sono state richieste ed ottenute dal  gip ulteriori misure cautelari personali. I ragazzi hanno poi patteggiato la pena.

Due tragedie sul lavoro

Due sono state le tragedie sul lavoro che sono finite sul tavolo della Procura. La morte di un operaio durante dei lavori sul tetto di un’abitazione a Massa Marittima  e quella di un operaio agricolo rimasto ucciso mentre lavorava in un terreno con la ruspa.

Due i fascicoli aperti dalla Procura: nel primo caso è stato possibile accertare plurime violazioni delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro che avrebbero causato la morte del dipendente.

Nel secondo caso invece, dopo il sopralluogo nell’azienda di del sostituto procuratore e del medico legale, per le particolari circostanze nell’ambito delle quali era avvenuto il decesso oltre che per le modalità di ritrovamento dell’operaio e della richiesta di soccorsi, sono stati conferiti 3 incarichi di consulenza tecnica: l’autopsia, per accertare le cause della morte, una consulenza ingegneristica, sulle caratteristiche del macchinario con il quale si è verificato l’infortunio e sulla dinamica e una consulenza biologico-genetica per risalire alla presenza di tracce biologiche della persona deceduta su di un frammento di metallo che ne avrebbe determinato la morte.

Bambino di 4 anni abusato

Una delle vicende che più impressiona nella relazione della Procura di Grosseto è l’indagine, tuttora in corso, su un caso di maltrattamento e violenza sessuale nei confronti di un bambino di 4 anni. 

Gli investigatori hanno eseguito intercettazioni telefoniche nei confronti dell’indagato e dei familiari del minore, ed è stata anche disposta una consulenza tecnica informatica con copia forense e analisi dei telefoni e computer sequestrati all’indagato e alla madre del bambino.

La procura ha richiesto l’incidente probatorio per sentire il piccolo. 

La relazione della presidente della Corte d’appello: centinaia di cause ogni anno

La relazione sull’anno giudiziario, firmata dalla presidente vicaria, reggente della Corte di Appello di Firenze Isabella Mariani mostra come il tribunale di Grosseto abbia affrontato un carico costante e complesso di procedimenti civili, con un andamento irregolare legato anche all’entrata in vigore della riforma Cartabia.

Nel periodo compreso tra luglio 2022 e giugno 2023 sono stati iscritti quasi seicento processi ordinari di cognizione, a cui si sono aggiunti oltre cento procedimenti sommari. Nell’anno successivo, dopo l’entrata in vigore della riforma, le iscrizioni sono diminuite sensibilmente, per poi tornare a crescere nell’ultimo periodo esaminato, superando nuovamente quota quattrocento procedimenti ordinari, con un aumento significativo dei processi semplificati.

Questo andamento a “fisarmonica” ha reso difficile una programmazione stabile del lavoro e ha contribuito ad accumulare fascicoli, anche in settori particolarmente delicati.

Pochi giudici, molti fascicoli: il problema del personale

Uno dei rilievi più chiari contenuti nella relazione riguarda il rapporto tra carichi di lavoro e personale disponibile.
Il documento sottolinea come i tempi di definizione dei procedimenti non dipendano tanto dalle singole riforme procedurali, quanto dal numero effettivo di cause assegnate a ciascun giudice.

A Grosseto, come viene esplicitamente evidenziato, il vero problema si concentra nella fase finale del processo: le cause pronte per la decisione sono spesso molte di più rispetto a quelle che possono essere materialmente definite, considerando il tempo necessario per lo studio dei fascicoli, la valutazione delle prove e la redazione delle sentenze. In altre parole, il lavoro supera le forze disponibili, creando un accumulo che finisce per rallentare anche i procedimenti più urgenti.

Cancellerie sotto pressione e organizzazione complessa

Accanto ai magistrati, anche il personale amministrativo è chiamato a reggere un carico elevato.
La relazione segnala come la gestione dei procedimenti, soprattutto quelli introdotti con il nuovo rito, richieda un’attività continua e puntuale delle cancellerie, chiamate a seguire scadenze ravvicinate, notifiche, atti urgenti e provvedimenti indifferibili.

In un contesto di risorse limitate, questo si traduce in un’organizzazione complessa, dove ogni nuovo fascicolo urgente si inserisce in un sistema già saturo.

Processi lenti e il “collo di bottiglia” delle sentenze

Uno dei problemi centrali messi in evidenza dalla relazione riguarda la fase di decisione dei processi
A Grosseto il numero di cause che arrivano pronte per la sentenza è spesso superiore a quelle che i giudici riescono materialmente a definire nei tempi previsti.

Non è tanto il rito o la procedura a rallentare i procedimenti, quanto il carico complessivo dei ruoli. Le cause si accumulano e le udienze di rimessione in decisione vengono rinviate, con l’effetto di allungare i tempi.

E quando nei fascicoli ci sono minori, violenze domestiche o minacce di morte, ogni rinvio pesa direttamente sulle vittime.

Violenza domestica e sicurezza: un sistema sotto stress

La relazione segnala anche le difficoltà legate alla gestione dei procedimenti per violenza domestica e familiare
La normativa impone tutele rafforzate, ma questo comporta la necessità di garantire sicurezza fisica alle vittime, evitare la loro contemporanea presenza con gli imputati e proteggere gli atti più sensibili, soprattutto quando coinvolgono bambini.

Tutte attività che richiedono tempo, spazi adeguati e personale, in un contesto in cui le risorse sono limitate e i procedimenti urgenti aumentano.

Quando la conciliazione arriva troppo tardi

Nel nuovo assetto processuale, il tentativo di conciliazione è centrale, ma a Grosseto spesso arriva quando il conflitto è già esploso.
Molti procedimenti giungono in udienza con le posizioni ormai irrigidite, le difese completamente strutturate e rapporti familiari già compromessi.

In questi casi, la possibilità di una soluzione rapida si riduce drasticamente e il processo diventa più lungo e più doloroso, soprattutto per i soggetti più fragili.

 

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