PIOMBINO. Caldo estremo, consumi d’acqua cresciuti del 10%, presenze turistiche, falde impoverite e una rete costretta in alcuni punti a lavorare con pressioni elevate. Ma anche problemi strutturali che vengono da lontano e che, secondo Asa, potranno essere affrontati soltanto con investimenti importanti.
Dopo giorni di polemiche sulla tenuta del servizio idrico in Val di Cornia, soprattutto a San Vincenzo e Piombino, il gestore interviene con una lunga ricostruzione tecnica di quanto accaduto durante la prima metà di agosto.
Il primo punto fissato da Asa riguarda la fine dell’emergenza: dal pomeriggio del 14 agosto il servizio sarebbe tornato alla normalità e, secondo l’azienda, non sarebbero più arrivati reclami riconducibili ai disservizi dei giorni precedenti.
San Vincenzo, 320 segnalazioni in due giorni
I momenti più difficili sono stati il 6 e il 7 agosto, quando soltanto nel Comune di San Vincenzo Asa ha registrato circa 320 segnalazioni.
Una seconda fase critica si è verificata tra l’11 e il 13 agosto. In quei giorni il gestore ha dovuto effettuare un limitato razionamento dell’acqua nelle ore pomeridiane e notturne, registrando circa 30 segnalazioni al giorno.
Secondo Asa, alla base dell’emergenza c’è stata una combinazione di fattori.
All’inizio di agosto si sono registrati sette giorni consecutivi di caldo estremo, dopo un luglio particolarmente caldo. Temperature elevate e siccità avrebbero ridotto la disponibilità d’acqua nelle falde proprio mentre i consumi raggiungevano livelli eccezionali.
Nelle località costiere e a maggiore pressione turistica, secondo i dati forniti dall’azienda, il consumo d’acqua è aumentato del 10% rispetto ai livelli, già molto elevati, registrati nel 2025.
Campeggi e strutture ricettive hanno attinto di più dall’acquedotto
A incidere sarebbe stata anche la forte presenza turistica, accompagnata da un aumento del consumo pro capite provocato dalle alte temperature.
A questo si è aggiunto un altro fenomeno: la riduzione della disponibilità e il peggioramento qualitativo dell’acqua proveniente da alcuni pozzi privati avrebbero spinto campeggi e attività ricettive a utilizzare maggiormente l’acquedotto pubblico.
Una combinazione che ha ulteriormente aumentato la pressione sul sistema proprio nei giorni di maggiore richiesta.
Il problema dei piani alti a Piombino
Asa affronta anche una delle questioni che ha provocato maggiori proteste a Piombino: la difficoltà di approvvigionamento nei piani più alti di alcuni edifici.
Secondo il gestore, in città esistono condomini privi di autoclave o con serbatoi di accumulo collocati anche all’ottavo piano.
Per riuscire a servire queste utenze, spiega l’azienda, è necessario mantenere pressioni particolarmente elevate nella rete stradale, con il conseguente aumento del rischio di dispersioni.
«Per fronteggiare l’emergenza e garantire la continuità del servizio – spiega Mirco Brilli, direttore Lob del Servizio idrico integrato e gas – l’azienda ha messo in campo diverse misure strutturali e operative».
I tecnici Asa hanno lavorato 24 ore su 24 fino al ritorno alla normalità del 14 agosto, concentrandosi anche sulla ricerca e riparazione delle perdite, comprese quelle occulte.
Brilli sottolinea inoltre che nei punti di consegna a quota strada, anche durante i momenti più difficili, Asa avrebbe garantito pressioni superiori alla soglia minima prevista contrattualmente.
Una falda sfruttata per decenni
Ma per Asa l’emergenza di agosto è soltanto la manifestazione più evidente di un problema molto più profondo.
La Val di Cornia presenta infatti una situazione idrica particolarmente complessa, dovuta sia a caratteristiche naturali – come la presenza di boro e arsenico nelle falde – sia soprattutto allo sfruttamento della risorsa avvenuto nel corso dei decenni.
Il territorio ha sostenuto a lungo un’importante industria siderurgica, caratterizzata da un forte fabbisogno d’acqua, insieme a un’agricoltura altrettanto idroesigente.
A questo si aggiunge l’approvvigionamento dell’Isola d’Elba.
Da circa trent’anni una parte importante dell’acqua utilizzata sull’isola arriva infatti dalla Val di Cornia: circa 4 milioni di metri cubi ogni anno.
Secondo Asa, il risultato è stato un progressivo impoverimento della falda che ha favorito anche l’intrusione del cuneo salino, con una conseguente riduzione sia della quantità sia della qualità della risorsa disponibile.
Il dissalatore dell’Elba cambierà gli equilibri
Una parte importante della strategia per ridurre la pressione sulla Val di Cornia passa dal dissalatore dell’Isola d’Elba, ormai in fase di ultimazione.
«Tra gli interventi già realizzati – spiega l’amministratore delegato di Asa, Valter Cammelli – rientrano il rinnovo delle centrali, importanti opere di manutenzione, la distrettualizzazione delle reti e la realizzazione di impianti di potabilizzazione per ridurre la presenza di boro e arsenico e, soprattutto, il dissalatore dell’Elba».
Secondo Cammelli, l’impianto rappresenterà un passaggio decisivo per aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti, con i primi benefici attesi già dalla prossima stagione.
Dall’Elba 2,5 milioni di metri cubi d’acqua in più
Il nuovo impianto dovrebbe produrre circa 2,5 milioni di metri cubi d’acqua aggiuntivi, con effetti sia sull’Elba sia sulla Val di Cornia.
Il confronto aiuta a capire la dimensione dell’intervento: attualmente dal continente vengono trasferiti verso l’isola circa 4 milioni di metri cubi all’anno.
Ma il beneficio non riguarderà soltanto i mesi estivi.
Durante l’inverno, quando i consumi dell’Elba diminuiscono, il dissalatore permetterà di ridurre ulteriormente i prelievi dalla Val di Cornia.
L’obiettivo è dare finalmente alla falda la possibilità di recuperare dopo decenni di sfruttamento intenso, riducendo progressivamente l’emungimento.
Mazzei: «Il sistema resiste, ma serve l’aiuto di tutti»
Sulla strategia interviene anche Alessandro Mazzei, direttore dell’Autorità idrica toscana.
«Con Asa abbiamo programmato razionalmente le opere sul territorio – dice – e il dissalatore dell’Elba è strategico per ridurre i disagi sull’isola e sul continente».
Mazzei richiama anche gli effetti del cambiamento climatico e la necessità di intervenire sui consumi.
«Il cambiamento climatico ci pone di fronte a grandi sfide, ma il sistema idrico resiste. Serve l’aiuto di tutti nel consumare meno acqua e adeguare gli impianti privati. Stiamo anche progettando nuove opere per migliorare ancora le reti e il servizio a residenti e turisti».
Un dissalatore da 200 milioni per Piombino
Il progetto più ambizioso riguarda però direttamente Piombino.
Asa ha candidato ai bandi nazionali la realizzazione di un dissalatore da circa 200 milioni di euro, considerato dal gestore un’infrastruttura fondamentale per raggiungere una maggiore autonomia idrica del territorio.
Il finanziamento, tuttavia, non è ancora certo.
A questo progetto si aggiungono gli interventi per la distrettualizzazione delle reti e la sostituzione delle condotte, per decine di milioni di euro, oltre alle opere finanziate attraverso il Pnrr.
È previsto inoltre il potenziamento del recupero delle acque reflue in uscita dai depuratori, con investimenti per circa 4,5 milioni di euro.
Nel 2026 investimenti per 60 milioni
Per il solo 2026 Asa ha previsto 60 milioni di euro di investimenti.
Il piano complessivo per il periodo compreso tra il 2016 e il 2031 supera invece mezzo miliardo di euro.
Una cifra importante che, secondo l’azienda, dovrà però essere ulteriormente rafforzata per arrivare alla messa in sicurezza strutturale del sistema.
Ed è qui che entra in gioco anche il tema delle tariffe.
Asa sottolinea infatti che, per aumentare le attività di manutenzione e impiegare un numero maggiore di squadre e imprese sul territorio, sarà necessario un confronto in occasione della revisione biennale delle tariffe, sulla quale l’assemblea dei sindaci sarà chiamata a esprimersi entro la fine dell’anno.
Sarà quella, sostiene il gestore, una delle sedi nelle quali verranno definite le risorse realmente disponibili per finanziare gli interventi futuri.
«Serve un percorso condiviso»
Il presidente del Consiglio di gestione di Asa, Stefano Taddia, richiama infine alla collaborazione tra azienda, istituzioni e cittadini.
«Affrontare una sfida complessa come la gestione della risorsa idrica – dice – richiede un percorso condiviso e un dialogo costante tra gestore, istituzioni e cittadini».
Asa conferma quindi il proprio impegno sul territorio e la disponibilità al confronto con gli enti locali.
Dopo un Ferragosto segnato dai disagi e dalle proteste, il confronto si sposta così sul futuro: ridurre la pressione sulla falda della Val di Cornia, rinnovare le reti e trovare le risorse necessarie per evitare che condizioni climatiche sempre più estreme si trasformino nuovamente in un’emergenza per residenti e turisti.