“Bagni woke” all’Its Eat, Rossi attacca i wc gender neutral, Limatola risponde: «L'inclusione non è solo una parola da convegno» | MaremmaOggi Skip to content

“Bagni woke” all’Its Eat, Rossi attacca i wc gender neutral, Limatola risponde: «L’inclusione non è solo una parola da convegno»

Scontro totale nella città che si prepara al Gay Pride: il deputato di FdI contro i bagni inclusivi della Cittadella dello studente. Ma sui social è bufera contro di lui
I bagni gender neutral dell’Its Eat e da sinistra Francesco Limatola e Fabrizio Rossi

GROSSETO. A Grosseto bastano due porte di un bagno per incendiare il dibattito politico cittadino. E trasformare una scelta rimasta inosservata per oltre un anno in un caso destinato a diventare virale.

Al centro della polemica ci sono i bagni gender neutral realizzati all’interno della sede dell’Its Eat, l’istituto tecnologico superiore dedicato a enogastronomia, accoglienza e turismo, ospitato negli spazi dell’ex centro per l’impiego ristrutturati grazie ai fondi del Pnrr e messi a disposizione dalla Provincia di Grosseto.

Sulle porte dei servizi igienici non compaiono soltanto i classici simboli uomo-donna o quello dedicato alle persone con disabilità. Accanto ci sono anche adesivi ironici: una donna incinta, Batman, un alieno, una sirena, un uomo con la gonna, R2-D2. Un linguaggio visivo pensato per parlare agli studenti e trasmettere il concetto di inclusione e accessibilità universale.

Quegli adesivi sono lì da oltre un anno. Nessuno aveva sollevato polemiche. Nemmeno durante l’inaugurazione ufficiale degli spazi, alla quale partecipò anche l’assessore alla Cultura Luca Agresti, esponente del centrodestra.

Poi, martedì 19 maggio, è scoppiato il caso.

Il post di Fabrizio Rossi incendia i social

A far partire la bufera è stato un post pubblicato su Facebook dal deputato grossetano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi, che ha condiviso la foto delle porte dei bagni scrivendo: «Direbbe il poeta: non so se il riso o la pietà prevale. Provincia di Grosseto, cittadella dello studente».

 

Nel giro di poche ore il post è diventato virale, scatenando centinaia di reazioni, ironie e prese di posizione. Ma leggendo i commenti emerge un dato: sono molti di più quelli che criticano l’uscita del parlamentare rispetto a chi gli dà ragione.

C’è chi parla di «crociate da toilette», chi accusa la politica di usare temi identitari per distrarre dai problemi reali della città, chi sottolinea come i bagni gender neutral siano normalità in molti Paesi europei. E c’è anche chi ironizza: «A nessuno interessa cosa sei dentro il bagno».

Altri utenti ricordano il degrado delle strade, i parchi pubblici senza manutenzione e gli impianti sportivi mancanti, accusando Rossi di concentrarsi su una polemica considerata secondaria.

Non mancano ovviamente i commenti favorevoli al deputato di FdI, con utenti che parlano di «ridicolo», «follia woke» e «teorie gender». Ma il clima prevalente sui social appare decisamente più critico verso il parlamentare che verso la scelta dell’Its Eat.

Limatola replica: «L’inclusione è rispetto»

Durissima la risposta del presidente della Provincia Francesco Limatola. «L’onorevole Rossi dovrebbe preoccuparsi un po’ di più di dare risposte ai territori e un po’ meno di inseguire un maldestro tentativo di fare il fenomeno sui social», ha scritto, anche lui su Facebook.

 

Limatola ha difeso apertamente la scelta dell’Its Eat: «Quegli spazi sono stati realizzati con un’idea semplice ma importante: fare in modo che ogni persona possa sentirsi accolta, rispettata e libera di vivere un ambiente formativo senza disagio o discriminazioni».

E ancora: «L’inclusione non è uno slogan buono per i convegni. È cultura del rispetto. Ed è fatta anche di gesti concreti».

Il presidente della Provincia ha poi precisato che la decisione sui bagni non è stata presa dalla Provincia ma direttamente dall’Its Eat, scelta che però dice di condividere pienamente.

«Quando all’inaugurazione ho visto quelle porte mi era piaciuta la scelta – aggiunge – Attaccare una decisione del genere significa trascinare indietro la città».

Rossi rilancia: «Pd schiavo del woke»

La polemica, però, non si è fermata.

Con una nuova nota, Fabrizio Rossi ha accusato Limatola di essere «suddito della cultura woke» e di voler trasformare «le porte di un gabinetto in una crociata ideologica».

Nel duro attacco politico il deputato di Fratelli d’Italia parla di «teorie gender», «ideologia radical chic» e «animaletti strani» riferendosi ai simboli comparsi sulle porte dei wc.

Secondo Rossi, la Provincia dovrebbe concentrarsi «su viabilità, edilizia scolastica e strutture fatiscenti» invece che sui cartelli dei bagni.

Tutto mentre Grosseto si prepara al Toscana Pride

La polemica esplode a poche settimane da uno degli appuntamenti più attesi dalla città. 

Il prossimo 13 giugno, infatti, Toscana Pride 2026 arriverà proprio a Grosseto, che ospiterà la grande manifestazione regionale LGBTQ+. È la seconda volta che la città di Canapone ospita la manifestazione. La prima edizione fu infatti organizzata in città nel 2004, quando la città era governata da Alessandro Antichi, primo sindaco di centrodestra della Toscana dalla nascita della Repubblica.

Uomo laico e di larghe vedute, fu ben felice, lui che era ed è ancora in Forza Italia, di ospitare il Toscana Pride e di dargli il patrocinio. Ma così non la pensava il suo vice, Andrea Agresti (An) che, supportato da uno scatenato vescovo Giacomo Babini, voleva addirittura organizzare un “contro-pride dei normali”, come lo definì.

Antichi, naturalmente, come era nel suo stile, andò avanti. Agresti, da parte sua si rassegnò e, con lui, Babini. Il contro-pride non venne mai fatto. La città accolse gli oltre 20.000 partecipanti dimostrando la sua anima aperta all’accoglienza del nuovo e del differente dal comune sentire.

E forse è proprio questo il punto.
Perché dietro la guerra social sui “bagni woke”, sugli alieni disegnati sulle porte o sugli adesivi gender neutral, non c’è davvero un bagno. Non c’è nemmeno un cartello.

C’è qualcosa di molto più profondo: la difficoltà, tutta politica e culturale, di fare i conti con una società che cambia.

 

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