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L’invasore venuto dall’Atlantico: il granchio blu colonizza le acque della Val di Cornia

Dalle coste di Piombino alle riserve naturali di San Vincenzo, il famelico crostaceo alieno minaccia l’ecosistema marino e mette in ginocchio la pesca locale. Biologi e pescatori alleati: la difesa passa anche dalla tavola
Centinaia di granchi blu abitano le spiagge della Val di Cornia

VAL DI CORNIA. Ha chele sfumate di un azzurro intenso, quasi ipnotico, ma dietro la sua bellezza esotica si nasconde una delle minacce ecologiche più aggressive degli ultimi decenni per il nostro mare.

Il granchio blu (Callinectes sapidus), specie aliena originaria delle coste atlantiche dell’America, ha ormai stabilito una presenza fissa e preoccupante lungo il litorale della Val di Cornia, colonizzando con una rapidità impressionante le acque che vanno da Piombino a San Vincenzo.

La sua straordinaria capacità di adattamento, unita all’assenza di predatori naturali nei nostri mari, sta alterando i delicati equilibri biologici locali e mettendo a dura prova la marineria del territorio.

Un predatore implacabile nelle oasi della costa

La preoccupazione maggiore degli scienziati riguarda le aree umide e i tratti di mare protetti, ecosistemi vulnerabili che ospitano specie rare e protette. A Piombino, i riflettori sono puntati sulla riserva naturale e i pressi dell’Oasi WWF di Orti-Bottagone, una zona umida di fondamentale importanza per la sosta e la nidificazione degli uccelli migratori. 

Proprio in queste acque salmastre, habitat ideale per la riproduzione del crostaceo, la presenza del granchio blu rischia di decimare la fauna bentonica locale, composta da piccoli molluschi e crostacei di cui si nutrono i volatili.

Biologi e ricercatori monitorano costantemente la situazione, evidenziando come l’aggressività di questa specie, capace di tagliare con estrema facilità anche le reti da pesca più resistenti grazie a chele incredibilmente forti, stia letteralmente svuotando i fondali dei nostri golfi.

Il parere degli esperti: perché la spiaggia di Perelli è l’habitat ideale

Secondo gli esperti del settore, la conformazione geografica di alcune specifiche aree costiere favorisce enormemente la proliferazione di questo animale. Un esempio lampante è rappresentato dalla spiaggia di Perelli, situata nel tratto costiero tra Piombino e Riotorto.

Gli scienziati spiegano che questo specifico litorale offre un ambiente straordinariamente favorevole al granchio blu per via della sua immediata vicinanza alla foce del fiume Cornia e alle adiacenti aree umide costiere, due fattori che garantiscono quel costante apporto di acque salmastre che la specie predilige per il proprio ciclo vitale. A questo si aggiunge la presenza di ampi tratti di mare caratterizzati da fondali sabbiosi e fangosi, ideali per consentire al crostaceo di sotterrarsi e cacciare.

I dati scientifici e le osservazioni sul campo confermano che negli ultimi due-tre anni si è registrato un aumento verticale delle segnalazioni lungo l’intera Val di Cornia.

Le testimonianze della sua presenza si stanno moltiplicando non solo a Perelli, ma anche in altre note spiagge del golfo come Carlappiano e Mortelliccio, spingendosi in modo massiccio fin dentro il Golfo di Follonica. Giunto originariamente dall’Atlantico occidentale, questo predatore ha trovato nelle coste toscane una nuova patria ideale, complici soprattutto gli inverni ormai relativamente miti e una spaventosa abbondanza di cibo che ne accelera la crescita e la riproduzione.

Reti squarciate e raccolti distrutti: il grido d’allarme dei pescatori

Se l’ambiente soffre, l’economia della pesca non è da meno. Secondo quanto riportato dalla Coldiretti, i pescatori della costa, da San Vincenzo fino al porto di Piombino, segnalano danni quotidiani alle proprie attrezzature.

Il granchio blu non si limita a mangiare il pescato rimasto impigliato, ma distrugge le reti da posta e divora le esche, rendendo le uscite in mare economicamente insostenibili per le piccole imbarcazioni della pesca artigianale.

A farne le spese sono soprattutto le popolazioni autoctone di piccoli pesci, ma anche cozze e vongole, che rappresentano il cibo preferito di questo famelico predatore. La proliferazione incontrollata rischia di compromettere la biodiversità marina della Costa degli Etruschi.

La strategia del contenimento: se non puoi batterlo, cucinalo

Di fronte a un’invasione che appare ormai irreversibile, gli esperti suggeriscono che l’eradicazione totale sia impossibile e che l’unica strada percorribile sia il contenimento della specie attraverso la pesca intensiva.

In questa difficile partita, la gastronomia locale sta provando a fare la sua parte. Da qualche tempo, diversi chef del territorio e pescherie tra Piombino e San Vincenzo propongono il granchio blu come ingrediente per sughi e piatti gourmet.

La carne di questo crostaceo è infatti saporita, dolce e ricca di proprietà nutritive, molto simile a quella dell’astice o della grancevola. Incentivare il consumo alimentare del granchio blu non risolverà definitivamente il problema ecologico, ma rappresenta un modo intelligente per creare una micro-economia di sussistenza per i pescatori, trasformando, almeno in parte, una grave minaccia ambientale in una risorsa per il territorio.

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