PIOMBINO. La discarica di Ischia di Crociano torna a infiammare il dibattito politico e sociale a Piombino. Al centro della bufera c’è la delibera di giunta 104 del 2026 con cui il Comune ha ufficializzato un accordo con la società Rinascenza Toscana.
Un’intesa che segna un netto cambio di rotta per l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Ferrari, ma che ha scatenato l’immediata e durissima reazione del comitato Salute Pubblica.
Il “dietrofront” del Comune
L’accordo prevede il completamento della discarica ex Lucchini, la realizzazione di un nuovo “sopralzo” e la riprofilatura dell’area ex ASIU. Se in passato il Comune si era opposto duramente al progetto della Regione Toscana, che aveva già dato parere favorevole alla VIA per il conferimento di 350mila m³ di rifiuti, oggi la posizione è cambiata: l’amministrazione rinuncia ai ricorsi legali in cambio dell’impegno, da parte del gestore, a dare priorità ai rifiuti industriali e a quelli derivanti dalle bonifiche locali.
Tuttavia, per il comitato Salute Pubblica, si tratta di una “garanzia di carta“.
«Non crediamo che tale priorità possa essere garantita — spiegano dal Comitato — e non riteniamo giustificata la nuova posizione del Comune. Il rischio è che, in assenza di rifiuti industriali certi, l’area venga immediatamente invasa da rifiuti speciali».
I punti oscuri dell’intesa: l’ombra dei rifiuti speciali
Il comitato solleva dubbi tecnici sulla formulazione del contratto. In particolare, viene contestata la possibilità di conferire rifiuti speciali “annualmente” qualora manchino quelli industriali. Una dicitura definita ambigua, che potrebbe spalancare le porte a interpretazioni elastiche sui volumi reali. La richiesta è chiara: definire una quantità massima invalicabile di rifiuti speciali per l’intero periodo di attività , non su base annua.
Allarme ambientale: falde e stabilità del suolo
Oltre alle questioni politiche, pesano i rischi tecnici. Il Comitato richiama le diffide della Regione e i rilievi di Arpat, citando inoltre uno studio geologico commissionato dai cittadini stessi:
- Rischio cedimenti: l’eccessivo carico di nuovi rifiuti potrebbe causare avvallamenti nel corpo della discarica.
- Contaminazione: esiste il pericolo concreto di intercettare la falda superficiale.
- Il “Monte Puzzo”: la struttura è destinata a espandersi verso il mare e verso la città , arrivando a meno di 500 metri dai centri abitati di Colmata e Montegemoli.
Il “parco pubblico” svanito
La critica più amara riguarda il futuro urbanistico dell’area. Dove oggi si firmano accordi per nuovi conferimenti, l’amministrazione aveva promesso un parco pubblico e la riqualificazione verde dopo la chiusura degli impianti.
«Ci sentiamo delusi e ignorati» dichiarano i rappresentanti dei cittadini, sottolineando come non sia stato avviato alcun percorso partecipativo. Il timore è che l’area diventi un polo per lo smaltimento pesante, considerando anche i progetti per un dissociatore molecolare a Montegemoli e la futura acciaieria elettrica.
Le richieste alla Regione
Con la conferenza autorizzativa regionale alle porte, il comitato Salute Pubblica lancia un appello estremo alle istituzioni, in particolare all’assessore David Barontini affinché si riducano drasticamente i volumi autorizzati, si limiti la percentuale di rifiuti speciali e vengano effettuati approfondimenti rigorosi su suolo e falde prima di ogni via libera definitivo.
«Rivendichiamo le promesse di verde pubblico e salubrità – conclude il Comitato – contro uno scenario che oggi appare assolutamente non auspicabile per la città ».