GROSSETO. La scomparsa di Igor Protti ha colpito come un macigno il mondo del calcio. Quello passato, vero, che si è incuneato nei ricordi tra il fango dei campi, la pioggia e la neve, il sudore, il profumo d’olio canforato dello spogliatoio, gli scarpini neri, i peli sulle gambe. Un calcio da ricordare, sempre.
«Sono uno di voi»
Don Giuseppe Benedetti, vicario parrocchiale della Cattedrale, porta con sé uno zaino gonfio di quello che è stato Protti, fuori e dentro lo stadio, da dove ha voluto estrarre delle autentiche pepite d’oro la cui luminosità è pari all’umanità seminata dall’attaccante.
«L’ho conosciuto nella nazionale preti – ricorda commosso Giuseppe – mi colpì immediatamente la sua naturale umiltà. Rispondeva sempre presente arricchendo la squadra di valori umani, che ci rendevano felici di averlo accanto. Arrivava con la macchina personale, non accettava nessun rimborso spese, rifiutava la maglia numero 10 e la fascia di capitano dicendo solo “sono uno di voi”, una frase che ancora mi risuona nelle orecchie».
L’occhietto di Igor
«Indelebili le amichevoli giocate nel carcere di Rebibbia e all’istituto penitenziario di massima sicurezza di Parma. Emozioni fortissime, istanti di grande intensità. Igor li viveva con la sua innata semplicità di uomo capace di assimilare quelle emozioni mettendole nel suo bagaglio di vita. A Rebibbia perdevamo 3-0 contro un avversario molto forte. Intorno c’erano le torrette di vigilanza a incutere qualche timore. Gli andai vicino, lo guardai negli occhi dicendo “pensaci tu”. Mi fece l’occhietto. Dopo pochi minuti eravamo 3-3 grazie ai suoi tre gol. Erano amichevoli ma nessuno voleva perdere. Questo era Protti».
Adorava la maglia azzurra
Don Giuseppe prosegue aprendo ancora lo zaino. «Giocavamo con la maglia azzurra, nello spogliatoio lui la guardò, sorrise, ci guardò con gli occhi umidi dicendo: “Sono stato capocannoniere in serie C, in B e anche in A. Solo voi mi date la possibilità di indossare i colori della nazionale. Grazie”. Non potevamo fare altro che applaudirlo».
«Quando ci allenava il sanvincenzino Enzo Bellucci, grande amico di Walter Mazzarri mister della Sampdoria, si andò a Bogliasco. Era un giovedì, giorno della partitella, noi eravamo gli avversari. C’era anche Cassano nella Samp, noi avevamo Protti. Impossibile dimenticare quel pomeriggio».
Don Giuseppe chiude lentamente lo zaino: «Ciao campione, sei partito troppo presto. La tua umanità resterà per sempre la nostra bandiera, un simbolo da sventolare in ogni campo di gioco. Ciao, ti ricorderemo per sempre».