Quale opera arriverà all’Argentario, chi sia il proprietario e quando esattamente sarà possibile ammirarla non è stato ancora reso noto. Ma l’annuncio è destinato a suscitare interesse: un’opera del pittore che proprio a Porto Ercole concluse la propria vita tornerà nel paese al quale è legato l’ultimo capitolo della sua storia.
E Capitani sceglie di svelare la novità proprio nel mezzo di una polemica sulla maniera in cui Porto Ercole utilizza e racconta il nome del grande artista.
«Non oso immaginare i commenti del professor Montanari quando saprà che a breve esporremo, proprio a Porto Ercole, un’opera di Caravaggio proveniente da una collezione privata: un vero sacrilegio!», scrive.
L’articolo di Montanari che accende lo scontro
A far scattare la replica è l’articolo di Tomaso Montanari pubblicato sul Fatto Quotidiano con un titolo che non passa inosservato: “Vedi Porto Ercole e poi muori: il destino fatale di Caravaggio in fuga”.
Montanari parte da una mattina d’agosto trascorsa nel borgo e racconta una Porto Ercole ancora piacevole nelle prime ore del giorno, prima dell’arrivo della folla, per poi allargare il ragionamento alla presenza – o meglio, secondo lui, all’assenza – di Caravaggio nel paese.
Lo storico dell’arte ricorda che Michelangelo Merisi morì a Porto Ercole il 18 luglio 1610, a 39 anni, e sostiene che non esista «nessun reale rapporto» tra l’artista e il luogo nel quale trovò la morte, se non quello legato all’ultimo tratto della sua esistenza.
Da qui la critica alla costruzione, negli anni, di un legame turistico e identitario fra Porto Ercole e il pittore. Montanari punta il dito anche contro la tomba dedicata al Merisi e contro il percorso turistico legato al suo nome. E scrive che la «romantica notte di Porto Ercole con una illuminazione da loculo cimiteriale» non avrebbe saputo «immaginare un finale più tragicomico» per la storia del pittore.
Parole che Capitani non ha lasciato cadere.
Capitani: «A Porto Ercole di Caravaggio c’è poco, ma non arrivò per caso»
Il consigliere parte da un punto sul quale, almeno in parte, concorda con Montanari. «Che a Porto Ercole del Maestro non ci sia praticamente nulla ne siamo tutti consapevoli, io per primo».
Ma respinge l’idea che Caravaggio sia finito all’Argentario semplicemente per caso.
«Sul fatto che ci sia finito per caso, invece, non sono così sicuro – scrive Capitani – poiché lo Stato dei Presidi era il posto ideale per curarsi e attendere la grazia».
Ancora più netta la risposta alla rappresentazione di Porto Ercole come conclusione quasi maledetta della vita dell’artista.
«Quando si usa la lente della politica per analizzare un contesto si deforma la realtà a proprio piacimento – attacca – e non bastano le citazioni di Foucault per renderla vera».
«Non abbiamo messo soltanto dei cartelli»
Capitani rivendica quindi il lavoro fatto dall’amministrazione negli ultimi tre anni. «Non ci siamo limitati ad affiggere cartelli qua e là. Abbiamo cercato di organizzare eventi di qualità: che poi tali spettacoli gli siano piaciuti o meno è un altro discorso».
E difende il percorso “Sulle orme di Caravaggio” realizzato nel Paese Vecchio.
Secondo il consigliere, i cartelli contestati da Montanari sono strumenti presenti «in qualsiasi località turistica» e servono a costruire un itinerario capace di accompagnare i visitatori non soltanto alla scoperta di Caravaggio, ma della storia complessiva di Porto Ercole.
I testi, aggiunge Capitani, sono stati arricchiti con nuove informazioni, compresa quella sulla targa del Porcel, proprio per ampliare il racconto del patrimonio storico del borgo.
Le ossa attribuite a Caravaggio e il monumento a Santa Barbara
C’è un tema sul quale Capitani non nasconde invece i propri dubbi: le ossa attribuite a Caravaggio.
«Sicuramente l’operazione delle ossa è discutibile e io stesso ho sempre espresso perplessità in merito», ammette.
La tomba, però, ormai esiste ed è visitata da molte persone. Per questo, secondo il consigliere, relegarla nel cimitero o eliminarla non rappresenterebbe una soluzione e produrrebbe soltanto «un ulteriore spreco di denaro pubblico».
Capitani annuncia anche quale sarà il futuro del monumento funebre: una volta terminato il restauro sarà collocato sul bastione di Santa Barbara, entrando così nel percorso dedicato al pittore.
Le ossa, secondo il consigliere, devono essere considerate soprattutto un simbolo. E per spiegarlo utilizza il paragone con le reliquie della tradizione cristiana, la cui autenticità in molti casi è discussa senza che questo ne abbia cancellato il valore simbolico per i fedeli.
Caravaggio come volano per tutto l’Argentario
È qui che emerge la vera differenza fra le due impostazioni. Per Capitani, Caravaggio deve diventare uno strumento per portare le persone a Porto Ercole e, una volta arrivate, far conoscere loro tutto il resto.
«Caravaggio deve fare da volano: deve essere valorizzato per far conoscere Porto Ercole e l’Argentario».
Il consigliere parla apertamente di “marketing del borgo di Caravaggio”: uno storytelling costruito intorno al nome più conosciuto, ma destinato a condurre il visitatore alla scoperta anche di Vecchietta, Francesco di Giorgio Martini, Agostino Chigi, Bernardo Buontalenti, Giovanni Camerini, Baldassarre Peruzzi, Chiappino Vitelli, Gian Giacomo Medici detto il Marignano e Piero Strozzi.
Un viaggio nella storia del borgo che dovrebbe culminare nel luogo legato alla morte del pittore.
Ed è all’interno di questa strategia che si inserisce anche l’annunciata esposizione dell’opera originale di Caravaggio proveniente da una collezione privata.
Nuovi spazi per raccontare la storia dell’Argentario
Nella replica c’è anche un altro progetto che riguarda il patrimonio culturale del promontorio.
Capitani spiega che il racconto della storia locale sarà affidato in parte alla Fortezza di Porto Santo Stefano, dove è prevista una nuova esposizione, e in parte agli ambienti dell’asilo Ricasoli, destinati a diventare un polo culturale dedicato anche alla storia di Porto Ercole.
Ma, secondo il consigliere, il problema più urgente resta un altro: rendere realmente accessibile il grande patrimonio architettonico dell’Argentario.
«Montanari parli della Rocca e di Forte Filippo»
Ed è proprio su questo terreno che Capitani porta lo scontro. Se Montanari voleva occuparsi di Porto Ercole, sostiene, avrebbe dovuto affrontare il problema della fruibilità delle fortificazioni.
Il consigliere denuncia che, nonostante l’esistenza di una convenzione, al Comune sarebbe di fatto impedito l’accesso sia alla Rocca sia a Forte Filippo, dove l’amministrazione possiede due spazi che non riuscirebbe a utilizzare.
Una situazione che Capitani attribuisce alle precedenti amministrazioni e che, sostiene, sarebbe stata ulteriormente complicata dalle restrizioni introdotte durante la pandemia.
La stoccata finale a Montanari
La conclusione è la parte più politica e personale della replica. Capitani invita Montanari a utilizzare la propria notorietà per contribuire alla battaglia sulla fruibilità delle fortificazioni di Porto Ercole.
E lo fa senza rinunciare all’ironia.
Il professore, scrive, potrebbe occuparsene «tra un bagno al Purgatorio, luogo quantomai adatto all’espiazione, un cinguettio e un’ospitata in tv», magari proprio dal suo «appartamento vista mare sul porto», diventando – secondo Capitani – «vittima inconsapevole degli stessi cliché che condanna».
Una polemica destinata probabilmente a non finire qui. Ma dalla disputa fra il professore e il consigliere emerge intanto una notizia concreta: Porto Ercole si prepara ad accogliere un’opera originale di Caravaggio.
E stavolta, almeno per qualche tempo, nel borgo dell’Argentario del Maestro non ci saranno soltanto il nome, le tracce della sua ultima storia e una tomba discussa: ci sarà anche un suo dipinto.




