Ombrone, il grande fiume della Maremma: la storia che ha cambiato Grosseto | MaremmaOggi Skip to content

Ombrone, il grande fiume della Maremma: la storia che ha cambiato Grosseto

Dalle colline senesi al mare: viaggio nella storia del fiume che ha costruito la Maremma moderna
L'Ombrone in golena e, sullo sfondo, la città di Grosseto
L’Ombrone in golena e, sullo sfondo, la città di Grosseto

GROSSETO. C’è un filo d’acqua che attraversa la storia della Maremma da migliaia di anni. Un corso lento e potente che ha scavato vallate, trasportato fango e fertilità, creato paludi e campi coltivati, portato distruzione e rinascita.

Quel filo d’acqua è il fiume Ombrone, il grande fiume della Maremma. Secondo della Toscana, dopo l’Arno.

Non è soltanto un corso d’acqua. È una presenza costante, quasi un carattere del territorio. La sua storia coincide con quella di Grosseto, delle campagne maremmane, delle bonifiche e dell’agricoltura. Per secoli è stato insieme ricchezza e minaccia, vita e paura.

Ancora oggi, guardando gli argini che scorrono verso il mare o osservando il fiume attraversare silenzioso la pianura, si capisce come l’Ombrone continui a essere il cuore liquido della Maremma.

E da tempo l’Ombrone è diventato anche un formidabile attrattore per il turismo, sia ambientale, sia per gli sport outdoor, sia perché di fatto è ormai il confine fra la città e il Parco della Maremma, dopo l’ultima estensione del perimetro alla golena.

Dove nasce il fiume Ombrone

L’Ombrone nasce tra le colline del Senese, nei territori di Castelnuovo Berardenga, e percorre oltre 160 chilometri attraversando la Toscana meridionale fino a sfociare nel Mar Tirreno, dentro il Parco della Maremma.

E nella parte finale, prima di arrivare al mare, le sue anse disegnano curve armoniche, entro gli argini della golena. Quando in inverno il fiume esce dal suo corso naturale arriva, nel tratto più vasto della golena, ad avere un fronte di quasi 2 chilometri e mezzo. Una massa d’acqua enorme che scorre verso il mare, si appoggia e preme sull’argine e si restringe come dentro ad un imbuto sotto al ponte di Spadino, che i grossetani conoscono come ponte Mussolini.

Un imbuto rimasto nei decenni perché i Ricasoli, proprietari terrieri al di là del ponte, non permisero la deviazione nei loro terreni.

Lì il grande argine ancora difende la città.

La golena dell'Ombrone
La golena dell’Ombrone
L'Ombrone in golena sotto all'Aurelia, fra Grosseto Est e Grosseto Sud
L’Ombrone in golena sotto all’Aurelia, fra Grosseto Est e Grosseto Sud

Nel suo viaggio raccoglie le acque di torrenti e affluenti che scendono dall’Amiata, dalle Colline Metallifere e dalla campagna senese. Ma soprattutto raccoglie terra. Da sempre l’Ombrone trasporta enormi quantità di sedimenti, limo e sabbia, che nei secoli hanno modellato la pianura grossetana.

La Maremma che conosciamo oggi, in fondo, è nata proprio così: dal fango del fiume.

La Maremma prima delle bonifiche: paludi, malaria e lago Prile

Prima delle bonifiche, il volto della Maremma era completamente diverso. Intorno all’Ombrone si estendevano vaste aree paludose, acquitrini e lagune costiere. Il mare entrava più profondamente nell’entroterra e vicino a Castiglione della Pescaia esisteva il grande lago Prile, uno specchio d’acqua che dominava il paesaggio.

Il fiume portava continuamente nuovi sedimenti verso la costa, modificando il territorio anno dopo anno. Ma quelle acque ferme e stagnanti erano anche il regno della malaria.

Per secoli la Maremma fu considerata una terra difficile, ostile, pericolosa. D’estate molte zone diventavano quasi invivibili. I contadini abbandonavano le campagne durante i mesi più caldi e la stessa Grosseto faticava a crescere.

Eppure tutto ruotava attorno all’Ombrone: i raccolti, il pascolo, il commercio, gli spostamenti. Il fiume dava vita alla pianura ma, allo stesso tempo, la rendeva fragile.

Grosseto e il rapporto storico con il fiume Ombrone

Per capire davvero Grosseto bisogna capire il suo rapporto con l’Ombrone.

La città è cresciuta accanto al fiume, difendendosi dalle sue piene ma anche sfruttandone le risorse. Per secoli gli argini furono una frontiera incerta tra la sicurezza e il rischio. Ogni piena poteva cambiare il paesaggio, rompere gli equilibri, sommergere i campi.

L’Ombrone era anche una via di comunicazione. Lungo il suo corso passavano uomini, animali, merci. Esistevano traghetti e punti di attraversamento che collegavano le due sponde della pianura grossetana. Alcune località, una su tutte Pian di Barca, sulla Trappola, hanno ancora nomi legati a quel periodo. Ma gli attraversamenti erano anche a S. Benedetto alla nave, presso Campagnatico, a Istia, a Grosseto a Gorarella, alla Grancia e ad Alberese.

La barca sull'Ombrone (foto ArchiviofotoGori)
La barca sull’Ombrone (foto ArchiviofotoGori)

Con il tempo il fiume cambiò più volte percorso, spostandosi lentamente dentro la pianura che lui stesso aveva creato. E Grosseto imparò a convivere con quell’acqua imprevedibile, sviluppando un rapporto fatto insieme di rispetto e timore.

I Medici e le prime opere di bonifica della Maremma

Già i Medici compresero che il destino economico della Maremma dipendeva dalla gestione dell’Ombrone e delle paludi.

Nel Seicento iniziarono i primi interventi di bonifica e controllo delle acque. Ma si trattava ancora di opere limitate, insufficienti a trasformare davvero il territorio.

La grande svolta arrivò invece con i Lorena.

I Lorena e la grande bonifica della Maremma

Nel Settecento e nell’Ottocento la Maremma diventò uno dei più grandi laboratori idraulici d’Europa. I Lorena investirono enormi risorse per tentare di risolvere il problema delle paludi e della malaria.

Figure come Vittorio Fossombroni e Alessandro Manetti studiarono un sistema rivoluzionario: utilizzare il limo trasportato dall’Ombrone per riempire gradualmente le aree paludose.

Nacque così la cosiddetta “bonifica per colmata”. Le acque del fiume venivano deviate e lasciate depositare lentamente sui terreni bassi. Anno dopo anno il fango sollevava il livello del terreno, trasformando le paludi in campi coltivabili.

Fu un’opera gigantesca che cambiò per sempre il volto della Maremma.

Nascono in quel periodo infrastrutture fondamentali come la Steccaia e Ponte Tura, il Canale Diversivo e molte delle opere idrauliche che ancora oggi regolano il rapporto tra il fiume e la pianura grossetana.

Il fiume privo di argini fino alla fine del XVIII secolo, a seguito delle rovinose piene che distruggevano manufatti e bestiame, fu rettificato e irregimentato specie nel suo corso inferiore a valle di Istia, eliminando le ampie anse che ne rallentavano il corso (Poggio Cavallo, Volta di Sacco, Gorarella) e allontanandolo così anche dalla città di Grosseto. Città che ora è di nuovo tornata accanto all’argine, grazie a norme ormai datate.

Adesso, sotto a quell’argine, non si può più muovere neppure una foglia. Ma quello che è fatto è fatto.

Come l’Ombrone ha reso fertile la Maremma

La Maremma agricola moderna nasce grazie all’Ombrone.

Il terreno fertile della pianura grossetana deriva proprio dai sedimenti depositati dal fiume nel corso dei secoli. Le grandi aziende agricole, i campi coltivati, l’allevamento e la trasformazione agricola del Novecento, in particolare con l’Ente Maremma, hanno le loro radici in quella lunga lotta contro l’acqua.

Senza le bonifiche, probabilmente, non esisterebbe la Maremma così come la conosciamo oggi.

Dietro ogni argine, ogni canale e ogni idrovora si nasconde una storia di uomini, ingegneri e lavoratori che hanno combattuto contro le paludi per costruire una terra abitabile. 

E ancora oggi il Consorzio di Bonifica prosegue, giorno dopo giorno, in quest’opera fondamentale, con almeno tre scopi: mantenere in efficienza gli impianti che governano i flussi di acqua in Maremma, proteggere città e aziende dalle alluvioni e, non ultima, garantire gli approvvigionamenti di acqua nelle stagioni estive.

L’alluvione di Grosseto del 1966 e la piena dell’Ombrone

Ma il fiume non ha mai smesso di ricordare la propria forza.

Il 4 novembre 1966, mentre Firenze veniva devastata dall’Arno, anche Grosseto visse una delle pagine più drammatiche della sua storia. L’Ombrone andò in piena con una violenza impressionante. La pioggia caduta sull’intero bacino gonfiò il fiume fino a livelli eccezionali.

Lo scirocco che impedì al mare di accogliere l’acqua fece il resto. Gli argini cedettero in quattro punti, l’imbuto di Spadino non resse. Per capire la dimensione del fenomeno occorre tenere conto che la portata media del fiume Ombrone è di 25 m³/s e che quel giorno superò i 4000 m³/s.

Le campagne vennero sommerse. L’acqua invase la città. Intere famiglie rimasero isolate sui tetti e nei poderi.

Le immagini dell’alluvione raccontano una Maremma trasformata in un enorme lago fangoso.

L'alluvione in via Ximenes a Grosseto (foto ArchivioFotoGori)
L’alluvione in via Ximenes a Grosseto (foto ArchivioFotoGori)

Molti grossetani ricordano ancora quel giorno come una ferita collettiva. Per ore la città capì quanto sottile fosse il confine tra la sicurezza e la forza incontrollabile del fiume.

Dopo quell’alluvione cambiarono anche il modo di gestire il territorio e la percezione del rischio idraulico.

Il fiume Ombrone oggi: natura, turismo e rischio idraulico

Oggi l’Ombrone è molto diverso rispetto al passato.

Le bonifiche hanno trasformato la pianura. Gli argini proteggono i centri abitati. Le opere idrauliche regolano il corso dell’acqua. Ma il fiume continua a essere una presenza centrale nella vita della Maremma.

L'Ombrone a Istia, in estate
L’Ombrone a Istia, in estate

È un corridoio ecologico che attraversa campagne, boschi e aree protette. È un habitat naturale prezioso per uccelli, pesci e specie vegetali. È un luogo frequentato da escursionisti, ciclisti, pescatori e appassionati di rafting.

E soprattutto è diventato un simbolo identitario.

Nel tratto finale, quando scorre accanto ad Alberese e si avvicina al mare, l’Ombrone segna quasi un confine naturale tra la città e il Parco della Maremma, tra la pianura coltivata e la natura selvaggia.

La foce dell'Ombrone e il casello idraulico, risalente al 1908 e abitato fino agli anni '70
La foce dell’Ombrone e il casello idraulico, risalente al 1908 e abitato fino agli anni ’70

Cambiamento climatico e futuro del fiume Ombrone

Oggi la sfida è diversa rispetto al passato.

Non si combatte più contro le paludi, ma contro il cambiamento climatico, la siccità, gli eventi estremi e il dissesto idrogeologico. Il rapporto con il fiume è entrato in una nuova fase: non più soltanto dominio e controllo, ma equilibrio.

Per questo l’Ombrone continua a raccontare qualcosa di profondo sulla Maremma. Racconta una terra che ha imparato a convivere con l’acqua, a trasformarla in ricchezza senza dimenticarne mai la forza.

Perché in fondo tutta la storia della Maremma, dalle paludi medievali alle campagne moderne, passa da lì: da quel lungo fiume color della terra che scende dalle colline senesi e va verso il mare.

Scheda – Fiume Ombrone

  • Lunghezza: circa 161 chilometri
  • Regione: Toscana
  • Nasce: nel territorio di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena
  • Sfocia: mar Tirreno, nel Parco della Maremma
  • Province attraversate: Siena e Grosseto
  • Principali affluenti: Orcia, Merse, Arbia, Trasubbie, Lanzo, Melacce, Bestina, Rosia, Farmulla. I più importanti dal punto di vista idrografico sono soprattutto Orcia, Merse e Arbia, che contribuiscono in modo decisivo alla portata del fiume, specialmente durante le piene.
  • Bacino idrografico: uno dei più importanti della Toscana meridionale
  • Funzione storica: bonifica della Maremma e sviluppo agricolo

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