di Rossano Marzocchi
PORTO SANTO STEFANO. Per alcuni uomini il lavoro scelto rappresenta molto più di una professione, giunge addirittura ad incarnare in sé i principi e i valori di una vita. È il caso di Agostino Spinosa, medico. Solo così voleva esser ricordato.
I più grandi non l’avranno dimenticato: alto, di corporatura robusta, solitamente a passeggio con un cappello a larghe falde. Un uomo semplice e cordiale, un dottore dedito alla cura del prossimo, della famiglia e forte dei suoi valori religiosi.
Gli studi e la formazione
Nato a Porto Santo Stefano nel 1906, a seguito della perdita del padre a soli quattro anni e della madre a dodici, fu affidato alla tutela del parroco del paese, monsignor Giacomo Magnani, che lo fece studiare prima nel collegio dei Gesuiti di Roma e poi all’università di Pisa, dove si laureò in medicina.
Spinosa sposò Filomena Palombo, dalla quale ebbe sei figli, due dei quali deceduti subito dopo la nascita in periodo di guerra.
L’impegno contro la tubercolosi
Specializzatosi in tisiologia e radiologia, dopo un breve periodo al Forlanini di Roma e la parentesi come ufficiale di sanità per la leva militare e gli eventi bellici, lavorò al sanatorio di Siena, fino a quando, nel 1945, fu mandato dall’Inps a dirigere il sanatorio Pizzetti di Grosseto, struttura che guidò per molti anni.
Ricordiamoci che allora la Tbc, malattia anche mortale e sempre invalidante, era curata con rimedi empirici (gli antibiotici furono scoperti solo nel 1954) ed abnegazione del tisiologo esposto di persona per giornate intere ai raggi X, con conseguenti possibili lesioni tumorali anche gravi. Ma questo non spaventava Agostino Spinosa.
La dedizione per la professione lo vide quotidianamente affaccendato sia nelle corsie dei reparti, che nelle visite ambulatoriali di libero professionista, spesso accontentandosi della sola riconoscenza come compenso.
La fede e l’impegno nella comunità
I suoi valori cristiani lo sostennero e lo spinsero anche all’impegno in parrocchia, soprattutto al Sacro Cuore di Grosseto, e nell’associazionismo cattolico, nonché in opere caritative, con particolare legame ai Padri Passionisti dell’Argentario, località alla quale è rimasto sempre legato fino alla morte, nel 1988.
Rossano Marzocchi, nota biografica
Rossano Marzocchi è nato e vive a Grosseto. Giornalista pubblicista, già direttore di banca, è un attento studioso e cultore di storia locale, tematica che da molti anni tratta su quotidiani e periodici legati al territorio.
In particolare, dal 2011 al 2025, su La Nazione Grosseto ha ripercorso ogni domenica le vite di uomini e donne che hanno segnato la Maremma, raccontando negli anni le storie di oltre seicento personaggi.
È membro delle redazioni del settimanale Toscana Oggi/Rinnovamento e del mensile Maremma Magazine, del consiglio di amministrazione della Fondazione Luciano Bianciardi e dell’Arciconfraternita di Misericordia di Grosseto.
Ha ricoperto in passato incarichi pubblici e istituzionali, tra i quali membro della Commissione Toponomastica del Comune di Grosseto, della Commissione consultiva del Teatro Comunale degli Industri e commissario dell’Azienda Farmaceutica Comunale. Per il suo impegno per il territorio, nel 2005 è stato insignito anche dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica.
È autore, inoltre, di numerosi saggi che affondano la penna nella Maremma e nella sua gente. Tra questi, Vite nel vento – Storie e persone che hanno segnato l’ultimo secolo in Maremma” (Polistampa, 2009), acquisito anche dalle biblioteche statunitensi delle Università di Princeton, Harvard e Yale, nonché dalla Library of Congress e dalla New York Public Library; Maremma voce dell’anima – Il linguaggio della nostra terra (Innocenti Editore, 2017); La storia dei Grifoni – Sessant’anni del premio della Proloco di Grosseto, scritto insieme a Umberto Carini (Innocenti Editore, 2018).
Nel 2025, La Nazione ha pubblicato il libro da lui curato “Storie di Maremma – Grosseto e la sua terra nei volti dei protagonisti”, che raccoglie una selezione di articoli dell’autore tra quelli pubblicati nel tempo per il giornale.




