PIOMBINO. Ottocento milioni di euro per porto, bonifiche e infrastrutture. Una zona franca doganale. Venti milioni per attirare nuove imprese. Bollette di luce e gas dimezzate. Altri fondi per produrre energia da fonti rinnovabili.
Non è un libro dei sogni scritto fuori dalle istituzioni. È il contenuto di un articolato pacchetto di misure per Piombino finito nel 2026 negli atti ufficiali del Parlamento.
Un piano che, sommando le diverse voci, arrivava a circa 870 milioni di euro, oltre agli stanziamenti pluriennali previsti per alcune misure.
Il punto, però, è un altro: quelle risorse non sono state stanziate.
Il maxi pacchetto è stato proposto in Parlamento, ripreso successivamente anche al Senato e richiamato in diversi atti politici. Ma non è entrato nella normativa definitiva.
E mentre per il rigassificatore è stata garantita la possibilità di continuare l’attività oltre la scadenza originariamente prevista, sul fronte delle compensazioni è rimasto, almeno sul piano normativo, un impegno decisamente più debole.
Gli 800 milioni per Piombino
La proposta più dettagliata è l’emendamento 9.01 al decreto Bollette, AC 2809, presentato alla Camera da Marco Simiani insieme a Simona Bonafè, Emiliano Fossi, Federico Gianassi, Marco Furfaro, Christian Di Sanzo, Laura Boldrini e Arturo Scotto.
Il testo prevedeva l’istituzione presso il ministero dell’Economia di un fondo da 800 milioni di euro per il solo 2026 destinato alle misure mitigatrici e compensative legate al rigassificatore di Piombino.
La proposta indicava anche esattamente dove sarebbero dovute andare le risorse.
Tra gli interventi previsti figuravano lo sviluppo dell’infrastruttura portuale, la messa in sicurezza della falda del Sin di Piombino, le bonifiche delle aree industriali e la rimozione dei cumuli presenti nell’area.
Ma non solo.
Nel piano c’erano anche lo sviluppo delle energie rinnovabili, il completamento delle infrastrutture stradali e in particolare del collegamento tra il porto e la strada statale 398, la valorizzazione dei parchi archeologici e del patrimonio culturale della Val di Cornia e persino la realizzazione di un gasdotto per la metanizzazione dell’Isola d’Elba.
Dentro anche Grosseto, Follonica, Scarlino e Castiglione
C’è un particolare particolarmente significativo anche per la provincia di Grosseto.
Tra i soggetti che avrebbero dovuto partecipare agli accordi di programma non c’erano infatti soltanto Piombino, la Regione Toscana e la Provincia di Livorno.
Nel testo erano indicati espressamente anche la Provincia di Grosseto e i Comuni di Follonica, Scarlino e Castiglione della Pescaia.
Il principio era quello di considerare gli effetti territoriali della presenza del rigassificatore su un’area più ampia rispetto ai soli confini comunali di Piombino.
Zona franca e credito d’imposta
Il pacchetto andava però molto oltre le opere pubbliche.
La proposta prevedeva infatti di estendere all’area di crisi industriale complessa di Piombino un credito d’imposta per gli investimenti e di istituire una vera e propria zona franca doganale.
Per queste misure veniva prevista una copertura fino a 30 milioni di euro a decorrere dal 2026.
L’obiettivo era evidente: usare la permanenza del rigassificatore come leva per ottenere condizioni fiscali ed economiche più favorevoli per tutto il territorio industriale.
Venti milioni per portare nuove aziende
Un altro capitolo riguardava direttamente l’occupazione.
Il ministero delle Imprese e il ministero del Lavoro, insieme alla Regione Toscana, avrebbero dovuto favorire l’insediamento di nuove attività nell’area di crisi.
I settori indicati erano numerosi: industria, turismo, commercio, servizi, agroalimentare e itticoltura.
Per il 2026 veniva indicato un tetto di spesa di 20 milioni di euro, con la possibilità di introdurre agevolazioni, semplificazioni e politiche attive del lavoro per la riqualificazione del polo industriale e dei suoi lavoratori.
La misura più clamorosa: bollette tagliate del 50%
La disposizione probabilmente destinata ad avere l’impatto più immediato sulla popolazione era contenuta nel comma dedicato alle tariffe energetiche.
Per imprese e cittadini residenti nell’area di crisi industriale complessa di Piombino era prevista una riduzione del 50% delle tariffe di energia elettrica e gas naturale.
Il beneficio avrebbe dovuto essere collegato alla permanenza del rigassificatore e avrebbe avuto un tetto di spesa di 10 milioni di euro all’anno dal 2026 al 2029.
In altre parole, il ragionamento politico era semplice: se Piombino ospita un’infrastruttura strategica nazionale per l’approvvigionamento energetico, una parte dei benefici deve ricadere direttamente sui cittadini e sulle imprese del territorio.
Altri 40 milioni per le rinnovabili
Un ulteriore fondo avrebbe dovuto sostenere la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili su terreni e immobili nel comune di Piombino.
La dotazione prevista era di 10 milioni di euro per ciascun anno dal 2026 al 2029.
Il decreto per la ripartizione delle risorse, nel testo della proposta, avrebbe dovuto essere adottato entro il 1° settembre 2026.
Ma quella scadenza oggi non produce alcun effetto, perché il fondo non è stato istituito.
Il piano non è diventato legge
Ed è questo il passaggio fondamentale.
Il pacchetto da centinaia di milioni compare chiaramente negli atti della Camera. Ma il testo definitivo del decreto-legge 11 marzo 2026 numero 32, convertito nella legge 8 maggio 2026 numero 71, non contiene il fondo da 800 milioni, la zona franca, la riduzione del 50% delle bollette né gli altri stanziamenti descritti nella proposta.
Di conseguenza, non esiste nemmeno il decreto da adottare entro il 30 aprile per dividere gli 800 milioni: quella data era contenuta in una proposta emendativa che non è entrata nell’ordinamento.
Il tema torna al Senato
La vicenda, però, non finisce con la mancata approvazione di quel testo.
L’8 aprile, in commissione al Senato, le compensazioni per Piombino tornano al centro del confronto.
In un atto parlamentare viene ricostruito espressamente un pacchetto di interventi del valore complessivo di circa 870 milioni di euro.
Si parla nuovamente di porto, bonifiche, rinnovabili, viabilità, parchi archeologici, gasdotto per l’Elba, investimenti industriali e riduzione del 50% dei costi energetici.
Nello stesso documento viene inoltre sostenuto che il Governo non avrebbe ancora dato seguito agli impegni precedentemente assunti sulle compensazioni.
L’ordine del giorno accolto, ma cambia tutto
Alla fine di aprile arriva un altro passaggio importante.
Il Senato accoglie l’ordine del giorno G/1832/4/8, riferito proprio al rigassificatore di Piombino.
Ma il testo approvato è molto più prudente rispetto alla formulazione iniziale.
L’impegno rivolto al Governo diventa infatti quello di valutare l’opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e con la fattibilità tecnico-economica, di riconoscere eventuali misure compensative per il territorio.
Scompaiono quindi le cifre precise, lo stanziamento da 800 milioni, le bollette dimezzate, la zona franca e l’elenco puntuale delle opere da finanziare.
L’ordine del giorno risulta ufficialmente accolto, ma si tratta di un impegno politico e non di uno stanziamento.
Da 870 milioni a un impegno a «valutare»
Ed è probabilmente qui che si misura la distanza maggiore.
Nel giro di poche settimane il Parlamento ha discusso un piano estremamente dettagliato che metteva sul tavolo centinaia di milioni di euro e vantaggi diretti per cittadini e imprese.
Alla fine, però, il risultato normativo è stato molto diverso.
Da una parte è stata garantita la continuità del sistema di rigassificazione attraverso il decreto poi convertito nella legge 71 dell’8 maggio 2026.
Dall’altra, sul fronte delle compensazioni a Piombino, l’atto politicamente più concreto rimasto è un ordine del giorno che chiede al Governo di valutare se e come riconoscerle.
Tra 870 milioni messi nero su bianco in una proposta parlamentare e un impegno a valutare eventuali misure, la differenza è sostanziale.
Ed è proprio su quella differenza che, dopo anni di presenza del rigassificatore nel porto, resta aperta la partita delle compensazioni per Piombino e per il territorio circostante.





