PIOMBINO. Un cadavere senza nome, recuperato in mare. Un turista di 33 anni arrivato in Toscana per una vacanza e poi scomparso nel nulla. E adesso un campione di Dna della madre che potrebbe aiutare a capire se queste due storie, cominciate separatamente, siano in realtà la stessa storia.
A oltre due settimane dal ritrovamento del corpo avvenuto il 19 settembre in mare, tra San Vincenzo e Baratti, il giallo sull’identità dell’uomo non è ancora risolto.
Il cadavere era stato avvistato da alcuni diportisti, che avevano immediatamente dato l’allarme. A recuperarlo erano stati i vigili del fuoco di Piombino.
Da quel momento sono cominciati gli accertamenti per dare un nome a quel corpo, trovato in avanzato stato di decomposizione. Al 5 ottobre, l’autopsia deve ancora essere disposta e il riconoscimento appare tutt’altro che semplice.
Ma nelle indagini c’è adesso una pista: quella che porta a Uladzimir Aldokhin, 33enne bielorusso residente a Vilnius, in Lituania, arrivato sulla costa toscana all’inizio di settembre e del quale non si hanno più notizie.
È una pista, non ancora un’identificazione: al momento non esiste alcuna certezza che il cadavere recuperato in mare sia quello del turista scomparso.
Uladzimir arriva a Bibbona, poi scompare
Uladzimir era arrivato a Bibbona il 5 settembre per trascorrere alcuni giorni di vacanza.
Alloggiava in una struttura ricettiva dove avrebbe lasciato alcuni dei suoi effetti personali. Si sarebbe poi allontanato per andare a fare un bagno senza fare ritorno.
L’ultima comunicazione certa con gli amici risalirebbe al 10 settembre.
«L’ultima volta Uladzimir ha contattato i suoi amici il 10 settembre, commentando il mare di Livorno. Da allora non lo ha più sentito nessuno», racconta Lizaveta Mantsevich, bielorussa che vive in Italia e che si è messa in contatto con gli amici del giovane per aiutare la famiglia.
Il telefono del 33enne, secondo quanto ricostruito dalla famiglia, risultava ancora online sulle applicazioni di messaggistica il 13 settembre.
Poi, il silenzio.
Sei giorni dopo, il 19 settembre, alcuni diportisti hanno visto un corpo galleggiare in mare tra San Vincenzo e Baratti.
È questa vicinanza temporale e geografica ad aver fatto nascere l’ipotesi di un possibile collegamento.
«Crediamo che possa essere lui»
«Crediamo che possa essere lui il cadavere ritrovato a Piombino», dice Mantsevich.
La donna si è attivata dall’Italia dopo aver appreso della scomparsa.
«Io sono bielorussa e mi sono offerta di provare ad aiutare la famiglia dall’Italia, dove vivo da tempo, perché è un caso molto sentito nel mio Paese – racconta – Sono io che il 3 ottobre ho sporto denuncia per la sua scomparsa. Credo che le due indagini, quella sul turista scomparso e quella sul cadavere trovato in mare, potrebbero convergere».
La denuncia è stata presentata alla polizia nella città del Lazio dove Mantsevich vive.
Ma la cautela resta fondamentale: per ora si tratta soltanto di una delle piste prese in considerazione. Non ci sono elementi che consentano di affermare che il corpo appartenga ad Aldokhin.
La mamma potrebbe fornire il Dna
La scomparsa del 33enne ha intanto avuto una forte eco anche in Bielorussia.
La madre Tatiana ha lanciato un appello per ritrovare il figlio e ha raccontato la vicenda al quotidiano online bielorusso Onlíner. Del caso si sono occupate anche altre testate del Paese, tra cui Naša Niva, Zerkalo e Belsat.
Ed è proprio dall’intervista pubblicata da Onlíner il 5 ottobre che emerge un elemento potenzialmente decisivo.
Tatiana ha raccontato che la polizia bielorussa le ha prospettato il prelievo di un campione di Dna. Il consolato l’avrebbe informata del ritrovamento nella zona di un uomo annegato e della possibilità che fosse necessario un confronto genetico per arrivare all’identificazione.
Quel campione però, dovrebbe essere prelevato in Italia.
La madre: «Pensavo stesse continuando il suo viaggio»
Uladzimir viveva da tempo a Vilnius, in Lituania. Il 5 settembre aveva scritto alla madre dicendole che stava partendo per l’Italia.
Tatiana non si era preoccupata immediatamente del silenzio del figlio. Il 33enne era abituato a viaggiare da solo e durante le vacanze la madre rispettava la sua indipendenza.
Ma i giorni hanno continuato a passare.
Il 24 settembre, senza avere più notizie, Tatiana ha pubblicato l’appello per ritrovarlo.
Nel frattempo, a centinaia di chilometri di distanza, c’era già un corpo senza nome in attesa di essere identificato.
L’autopsia deve ancora essere disposta
A rendere ancora più complessa la vicenda è lo stato nel quale era stato recuperato il cadavere.
Il corpo era in avanzato stato di decomposizione, tanto da rendere impossibile un normale riconoscimento visivo.
Al 5 ottobre l’autopsia deve ancora essere disposta. Saranno quindi gli accertamenti medico-legali e, soprattutto, un eventuale confronto genetico a poter stabilire se esista davvero un collegamento tra il turista scomparso da Bibbona e l’uomo recuperato in mare il 19 settembre.
Per adesso restano due vicende e una pista investigativa che potrebbe unirle: da una parte Uladzimir, arrivato in Toscana per una vacanza e svanito nel nulla; dall’altra quel cadavere senza nome trovato in mare pochi giorni dopo.
La risposta potrebbe essere custodita nel Dna della madre.