PORTO ERCOLE. C’è un luogo in Maremma dove il jet set internazionale ha cambiato per sempre il modo di vivere la notte. Un posto dove si incrociavano reali, star di Hollywood, artisti, scrittori, politici e musicisti. Dove Jacqueline Kennedy cercava rifugio dai paparazzi, Charlie Chaplin lasciava mance da capogiro e Franco Califano trovava amici pronti a sostenerlo nei momenti più difficili.
Quel luogo era il King’s Club di Cala Galera, a Porto Ercole. E oggi quella storia straordinaria diventa un docufilm arrivato su Prime Video martedì 26 maggio: “Jet set – Da Cortina a Porto Ercole”, firmato da Maurizio Amadio, storico dj del locale dal 1990 al 2011.

Una storia incredibile, nata tra le rocce dell’Argentario, che ha trasformato Porto Ercole nella capitale segreta dell’élite internazionale.
Il King’s Club e la nascita della notte moderna
Il documentario racconta l’intuizione visionaria di Ascanio Palchetti, imprenditore fuori dagli schemi, pilota di go-kart e autentico pioniere del divertimento italiano.
Dopo aver creato a Cortina d’Ampezzo il primo locale italiano dove i dj – inizialmente tutte donne – sostituirono le orchestre dal vivo, Palchetti portò la sua idea rivoluzionaria all’Argentario.
Nacque così il King’s Club di Cala Galera, inaugurato l’8 luglio 1967: ristorante, bar, stabilimento e discoteca insieme. Ma soprattutto la prima discoteca all’aperto del mondo, come ricorda Amadio nel docufilm.
Un luogo destinato a entrare nella leggenda.
Porto Ercole, quando il jet set mondiale scoprì la Maremma
Per capire il successo del King’s bisogna tornare agli anni in cui Porto Ercole diventò il rifugio esclusivo del jet set internazionale.
Tutto cambia nel dopoguerra, quando l’archeologo americano Frank Brown avvia gli scavi dell’antica città di Cosa e della villa di Santa Liberata. Inizia così l’arrivo degli intellettuali americani in Argentario.

La giornalista e scrittrice Eleanor Clark si trasferisce nella fortezza che domina il mare insieme al compositore Aleksey Haieff, mentre il marito John Hersey, premio Pulitzer, ritrova lì la sua ispirazione.
Poi arrivano scrittori, critici, artisti e musicisti. Ma sono soprattutto due donne a trasformare Porto Ercole in un mito internazionale: la marchesa Lilly Gerini e Maria Rita Guglielmi, regine di feste leggendarie tra serate di gala e ricevimenti senza limiti.
Jacqueline Kennedy, Charlie Chaplin e la regina d’Olanda
Il docufilm di Amadio è un viaggio dentro un’epoca irripetibile.
La nipote di Giuseppe Borghese, Giovanna Borghese, racconta come la famiglia reale d’Olanda fu tra le prime a comprare terreni a Porto Ercole, costruendo la residenza estiva chiamata “L’Elefante felice”.

La regina passeggiava in paese, parlava con la gente, beveva nei locali del porto. E proprio al King’s, il tavolo d’angolo doveva restare sempre libero per lei.
Poi c’è la storia incredibile di Jacqueline Kennedy, arrivata all’Argentario dopo l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy per sfuggire ai fotografi.
Per proteggerla venne addirittura chiusa la strada panoramica. A raccontarlo è proprio Giovanna Borghese, alla quale la first lady telefonò chiedendo ospitalità. «Non potevo farla venire a casa mia – ricorda – Decidemmo di darle una villa a Porto Ercole, che fu costruita in tempi record».
Per costruire la villa rosa, su commissione di Alessandro Borghese, Primo Capitani assoldò una squadra di operai mai vista. In 10 giorni, la villa era pronta. «Andai dal prefetto – ricorda Borghese nel docufilm – per fargli presente che Jackie aveva bisogno di tranquillità. La panoramica fu chiusa».

E ancora Charlie Chaplin, Burt Lancaster, Raffaella Carrà, Ornella Vanoni, Marta Marzotto e Renato Guttuso, tutti passati tra Porto Ercole, il Pellicano e il King’s.
Il Pellicano, Life e l’esplosione del mito Argentario
Nel frattempo la famiglia Graham costruisce l’hotel Il Pellicano, destinato a diventare uno degli alberghi più famosi al mondo.
Quando il resort finisce sulle pagine della rivista americana Life, Porto Ercole esplode definitivamente sulla scena internazionale.
La costa dell’Argentario si trasforma in un paradiso esclusivo fatto di motoscafi, sci nautico, ville mozzafiato e notti infinite.
Ed è in questo clima che nasce il King’s Club.
Califano, Baglioni e l’Oscar europeo della discoteca
Con la gestione di Brunero Galeotti, il King’s diventa il cuore della notte italiana. Arrivano artisti come Paolo Conte, Ivan Graziani, Piero Ciampi, Claudio Baglioni e Alan Sorrenti. Serate leggendarie che trasformano Cala Galera in una delle mete più ambite d’Europa.

Nel 1976, quando Franco Califano viene travolto da un’inchiesta per droga, Galeotti organizza una serata speciale in suo sostegno.
Un anno dopo arriva il riconoscimento più clamoroso: nel 1977 il King’s vince l’“Oscar” come migliore discoteca d’Europa.
Il docufilm di Maurizio Amadio conquista Prime Video
La storia del King’s oggi rivive grazie al lavoro di Maurizio Amadio, dj storico del locale e autore del docufilm. «Attraverso l’Università di Siena avevo iniziato a frequentare un corso alla scuola di cinema di Grosseto con il regista Francesco Falaschi – racconta – Studiando Scienze storiche del patrimonio culturale proposi di fare un documentario sul King’s». Amadio, tre anni fa, aveva anche lanciato anche una petizione per salvare il King’s dalla demolizione. Ora al posto della mitica discoteca, sta nascendo un resort di lusso.
Un progetto nato quasi per caso e diventato un viaggio lungo anni alla ricerca di fotografie, testimonianze e materiali spesso introvabili. «L’università mi ha imposto di verificare le fonti in maniera rigorosa – spiega Amadio – Ho girato in lungo e in largo l’Italia e ora ho un tesoro. Le immagini di quell’epoca che Palchetti aveva lasciato alla moglie Lucia Gidoni e che lei mi ha donato».
Il documentario, disponibile su Prime Video dal 26 maggio, dura un’ora e venticinque minuti e racconta una Maremma che il mondo intero guardava con stupore.
E Amadio lascia già aperta una nuova porta: un secondo docufilm dedicato agli anni ’80 e ’90 del King’s, quelli segnati dall’epoca di Natalino Galgani.





