Follonica, bufera in consiglio comunale: «I centri antiviolenza sono di sinistra» | MaremmaOggi Skip to content

Follonica, bufera in consiglio comunale: «I centri antiviolenza sono di sinistra»

Polemica durante il consiglio comunale sul Ddl stupri: opposizione all’attacco dopo la frase pronunciata dai banchi della maggioranza e il voto contrario all’ordine del giorno presentato in aula
Il consiglio di Follonica
FOLLONICA. «I centri antiviolenza sono di sinistra». La frase è arrivata chiara e distinta dai banchi della maggioranza durante la seduta del consiglio comunale di Follonica di ieri, mercoledì 20 maggio. In quel momento in aula si stava discutendo un ordine del giorno sul Ddl stupri presentato dall’opposizione.

Da mesi in Senato si susseguono le riunioni del gruppo voluto dalla relatrice e presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, per modificare il reato di violenza sessuale dopo il dietrofront sul testo approvato all’unanimità alla Camera il 19 novembre 2025 relativo all’articolo 609-bis del codice penale.

Durante la discussione di quello che in Italia è oggi un tema enorme, il consiglio comunale di Follonica ha però dato uno spaccato di totale disinteresse.

La frase che ha scatenato il dissenso dei consiglieri di opposizione, e che ha avuto un’eco tra le associazioni del territorio, è stata soltanto l’apice di una catena di criticità.

«Sindaco assente e silenzio della giunta»

«Un tema sul quale i centri antiviolenza, le associazioni e le operatrici che ogni giorno raccolgono il dolore delle vittime stanno lanciando un allarme chiarissimo: sostituire il concetto di consenso con quello di dissenso è un passo indietro pericoloso – afferma la consigliera Mirjam Giorgieri – Eppure, davanti a tutto questo, il sindaco era assente. L’assessora alle pari opportunità in silenzio. La commissione pari opportunità in silenzio. Poi è successo qualcosa che fa ancora più male: è mancato di nuovo il numero legale. Mentre si parlava di violenza sessuale. Mentre si parlava di diritti, di tutela, di cultura del rispetto».

Quando in aula è poi tornato il numero legale e si è potuto votare, il consiglio ha respinto l’ordine del giorno.

La frase fuori microfono

Il momento più duro della seduta è stato però quello della frase pronunciata fuori dai microfoni, ma ascoltata dai presenti: «I centri antiviolenza sono di sinistra».

«Nel momento in cui ricordavo che la contrarietà a questo Ddl arriva proprio dai centri antiviolenza e da chi ogni giorno sostiene concretamente le donne vittime di violenza, dai banchi della maggioranza è arrivata una frase agghiacciante – prosegue Giorgieri – Come se il sostegno alle donne fosse una bandiera politica. Come se ascoltare chi combatte la violenza ogni giorno fosse un problema ideologico. Come se il lavoro delle volontarie, delle operatrici, delle associazioni potesse essere liquidato con una battuta sprezzante detta sottovoce in aula».

«Ci sono momenti in cui la politica dovrebbe fermarsi e avere il coraggio di stare dalla parte giusta. Ieri mattina invece abbiamo assistito a qualcosa di irricevibile: silenzi, assenze e un voto compatto contro le donne solo per dimostrare la compattezza di una maggioranza che ha ormai abbandonato ogni tratto di civismo».

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