GROSSETO. Dal palco dell’Auditorium M9 di Mestre fino a una notte intera in sella tra Veneto e Friuli. Gianluca Scafuro, ciclista endurance maremmano e atleta del team Cykeln, è stato tra i protagonisti del Pavè Bike Festival 2026, la manifestazione dedicata alla cultura della bicicletta organizzata da La Velostazione Venezia APS.
Il 9 maggio, giorno del suo compleanno, Scafuro è salito sul palco del museo M9 per raccontare la sua esperienza alla Race Around Rwanda, una delle competizioni endurance più dure affrontate negli ultimi mesi dal ciclista grossetano.
La Race around Rwanda raccontata sul palco dell’M9
Accanto a lui sul palco c’era anche la sua Impanga Tommasini, la bicicletta con cui ha affrontato il viaggio africano. Un racconto che non si è fermato soltanto all’aspetto sportivo, ma che ha toccato anche il significato umano e sociale dell’esperienza vissuta in Rwanda.
Partito dalla Toscana con un progetto personale, Scafuro ha trasformato quella gara in qualcosa di più ampio, portando avanti una riflessione sul tema della mobilità e del lavoro nelle aree rurali africane.
Finito l’evento, il tempo di infilare casco e luci ed è subito iniziata un’altra sfida. Alle 19.30 Scafuro è infatti partito per la Pavè infinita gravel ride, il percorso più impegnativo del festival: 330 chilometri tra Veneto e Friuli.
Il tracciato ha attraversato laguna veneta, argini, piste ciclabili, strade bianche e sentieri secondari lungo i fiumi Sile e Piave, in una lunga traversata notturna conclusa il giorno successivo con il rientro via ferry boat verso Venezia.
Un’esperienza endurance vissuta quasi interamente nella notte, tra paesaggi del nordest e ore passate a pedalare senza sosta.





