VAL DI CORNIA. C’è chi, suo malgrado, ha dovuto acquistare e installare un’autoclave per riuscire a fronteggiare i problemi di pressione. E chi, nei giorni più caldi dell’estate, si è trovato con pochissima acqua dai rubinetti o addirittura completamente a secco.
La crisi idrica che ha interessato la Val di Cornia, con particolare intensità a San Vincenzo e Piombino, ha lasciato dietro di sé disagi, proteste e anche interrogativi sulla capacità del sistema di reggere condizioni che, tra caldo estremo, siccità e presenze turistiche, sembrano destinate a ripresentarsi.
Secondo i dati forniti da Asa, nei soli giorni 6 e 7 agosto a San Vincenzo sono state circa 320 le segnalazioni relative ai disservizi. Una seconda fase critica si è verificata tra l’11 e il 13 agosto, quando il gestore ha dovuto effettuare un limitato razionamento nelle ore pomeridiane e notturne. Nelle località costiere i consumi sono inoltre cresciuti di circa il 10% rispetto a livelli già elevati del 2025.
Ma dietro all’emergenza contingente c’è un problema più profondo. La rete è sottoposta da anni a forti pressioni, le falde hanno risentito dello sfruttamento della risorsa e in diversi punti le infrastrutture necessitano di manutenzione e sostituzione. Asa stessa ha spiegato che la situazione della Val di Cornia è il risultato di condizioni naturali, cambiamenti climatici e decenni di utilizzo intensivo della risorsa.
Piombino porta la questione all’AIT
Proprio per affrontare il problema in una prospettiva che vada oltre l’emergenza estiva, l’Autorità Idrica Toscana ha accolto la richiesta formalmente avanzata dal Comune di Piombino e ha inserito all’ordine del giorno del prossimo Consiglio direttivo il tema dell’approvvigionamento idrico della Val di Cornia.
La riunione è convocata per lunedì 14 settembre e dovrà servire ad analizzare le criticità del sistema e le possibili soluzioni.
«Avevo ritenuto necessario portare questa situazione all’attenzione di AIT dopo le difficoltà registrate durante l’estate, dalle carenze di pressione fino alle interruzioni del servizio, insieme a un problema ormai strutturale rappresentato dalla vetustà della rete e dalle perdite idriche», spiega il vicesindaco di Piombino Luigi Coppola.
L’obiettivo, sottolinea Coppola, è aprire un confronto che non si limiti alla gestione delle emergenze, ma affronti una strategia di medio e lungo periodo per la Val di Cornia. Tra le priorità indicate ci sono gli investimenti sulla rete, la riduzione delle dispersioni, una maggiore sicurezza dell’approvvigionamento e la capacità di affrontare sia i periodi di siccità sia i picchi stagionali della domanda.
San Vincenzo approva un ordine del giorno
Sul tema è intervenuto anche il consiglio comunale di San Vincenzo. Nella seduta di martedì 25 agosto è stato approvato a maggioranza, con 12 voti favorevoli e un’astensione, l’ordine del giorno presentato dal gruppo consiliare Officina San Vincenzo sulla «tutela della risorsa idrica e indirizzi per la gestione».
Il documento ribadisce la necessità di un utilizzo corretto della risorsa e di un sistema di gestione efficiente, in una fase in cui cambiamenti climatici e aumento dei costi energetici mettono sotto pressione la sostenibilità economica e ambientale del servizio.
L’urgenza della discussione è stata resa ancora più evidente dai disservizi verificatisi durante il picco delle presenze estive. A San Vincenzo, infatti, alla siccità e alle temperature elevate si sono sommati l’aumento dei consumi e diversi guasti alla rete, provocando riduzioni di pressione e interruzioni del servizio.
Il sindaco Paolo Riccucci ha chiesto per questo un tavolo tecnico con Asa e AIT, con l’obiettivo di analizzare le criticità e costruire un piano di miglioramento.
«La gestione della risorsa idrica è un tema fondamentale che diventerà sempre più urgente nella scala di priorità della Val di Cornia», ha sottolineato il sindaco, evidenziando come il territorio abbia bisogno di una maggiore disponibilità d’acqua proprio nei mesi in cui la risorsa è più scarsa, anche per sostenere le esigenze agricole e turistiche.
Durante il Consiglio comunale è stata inoltre manifestata la volontà di convocare una seduta tematica con la presenza di Asa, AIT e Consorzio di bonifica, per fare il punto sullo stato degli interventi e recepire gli indirizzi del Consiglio.
Federconsumatori: «Il turismo estivo è prevedibile»
A chiedere chiarezza sulla gestione dell’emergenza è stata nelle scorse settimane anche Federconsumatori Toscana, che ha sollecitato Asa a fornire dati precisi sulle utenze coinvolte, sulla durata dei disservizi, sulle cause delle riduzioni di pressione e sugli interventi effettuati.
L’associazione ha posto inoltre una domanda centrale: quanta dell’acqua immessa nella rete arriva effettivamente ai cittadini e quanta viene dispersa lungo il percorso?
Secondo Federconsumatori, infatti, il picco estivo non può essere considerato un evento imprevedibile. San Vincenzo e gli altri comuni costieri della Val di Cornia conoscono da anni un forte aumento della popolazione durante i mesi estivi e, di conseguenza, dei consumi. La programmazione del servizio dovrebbe quindi tenere conto di una situazione stagionale ampiamente prevedibile.
La questione della rete e degli investimenti
Il punto centrale della discussione resta dunque quello delle infrastrutture. Il sindaco Riccucci, nei giorni dell’emergenza, aveva parlato apertamente di un modello di gestione che «non ha funzionato», distinguendo però l’intervento immediato di Asa dalle responsabilità accumulate negli anni. Il tema, secondo il primo cittadino, è soprattutto quello della manutenzione e del rinnovo delle tubazioni: prima di chiedere ai cittadini di consumare meno acqua, occorre evitare che una parte della risorsa venga persa lungo una rete che presenta ancora numerose criticità.
Asa, dal canto suo, ha annunciato un programma di investimenti molto consistente. Per il solo 2026 sono previsti circa 60 milioni di euro, mentre il piano complessivo 2016-2031 supera il mezzo miliardo. Sono previsti interventi di distrettualizzazione e sostituzione delle condotte, opere finanziate anche attraverso il Pnrr e circa 4,5 milioni di euro destinati al recupero delle acque reflue. Resta però da capire quanto di questi investimenti interesserà concretamente le criticità della Val di Cornia e con quali tempi.
Il dissalatore dell’Elba e il progetto da 200 milioni per Piombino
Un altro elemento della strategia riguarda la riduzione della pressione sulle falde della Val di Cornia. Da circa trent’anni, infatti, una parte significativa dell’acqua destinata all’Isola d’Elba proviene dal continente, con circa 4 milioni di metri cubi all’anno trasferiti dalla Val di Cornia. Secondo Asa, questo ha contribuito nel tempo all’impoverimento della falda e all’avanzamento del cuneo salino.
Il dissalatore dell’Elba, ormai in fase di ultimazione, dovrebbe produrre circa 2,5 milioni di metri cubi aggiuntivi all’anno e consentire di ridurre i prelievi dalla Val di Cornia, soprattutto nei periodi di minore consumo sull’isola. Ma il progetto più ambizioso riguarda direttamente Piombino: Asa ha candidato ai bandi nazionali un dissalatore dal valore stimato di circa 200 milioni di euro. Il finanziamento, al momento, non è ancora certo. L’obiettivo sarebbe aumentare l’autonomia idrica del territorio e alleggerire ulteriormente la pressione sulla risorsa sotterranea.
Il ruolo del Comune di Piombino
Sul fronte politico, intanto, la Lista Ferrari Sindaco invita a distinguere il ruolo del Comune da quello di Asa. Piombino detiene il 4,747% del capitale sociale della società e, secondo la lista civica, questa partecipazione consente al Comune di prendere parte alla vita societaria ma non di determinare autonomamente le scelte di gestione, gli investimenti o la composizione degli organi della società.
«Attribuire all’Amministrazione comunale la possibilità di decidere direttamente investimenti, interventi, risorse e strategie di ASA significa confondere il ruolo di socio con quello di gestore», sostiene la Lista Ferrari Sindaco.
Allo stesso tempo, la lista rivendica l’attività svolta dall’Amministrazione sul piano politico e istituzionale, sottolineando come il Comune abbia sollecitato interventi e risposte di fronte alle criticità che hanno colpito il territorio.
È una distinzione destinata a essere centrale anche nel confronto del prossimo 14 settembre. Perché l’emergenza dell’estate ha ormai aperto una questione più ampia: come garantire alla Val di Cornia un sistema idrico capace di reggere contemporaneamente siccità, cambiamenti climatici, turismo e necessità produttive, senza trasformare ogni estate in una nuova emergenza.
Il Consiglio direttivo dell’AIT sarà quindi il primo banco di prova per capire se dalle richieste dei Comuni, dalle proteste dei cittadini e dalle promesse di investimento del gestore potrà nascere un piano organico per la sicurezza idrica del territorio.