GROSSETO. Per mesi in quella casa il clima sarebbe stato fatto di urla, tensione e paura. Litigi improvvisi, minacce, aggressioni e continue richieste di aiuto ai carabinieri. Una spirale di violenza familiare che ha portato un giovane grossetano di 27 anni, difeso dall’avvocato Thomas Vignoli, davanti al tribunale con l’accusa di maltrattamenti nei confronti dei genitori e dei fratelli.
La vicenda si è conclusa con un patteggiamento e con una scelta precisa del tribunale: niente carcere immediato, ma un percorso obbligatorio di recupero e reinserimento, dopo che nel frattempo in famiglia sarebbe arrivata una riconciliazione.
Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Grosseto, Giuseppe Coniglio, ha applicato una pena di un anno, quattro mesi e venti giorni di reclusione, concedendo la sospensione condizionale subordinata alla frequenza di un programma terapeutico e a lavori di pubblica utilità.
Le accuse e gli episodi contestati
Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, il giovane avrebbe mantenuto per lungo tempo comportamenti aggressivi e intimidatori nei confronti dei familiari conviventi, creando un clima costante di forte tensione all’interno dell’abitazione.
Tra gli episodi contestati compaiono insulti, minacce di morte e aggressioni fisiche. In una circostanza, durante alcuni lavori in un cantiere edile, avrebbe colpito il padre con un pugno al termine di una discussione.
La situazione sarebbe poi peggiorata nei mesi successivi. In un altro episodio avvenuto nell’abitazione di famiglia, il giovane avrebbe aggredito la madre, mentre i fratelli sarebbero intervenuti per fermarlo. Durante quei momenti sarebbero stati anche danneggiati alcuni oggetti presenti in casa e uno dei fratelli sarebbe stato colpito al volto.
La lite scoppiata per una luce accesa
Uno degli episodi più gravi sarebbe nato per un motivo banale. All’alba, uno dei fratelli avrebbe acceso la torcia del cellulare per cercare le chiavi, svegliando il giovane. Da lì la discussione sarebbe rapidamente degenerata fino alle botte.
Il fratello riportò un lieve trauma cranico con una prognosi di cinque giorni e decise di presentare denuncia. Dopo quell’episodio il giovane venne allontanato dall’abitazione familiare.
Nonostante il divieto di avvicinamento, si sarebbe poi presentato nuovamente sotto casa dei genitori chiedendo di entrare e tornando a minacciare il padre. Anche in quel caso intervennero i carabinieri.
La riconciliazione e il percorso imposto dal giudice
Nel corso del procedimento, però, qualcosa sarebbe cambiato nei rapporti familiari. Il fratello ha ritirato la querela e il giudice ha riconosciuto il percorso di ravvedimento del giovane e la ritrovata riconciliazione all’interno della famiglia.
Una scelta che ha inciso sulla concessione delle attenuanti e della sospensione della pena, pur senza cancellare la gravità degli episodi contestati.
Il tribunale ha comunque imposto un preciso programma di recupero. Il giovane dovrà frequentare per almeno dodici mesi il Sam, il centro di ascolto per uomini maltrattanti gestito dal Coeso-Società della Salute di Grosseto, con incontri almeno due volte a settimana.
Inoltre dovrà svolgere quattro mesi di lavori di pubblica utilità per un’associazione del territorio, con un massimo di sei ore settimanali sotto la supervisione di un tutor.



