GROSSETO. Il colpo alla porta è arrivato all’alba di martedì 28 aprile, secco, insistente. Quando il commerciante ha aperto, davanti si è trovato gli uomini della guardia di finanza con un provvedimento già deciso.
Da quel momento, per un 52enne residente nell’entroterra maremmano, sono scattati gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, misura disposta dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Coniglio al termine di un interrogatorio durato quasi due ore.
L’accusa è pesante: circonvenzione di incapace. Secondo la procura, l’uomo si sarebbe fatto consegnare negli anni una somma complessiva che sfiora 1 milione e 90mila euro, approfittando della fragilità di un 59enne con cui aveva un rapporto stretto e consolidato nel tempo.
Il pubblico ministero Carmine Nuzzo aveva chiesto il carcere. Il giudice ha scelto una misura meno afflittiva, ma comunque significativa.
L’interrogatorio: «Non ho fatto nulla»
Davanti al gip, qualche giorno fa, il commerciante, difeso dall’avvocata Federica Putignano, ha risposto alle contestazioni punto per punto, respingendo le accuse.

La difesa è già al lavoro per presentare ricorso contro la misura cautelare, ritenuta non proporzionata e fondata su elementi ancora da chiarire.
La storia: dal rapporto di fiducia alla denuncia
L’inchiesta affonda le radici in un rapporto che dura da oltre un decennio. I due uomini si conoscono bene, vivono nello stesso contesto territoriale e per anni hanno intrecciato rapporti personali ed economici.
Tutto sarebbe cambiato all’inizio del 2025.
A gennaio, alcuni amici del 59enne entrano nella sua abitazione e si trovano davanti una scena che li lascia senza parole: la casa fredda, le scarpe rotte, l’assenza di denaro anche per comprare il pellet. Una situazione descritta come vicina all’indigenza, incompatibile con il patrimonio che l’uomo avrebbe avuto a disposizione.
Da quel momento scatta la denuncia e, pochi mesi dopo, la querela formale presentata nel marzo 2025.
Le indagini vengono affidate alla guardia di finanza, che ricostruisce anni di movimenti economici, rapporti bancari e trasferimenti di denaro.
I soldi: cifre enormi e operazioni da chiarire
Al centro dell’inchiesta c’è una quantità di denaro ritenuta anomala. Secondo l’accusa, nel tempo sarebbero stati trasferiti al commerciante importi elevatissimi, fino ad arrivare a oltre un milione di euro.
Un dato che stride, secondo la difesa, con la situazione patrimoniale iniziale del 59enne. Nella successione ereditaria, infatti, la cifra indicata sarebbe stata di circa 100mila euro, molto distante da quanto contestato oggi.
Negli anni, la presunta vittima avrebbe acceso mutui, finanziamenti e perfino una cessione del quinto dello stipendio, senza che sia chiaro – secondo gli investigatori – il motivo di queste operazioni. Operazioni, queste, che sarebbero però incompatibili con il patrimonio milionario che l’uomo avrebbe versato al commerciante.
I rapporti economici: prestiti, bollette e pagamenti
La difesa ricostruisce una realtà diversa. Secondo l’avvocata Putignano, molti dei soldi contestati sarebbero legati a rapporti leciti e tracciati, legati anche all’attività commerciale dell’indagato, che offriva servizi come il pagamento di bollette e tributi.
Nel tempo, il 59enne avrebbe affidato somme anche consistenti per questo tipo di operazioni, che sarebbero state regolarmente registrate.
Ci sarebbero poi prestiti, contributi per il negozio e altri rapporti economici sviluppati nel corso degli anni, in un contesto che – per la difesa – non può essere ridotto a una semplice ipotesi di circonvenzione.
Il nodo della capacità mentale
Uno degli aspetti centrali della vicenda riguarda la condizione della parte offesa.
L’uomo, assistito dall’avvocata Stefania Palumbo, è stato sottoposto a valutazioni medico-legali. In una prima fase è stato descritto come lucido e orientato, ma una successiva perizia ha ipotizzato una possibile condizione di vulnerabilità e manipolabilità.
Proprio su questo punto si gioca una parte decisiva del procedimento.
La difesa del commerciante ha chiesto una nuova perizia psichiatrica, ritenendo che quella attuale presenti elementi di contrasto con le reali capacità dell’uomo. Il giudice ha rigettato però la richiesta di incidente probatorio.
La strategia difensiva: prescrizione e assenza di pericoli
Nel corso dell’interrogatorio, l’avvocata Putignano ha depositato una memoria articolata, sollevando diversi punti.
Secondo la difesa, tutti i fatti antecedenti al 2020 potrebbero essere prescritti, trattandosi di condotte risalenti fino a sei anni fa.
Inoltre, non sussisterebbero i presupposti per una misura cautelare così restrittiva.
La reiterazione del reato, in particolare, viene esclusa: dal 2025, cioè dall’inizio dell’indagine, i due uomini non avrebbero più avuto alcun contatto.
Anche il rischio di inquinamento delle prove sarebbe ormai superato, alla luce degli accertamenti già svolti. Il giudice, in parte, ha accolto la richiesta dell’avvocata, disponendo i domiciliari e non il carcere.



