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Piombino, nuovo impianto per trattare plastiche e vetroresine: i comitati chiedono la Via

Il Comitato Salute Pubblica e il Comitato La Piazza della Val di Cornia contestano il progetto della Get Energy a Montegemoli: «Troppi impianti, servono tutte le verifiche ambientali»
L’area industriale di Montegemoli

PIOMBINO. Un nuovo impianto per il trattamento di plastiche e vetroresine previsto nella zona di Montegemoli riaccende il dibattito sull’equilibrio tra sviluppo industriale e tutela della salute.

A sollevare dubbi e preoccupazioni sono il Comitato Salute Pubblica e il Comitato La Piazza della Val di Cornia, che hanno presentato osservazioni alla Regione Toscana chiedendo che il progetto venga sottoposto a una completa Valutazione di impatto ambientale.

Il progetto della Get Energy a Montegemoli

La società Get Energy ha presentato alla Regione Toscana il progetto per realizzare un impianto di dissociazione molecolare pirolitica destinato al trattamento di plastiche e vetroresine, con produzione di energia.

Secondo i comitati, tuttavia, la funzione prevalente dell’impianto sarebbe quella dello smaltimento dei rifiuti, mentre la produzione energetica rappresenterebbe un’attività secondaria.

L’impianto dovrebbe sorgere nell’area del Piano degli insediamenti produttivi di Montegemoli, terreno che il Comune di Piombino ha venduto alla società per consentire la realizzazione del progetto.

«Impianto troppo vicino alle abitazioni»

Nelle osservazioni inviate alla Regione Toscana, i comitati sottolineano come l’area sia fortemente antropizzata. Il futuro impianto si troverebbe infatti vicino alle abitazioni e ai centri abitati di Colmata, Montegemoli, Fiorentina e Poggio all’Agnello, oltre a trovarsi a poche centinaia di metri dalla strada di accesso alla città e alle spiagge.

A regime, secondo i dati riportati dai comitati, l’impianto riceverebbe 17.520 tonnellate di rifiuti all’anno, che verrebbero stoccati in depositi interni ed esterni.

Tra le principali preoccupazioni vengono evidenziati i rischi legati a eventuali incendi nei depositi dei materiali. I comitati ricordano i recenti episodi verificatisi a Vicopisano e Mantova, che hanno provocato grandi colonne di fumo e allarme tra la popolazione.

«Emissioni che si aggiungerebbero a quelle già esistenti»

Un altro aspetto evidenziato riguarda il possibile effetto cumulativo delle emissioni. Secondo i comitati, infatti, il nuovo impianto si sommerebbe alle attività già presenti sul territorio, come Wecologist, le discariche, la centrale termoelettrica e il rigassificatore.

A queste si aggiungerebbero, in prospettiva, anche le emissioni previste dalla futura acciaieria elettrica.

«Le emissioni del dissociatore, pur nei limiti di legge, andrebbero a sommarsi a quelle di un’area già delicata dal punto di vista ambientale e sanitario», sostengono i rappresentanti delle associazioni, richiamando anche le criticità evidenziate dallo Studio Sentieri.

La richiesta: «Attivare almeno la Via»

I cittadini possono presentare osservazioni alla Regione Toscana fino al 4 luglio, nell’ambito della procedura avviata dalla società per ottenere la non assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale.

Per il Comitato Salute Pubblica e il Comitato La Piazza della Val di Cornia, invece, proprio la delicatezza del contesto richiede un esame approfondito.

«Questo territorio e la sua comunità meritano il massimo rispetto e l’applicazione rigorosa di tutte le tutele previste dalla legge», scrivono i comitati, che chiedono alle autorità competenti di valutare con attenzione l’idoneità del progetto e il suo impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

Secondo le associazioni, sviluppo economico e occupazione devono procedere di pari passo con la tutela dell’ambiente, della sicurezza e della salute pubblica, mantenendo alta l’attenzione su un territorio che, a loro giudizio, «non merita altri impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti».

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