Fotovoltaico, eolico e Bess: la Val di Cornia cerca di frenare i maxi impianti con il vincolo paesaggistico | MaremmaOggi Skip to content

Fotovoltaico, eolico e Bess: la Val di Cornia cerca di frenare i maxi impianti con il vincolo paesaggistico

L’accordo con la Soprintendenza approvato da cinque comuni della Val di Cornia punta alla dichiarazione di notevole interesse pubblico delle aree agricole. Pazzagli: «Il percorso è fermo da sei mesi, va ripreso»
Il nuovo impianto fotovoltaico a Suvereto con il paese sullo sfondo
Il nuovo impianto fotovoltaico a Suvereto con il paese sullo sfondo

VAL DI CORNIA. Nella discussione sulla crescente presenza di progetti per impianti fotovoltaici, eolici e sistemi di accumulo nelle campagne della Val di Cornia c’è un tema tecnico che rischia di passare in secondo piano, ma che potrebbe avere un peso decisivo: la tutela paesaggistica del territorio rurale.

Un percorso, in realtà, era già stato avviato dai Comuni della Val di Cornia insieme alla Soprintendenza. Ma, dopo l’approvazione degli atti nei rispettivi consigli comunali, sembra essersi fermato. A riportare l’attenzione sulla questione è il professor Rossano Pazzagli, storico del territorio, intervenuto sul progetto per la realizzazione a Suvereto di un impianto di accumulo elettrochimico di energia elettrica da 100 MW, attualmente all’esame del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Il caso del BESS di Suvereto

Il progetto, denominato BESS (Battery Energy Storage System), prevede un sistema di accumulo a cui si aggiungono le infrastrutture necessarie per la connessione alla rete. La proposta ha riacceso il dibattito sul consumo di suolo agricolo e sulla trasformazione del paesaggio della Val di Cornia.

Nelle osservazioni presentate al Mase, Pazzagli evidenzia come l’intervento rischi di interrompere il tessuto aziendale di alcune importanti realtà agricole, modificare la trama del paesaggio e incidere sulla biodiversità. A questo si aggiunge la questione dell’esproprio dei terreni agricoli e produttivi richiesto dalla società proponente.

Ma, secondo lo storico, il progetto pone anche un problema di coerenza con un percorso già avviato dalle amministrazioni locali proprio per rafforzare la tutela paesaggistica delle campagne.

L’accordo tra cinque Comuni e Soprintendenza

Tra gennaio e marzo 2026 i Consigli comunali di Piombino, San Vincenzo, Suvereto, Sassetta e Campiglia Marittima hanno infatti approvato uno schema di accordo per la tutela paesaggistica del paesaggio agrario della Val di Cornia, sottoscritto nell’ambito del percorso con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno.

Le delibere sono state approvate rispettivamente il 30 gennaio a Piombino, il 13 febbraio a San Vincenzo, il 17 febbraio a Suvereto, il 19 febbraio a Sassetta e il 6 marzo a Campiglia.

L’obiettivo dell’accordo è individuare gli ambiti del paesaggio rurale della Val di Cornia che meritano un rafforzamento delle strategie di tutela e avviare il procedimento per la dichiarazione di notevole interesse pubblico delle aree agricole, prevista dall’articolo 138 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, sulla base delle proposte della commissione regionale prevista dall’articolo 137.

Un possibile argine alla proliferazione degli impianti

È proprio questo il punto che Pazzagli invita a non trascurare. Il riconoscimento del notevole interesse pubblico del paesaggio rurale potrebbe infatti introdurre un livello di tutela paesaggistica più forte e diventare uno strumento concreto per governare la localizzazione dei nuovi impianti energetici.

La questione assume particolare rilevanza in una fase in cui la Val di Cornia è interessata da numerosi progetti. Il dibattito è ormai uscito dai singoli procedimenti e riguarda sempre più la necessità di una pianificazione complessiva del territorio. Anche nelle recenti proteste del Comitato Terre di Val di Cornia è stata chiesta alla Regione un’accelerazione proprio sul procedimento per l’apposizione del vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza.

«Perché il percorso si è fermato?»

Secondo Pazzagli, il problema è che dopo l’approvazione dell’accordo, ormai circa sei mesi fa, non sarebbero seguiti ulteriori passaggi pubblici significativi. «I Comuni hanno fatto il primo passo», è in sostanza la considerazione dello storico del territorio, ma adesso occorre proseguire rapidamente sulla strada indicata dall’accordo con la Soprintendenza.

La richiesta è quindi quella di riprendere il procedimento e arrivare alla definizione della proposta di tutela del paesaggio rurale. Un passaggio che, alla luce dei nuovi progetti energetici, assume un’importanza ancora maggiore. La domanda politica diventa dunque inevitabile: perché un percorso condiviso dai cinque Comuni e avviato con la Soprintendenza si è fermato proprio mentre sulla Val di Cornia continuano a concentrarsi nuovi progetti energetici?

Per Pazzagli, se l’obiettivo è davvero evitare quella che viene definita la «guerra dei campi», non basta intervenire progetto per progetto. Serve utilizzare fino in fondo gli strumenti di pianificazione e tutela già messi in campo dalle amministrazioni. Il tema è particolarmente attuale anche alla luce della crescente mobilitazione sul territorio: cittadini e comitati chiedono una pianificazione complessiva che eviti la concentrazione di grandi impianti, mentre le amministrazioni lamentano spesso tempi troppo stretti per valutare interventi complessi.

Ora, secondo Pazzagli, sarebbe il momento di trasformare quell’accordo in un procedimento concreto di tutela del paesaggio rurale della Val di Cornia.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su