GROSSETO. Dell’hotel Airone, Simona Tozzi, è stata per decenni il volto a l’anima. Fino al 23 gennaio 2025, quando si vide recapitare una lettera di licenziamento da Mario Salvestroni, suo socio nella Tecfin, la società proprietaria dell’albergo.
Ora, il tribunale di Grosseto ha dichiarato illegittimo il licenziamento della manager, ex direttrice dell’hotel e conosciutissima nel mondo dell’accoglienza e delle associazioni di categoria. La decisione è contenuta nella sentenza pubblicata il 28 aprile 2026 dalla sezione lavoro e firmata dal giudice Giuseppe Grosso.
Una pronuncia destinata a segnare un punto fermo in una vicenda complessa, che negli ultimi anni ha intrecciato rapporti professionali, personali e una lunga battaglia giudiziaria.
La sentenza: «Licenziamento nullo per finalità ritorsiva»
Il cuore della decisione sta nella valutazione del giudice sulla natura del licenziamento. Secondo il tribunale, il provvedimento adottato dalla società non solo è privo di fondamento nei fatti contestati, ma presenta caratteristiche tali da configurare un’azione ritorsiva.
La tempistica è uno degli elementi ritenuti decisivi. Il licenziamento arriva infatti a ridosso del rientro della lavoratrice dopo un lungo periodo di assenza, segnato prima da malattia e poi da ferie, molte delle quali imposte dall’azienda. Non solo. La contestazione disciplinare viene notificata poche settimane dopo che la società aveva ricevuto un ricorso promosso dalla stessa Tozzi per presunte condotte mobbizzanti.
In questo quadro, il giudice parla chiaramente di un utilizzo distorto del potere datoriale, esercitato per colpire una dipendente che aveva attivato strumenti di tutela previsti dall’ordinamento. Una finalità che rende il licenziamento nullo.
Le accuse contestate e smontate dal tribunale
Ampio spazio nella sentenza è dedicato all’analisi delle contestazioni disciplinari che avevano portato al licenziamento. Il tribunale le passa in rassegna una per una, evidenziandone criticità e incongruenze.
Per quanto riguarda l’utilizzo di dispositivi aziendali e contratti telefonici, il giudice osserva come si trattasse di pratiche già consolidate nel tempo e legate al ruolo ricoperto dalla stessa Tozzi all’interno della società. Viene ritenuto poco credibile che la proprietà non fosse a conoscenza di tali situazioni, alcune delle quali risalenti anche a diversi anni prima della contestazione.
Sul fronte dell’uso dei social, la sentenza esclude che vi sia stato un intento denigratorio. Il video pubblicato dalla lavoratrice dopo il licenziamento viene interpretato come una comunicazione informativa e personale, priva di attacchi diretti all’azienda. Anche i commenti di terzi, spesso tipici dei social network, non possono essere attribuiti alla responsabilità della stessa Tozzi.
Infine, viene ritenuta infondata anche la contestazione relativa all’utilizzo dei permessi previsti dalla legge 104. Il tribunale chiarisce che, nel caso di lavoratori che ne beneficiano direttamente, tali permessi possono essere utilizzati anche per esigenze personali e non esclusivamente per attività di cura in senso stretto.
Nel complesso, le contestazioni vengono giudicate deboli, tardive o addirittura strumentali.
Una storia lunga anni tra lavoro e contenziosi
La vicenda non nasce però con il licenziamento. La sentenza ricostruisce un rapporto professionale iniziato molti anni prima e caratterizzato da ruoli di responsabilità all’interno della società proprietaria dell’hotel Airone.
Tozzi aveva già intrapreso una precedente azione legale, conclusa con il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e con il pagamento di somme rilevanti a titolo di differenze retributive. Una fase che aveva già segnato un punto di frattura nei rapporti con la proprietà.
Successivamente, secondo quanto emerge dagli atti, il clima aziendale si sarebbe progressivamente deteriorato, tra cambiamenti organizzativi, tensioni gestionali e contrasti sempre più evidenti, fino alla rottura definitiva del 2025 con il doppio licenziamento.
Le parole di Simona Tozzi: «Percorso difficile anche per il mio stato di salute»
Dopo mesi di silenzio, Simona Tozzi ha affidato a una nota il suo commento alla sentenza, mantenendo il tono misurato che le è sempre appartenuto.
«In relazione alla vicenda professionale che ha interessato la sottoscritta negli ultimi mesi – dice – si comunica che il tribunale competente ha accertato l’illegittimità del licenziamento, pronunciandosi in mio favore».
Un passaggio che sintetizza l’esito giudiziario, ma che lascia spazio anche a una riflessione personale sul percorso affrontato.
«Si è trattato di un percorso complesso, che ho scelto di affrontare con senso di responsabilità, rispetto delle istituzioni e fiducia negli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento».
Tozzi evita di entrare nei dettagli della vicenda, sottolineando la volontà di chiudere una fase difficile.
«Nel rispetto di tutte le parti coinvolte – dice – non ritengo opportuno entrare nel merito della vicenda, confidando che l’esito giudiziario rappresenti un punto di chiarezza».
Non manca il riferimento al periodo vissuto, anche sul piano personale. «Ringrazio gli avvocati Luca Mirco e Jacopo Fanelli che mi hanno assistita e le persone che mi sono state vicine nel corso di questo periodo particolarmente difficile anche dal punto di vista del mio stato di salute».
Infine, uno sguardo al futuro. «Proseguirò il mio impegno professionale e associativo con rinnovata determinazione, continuando a operare con serietà, attenzione alle persone e al territorio».



