ISOLA DEL GIGLIO. Cento metri di rete abbandonata sul fondo del mare. Una sorta di enorme coperta adagiata su uno scoglio e capace di continuare a pescare, giorno dopo giorno, anche se nessuno sarebbe mai tornato a recuperare quelle prede.
È la rete fantasma recuperata alle Scole Nord, all’Isola del Giglio, dai volontari dell’associazione Underwater Pro Tour. Un intervento delicato, portato a termine domenica 9 agosto, che ha permesso soprattutto di liberare una formazione ricoperta di coralligeno che era stata completamente avvolta dalla rete.
E quello che i subacquei hanno trovato sott’acqua ha mostrato ancora una volta quanto questi attrezzi da pesca abbandonati possano diventare pericolosi per l’ecosistema marino.
Tra le maglie c’erano infatti anche i resti di alcuni pesci, rimasti intrappolati senza possibilità di liberarsi.
Tre squadre di volontari per liberare il fondale
Per recuperare la rete è stata organizzata una vera e propria operazione subacquea, con l’appoggio di una barca diving e la partecipazione di tre squadre.
La prima è scesa sul fondale con il compito più delicato: staccare la rete dal coralligeno senza danneggiarlo, mettere in sicurezza l’attrezzo e segnalarne la posizione in superficie.
Una volta conclusa questa fase, è entrata in azione la seconda squadra di subacquei, che ha preparato la rete per riportarla in superficie utilizzando anche i palloni segnasub.
La terza squadra è invece rimasta sull’imbarcazione per seguire e coordinare le operazioni dall’alto. Soltanto quando tutti i subacquei sono tornati in sicurezza è stato completato il recupero.
Un lavoro di squadra che ha consentito di togliere dal mare circa 100 metri di rete e, soprattutto, di restituire lo scoglio alle condizioni naturali.
La rete continuava a pescare da sola
Cento metri possono sembrare pochi rispetto alle dimensioni di alcune reti utilizzate nella pesca professionale. Il problema, però, era dove quella rete era finita.
Aveva completamente avvolto uno scoglio ricoperto di coralligeno, uno degli habitat più preziosi e delicati del Mediterraneo.
Una rete persa o abbandonata non smette infatti di essere pericolosa nel momento in cui finisce sul fondo.
Continua a lavorare.
Le maglie possono imprigionare pesci e altri organismi marini che non saranno mai recuperati e sono destinati a morire. Allo stesso tempo la rete si deposita sulle formazioni sommerse, soffocandole e ostacolando la vita degli organismi che le popolano.
È il fenomeno della cosiddetta pesca fantasma, una minaccia particolarmente insidiosa proprio perché può proseguire a lungo senza che dalla superficie ci si accorga di ciò che sta accadendo.
L’appello: «Segnalate le reti perse in mare»
Da Underwater Pro Tour arriva quindi un appello rivolto a chi frequenta e lavora sul mare: segnalare le reti perse può consentire di intervenire prima che provochino danni ancora più importanti.
L’obiettivo è proteggere non soltanto i pesci e gli altri animali che rischiano di restare intrappolati, ma anche il coralligeno.
Si tratta di un habitat di grande valore naturalistico, tutelato nell’ambito della normativa europea per la conservazione degli habitat e dell’ambiente marino.
L’intervento alle Scole Nord arriva a poche settimane dalla conclusione di Onde Inclusive, l’iniziativa con la quale l’associazione aveva messo la subacquea al servizio dell’inclusione sociale. Stavolta i volontari sono tornati sott’acqua con una missione diversa: liberare un piccolo pezzo dei fondali del Giglio da una trappola che avrebbe potuto continuare a uccidere.
Perché cento metri di rete, quando vengono dimenticati sotto il mare, possono fare danni molto più a lungo di quanto si possa immaginare.
L’associazione ha infine ringraziato la Guardia costiera dell’Isola del Giglio per l’assistenza garantita in superficie durante le operazioni.





