Operato e dimesso dopo 18 ore: «Svenuto due volte in casa» | MaremmaOggi Skip to content

Operato e dimesso dopo 18 ore, poi l’emorragia: «Ho rischiato di morire»

Riccardo Ciaffarafà, 45 anni, denuncia la gestione del decorso postoperatorio dopo un intervento all’ospedale di Orbetello. Trasportato d’urgenza a Grosseto, chiede una verifica dei protocolli sanitari. L’Asl sta ricostruendo la vicenda
L'ospedale San Giovanni di Orbetello e Riccardo Ciaffarafà
L’ospedale San Giovanni di Orbetello e Riccardo Ciaffarafà

ORBETELLO. Due svenimenti in casa, una forte emorragia e una corsa in ambulanza verso l’ospedale di Grosseto. È quanto racconta Riccardo Ciaffarafà, 45 anni, vicecoordinatore provinciale di Forza Italia, che denuncia la gestione del decorso postoperatorio dopo un intervento chirurgico eseguito all’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello venerdì 16 ottobre.

«Ho rischiato di morire per un intervento chirurgico gestito con superficialità. Ho deciso di rendere pubblica la mia esperienza, perché potrebbe succedere ad altri – dice Ciaffarafà – Il momento più delicato del postoperatorio è quello della prima evacuazione. Infatti, tempo fa, si rimaneva in ospedale fino a quel momento e poi si veniva dimessi. Io sono stato dimesso prima di quel momento e a casa ho avuto un’emorragia, dopo ore e ore di dolori insopportabili. Il problema sono i protocolli».

L’Asl Toscana sud est, contattata sulla vicenda, sta ricostruendo quanto accaduto con molta attenzione.

L’intervento e le dimissioni dopo 18 ore

Ciaffarafà si è sottoposto a un intervento di emorroidectomia tradizionale, programmato da alcuni mesi, insieme ad altri sei pazienti. Secondo il suo racconto, l’operazione sarebbe stata più complessa del previsto a causa della gravità del suo caso.

«Dopo 18 ore dall’operazione, dunque di sabato, mi hanno dimesso, nonostante l’anestesia spinale e totale e nonostante, a detta del chirurgo, si trattasse di un’operazione più complessa del dovuto – dice – Mi avevano prescritto la Tachipirina e il Moment come antidolorifici, che sono molto leggeri per i dolori che ho avvertito. Secondo me, se avessi avuto 10 anni in più, mi sarebbe preso un infarto. Appena finito l’effetto dell’anestesia, sono iniziati i dolori lancinanti».

Ciaffarafà sostiene di aver cercato più volte il chirurgo che lo aveva operato, ricevendo soltanto successivamente una telefonata con alcuni consigli per riuscire a evacuare dai colleghi del reparto di Orbetello.

«Ho provato a contattarlo perché stavo malissimo, ma, essendo sabato, in reparto non c’era nessun chirurgo che potesse aiutarmi – dice Ciaffarafà – Ho scritto all’indirizzo email che avevo, ma non ho ricevuto alcuna risposta, neanche nei giorni successivi».

L’emorragia e la corsa in ambulanza

Il momento più difficile sarebbe arrivato al terzo giorno dall’intervento, quando Ciaffarafà è riuscito a evacuare per la prima volta. «Ho avuto una fortissima emorragia. Ho perso moltissimo sangue e sono svenuto due volte in casa – dice l’uomo – Per fortuna non ero solo, perché le persone che erano con me mi hanno aiutato. Mi sono spaventato tantissimo».

L’uomo ha chiamato il 118 e i soccorritori sono arrivati nella sua abitazione a Santa Fiora e lo hanno trasportato in ambulanza all’ospedale Misericordia di Grosseto.

«Fortunatamente i soccorritori sono riusciti a fermare in ambulanza l’emorragia. Una volta in ospedale, un chirurgo mi ha visitato e sono stato rimandato a casa – dice Ciaffarafà – Ho rischiato di dover fare una trasfusione di sangue e l’emoglobina si era praticamente dimezzata».

La denuncia sui protocolli sanitari

Per Ciaffarafà il problema non riguarda soltanto quanto accaduto durante la sua convalescenza, ma anche la gestione dei pazienti dopo questo tipo di intervento.

«Fino a 15 anni fa, per operazioni di questo genere, si rimaneva ricoverati dai sette ai dieci giorni, aspettando anche la prima evacuazione – dice l’uomo – Oggi invece si viene dimessi dopo poche ore, lasciando al paziente la gestione delle possibili complicazioni. Ma non solo, prima si dava la morfina e oggi si viene mandati a casa con dei farmaci da banco. Il sistema sanitario non si può limitare a svolgere un intervento e lavarsi le mani, abbandonando il paziente a se stesso».

La richiesta di chiarimenti all’Asl

Ciaffarafà annuncia di voler scrivere al direttore generale dell’Asl Toscana sud est e all’assessore regionale alla Sanità per chiedere approfondimenti sulla vicenda e una verifica dei protocolli adottati per questi interventi.

«Chiederò anche che venga aperta un’inchiesta sul caso, che immagino non sia isolato – dice – Purtroppo, quando una persona si sente male, spesso non ha la forza di denunciare e battersi per un diritto sancito dalla Costituzione. È inaccettabile rischiare la vita nel 2026 per un intervento pianificato. Le persone devono essere curate e seguite anche dopo l’operazione. Il diritto alla salute deve essere universale e garantito».

L’Asl Toscana sud est sta ricostruendo la vicenda per verificare quanto accaduto.

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