La Cgil lancia l'allarme: «Grosseto è sulla soglia del non ritorno» | MaremmaOggi Skip to content

La Cgil lancia l’allarme: «Grosseto è sulla soglia del non ritorno»

Persi 11.500 lavoratori in 15 anni, redditi sempre più bassi e giovani costretti a lasciare la Maremma: l’analisi della segretaria Monica Pagni
Monica Pagni durante la sua relazione al Congresso
Monica Pagni durante una sua relazione a un Congresso (foto d’archivio)

GROSSETO. La crisi demografica sta trascinando con sé anche quella economica e la provincia di Grosseto è ormai “sulla soglia del non ritorno“. È questo il messaggio lanciato dalla segretaria della Camera del lavoro della Cgil, Monica Pagni, intervenuta lunedì 13 luglio all’assemblea generale del sindacato.

Secondo Pagni, se tutta la Toscana sta soffrendo la perdita di capacità produttiva in comparti storicamente forti, nel Grossetano la situazione è ancora più critica. A pesare sono la ridotta vocazione manifatturiera, la carenza di infrastrutture e il nanismo delle imprese, che la segretaria attribuisce anche alle scelte fiscali del Governo. Ma il fattore che negli ultimi anni ha inciso maggiormente è la crisi demografica.

Meno residenti, meno giovani e sempre meno lavoratori

Negli ultimi 15 anni la provincia ha perso 5.500 residenti, di cui 5.000 giovani tra zero e 14 anni, ma soprattutto 11.500 lavoratori attivi. Un calo che, secondo la Cgil, alimenta un circolo vizioso: diminuiscono le imprese, si riducono i residenti e cala anche il numero complessivo degli occupati.

A questo si aggiunge un progressivo abbassamento del reddito medio pro capite, con il lavoro sottopagato sempre più diffuso. In diversi Comuni, sottolinea Pagni, il reddito medio da pensione supera ormai quello da lavoro.

Lavoro povero e giovani che se ne vanno

Tra le cause indicate dalla Cgil ci sono l’aumento del lavoro stagionale, con una Naspi che “vale la metà della vecchia disoccupazione” ed è riconosciuta solo a chi rimane senza lavoro, a differenza della disoccupazione agricola, e la diffusione del part time involontario, particolarmente presente nel commercio e nel terziario, settori caratterizzati da un basso valore aggiunto.

Nel solo comune di Grosseto, dove vive oltre un terzo della popolazione provinciale e si concentra una parte consistente delle attività produttive, il 34% dei contribuenti dichiara meno di 15mila euro l’anno.

Una situazione che, secondo il sindacato, colpisce soprattutto donne, giovani e laureati, molti dei quali scelgono di lasciare la Maremma e l’Amiata per cercare opportunità di lavoro e carriera altrove.

Il peso di pensionati e dipendenti

La Cgil evidenzia anche come ormai il 90% dei redditi dichiarati in provincia provenga da lavoratori dipendenti e pensionati, mentre il lavoro autonomo, comprese le libere professioni, rappresenta appena il 10% del totale. Una distribuzione della ricchezza che, secondo Pagni, amplia le differenze tra le varie tipologie di reddito e incide anche sulle entrate fiscali che finanziano servizi e welfare.

Anche il capoluogo non sfugge a questa tendenza. Pur avendo registrato 2.782 residenti in più negli ultimi 15 anni, Grosseto ha perso 1.391 persone in età lavorativa, altrettanti giovani tra zero e 14 anni, mentre gli over 65 sono aumentati di 3.147 unità, con 1.300 ultraottantenni in più. Numeri che, secondo la segretaria, fanno pensare a un trasferimento di molti pensionati dai piccoli centri verso la città, favorito anche dal progressivo ridimensionamento dei servizi sanitari e del welfare nelle aree periferiche.

Energie rinnovabili e intelligenza artificiale

Nel suo intervento Pagni ha affrontato anche il tema dello sviluppo economico, invitando a superare lo scontro ideologico sulle energie rinnovabili. Per la Cgil è necessario programmare lo sviluppo di impianti eolici, fotovoltaici e idroelettrici, prendendo atto che il percorso della transizione energetica è ormai segnato.

Un altro capitolo riguarda il cambiamento del mondo del lavoro, che la segretaria ha definito epocale. L’intelligenza artificiale, ha spiegato, sta modificando profondamente ogni settore produttivo, citando come esempio il Giappone, dove gli esoscheletri stanno diventando una produzione di massa per migliorare la qualità della vita di una popolazione sempre più anziana.

«Serve più pragmatismo»

Pagni ha ricordato come la Cgil abbia già sottoscritto accordi per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per la formazione permanente dei lavoratori e per introdurre il cosiddetto diritto alla disconnessione.

Secondo il sindacato, però, in provincia di Grosseto molte aziende continuano a puntare soprattutto sulla riduzione del costo del lavoro per aumentare la competitività, contribuendo così alla fuga dei giovani più qualificati.

Per invertire la rotta, conclude la segretaria, occorre puntare su occupazione di qualità, rafforzare un comparto manifatturiero ad alto valore aggiunto e affrontare con pragmatismo anche il tema della tassazione patrimoniale. Pagni ha richiamato come esempio la riforma dell’Ente Maremma voluta negli anni Cinquanta da Amintore Fanfani, che attraverso l’esproprio di 178mila ettari di terreni nella sola provincia di Grosseto contribuì alla modernizzazione dell’agricoltura.

«Meno furore ideologico e più pragmatismo – conclude Pagni – altrimenti il rischio è quello di rassegnarsi a un declino economico e sociale inesorabile».

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati