Corridoio tirrenico, la Maremma torna in piazza: «Basta promesse, servono fatti» | MaremmaOggi Skip to content

Corridoio tirrenico, la Maremma torna in piazza: «Basta promesse, servono fatti»

Corteo verso Pescia Fiorentina tra memoria delle vittime e scetticismo: il territorio chiede una svolta vera
La partenza della manifestazione sulla Tirrenica

CAPALBIO. Alle 10.40 il corteo ha iniziato a muoversi, dando ufficialmente il via alla giornata di mobilitazione dedicata al corridoio tirrenico. Un serpentone composto da cittadini, comitati e amministratori locali si è messo in cammino verso Pescia Fiorentina, da dove è previsto il rientro alla Torba.

 

 
 
 
 
 
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È una partecipazione ampia e trasversale quella che accompagna la manifestazione, segno di un tema che da decenni attraversa l’intera Maremma. Al centro, ancora una volta, c’è la richiesta di sicurezza e certezze su un’infrastruttura mai completata.

Le croci lungo la strada e una memoria che pesa

Lungo quel tratto di strada non ci sono solo chilometri di asfalto. Ci sono le croci che costeggiano la carreggiata, simboli silenziosi ma potentissimi di una realtà che nessuno, qui, riesce a dimenticare.

Non sono numeri, ma vite interrotte, famiglie segnate da incidenti che negli anni hanno trasformato la Tirrenica in qualcosa di più di una semplice strada. È diventata il simbolo di ritardi, rinvii e responsabilità mancate.

Decenni di dibattiti senza risposte

Il tema del corridoio tirrenico non è mai scomparso dal dibattito pubblico. Nel corso degli anni si sono susseguiti progetti, varianti, ipotesi di tracciato e valutazioni ambientali ed economiche, senza però arrivare a una soluzione definitiva.

Le risposte, attese da generazioni, sono rimaste sospese. Ed è proprio questa lunga attesa che oggi riporta la Maremma in piazza.

Tra partecipazione e scetticismo

Accanto alla presenza numerosa, lungo il corteo si respira anche un sentimento diffuso di scetticismo. In molti ricordano le manifestazioni degli ultimi 40 o 50 anni, iniziative che hanno acceso i riflettori sul problema senza però tradursi in risultati concreti.

Il timore, condiviso da più voci, è che anche questa giornata possa trasformarsi nell’ennesimo momento simbolico destinato a non cambiare davvero le cose.

«Che questa sia la volta buona»

Eppure, proprio da questa consapevolezza nasce una richiesta più forte e più netta. Chi oggi è sceso in piazza chiede che questa mobilitazione sia diversa, che non resti solo un gesto simbolico ma diventi davvero un punto di svolta.

Tra i partecipanti ci sono numerosi sindaci della Maremma, insieme a rappresentanti istituzionali e amministratori locali. Una presenza che conferma quanto il tema riguardi tutto il territorio, senza distinzioni.

Accanto a loro, cittadini e comitati continuano a ribadire un concetto semplice ma urgente: la sicurezza deve venire prima di tutto.

Un messaggio chiaro dalla Maremma

Da questa giornata arriva un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni. Non bastano più promesse. Dopo decenni di attesa, la Maremma chiede decisioni concrete, tempi certi e interventi reali.

Perché ogni giorno che passa senza una soluzione è un giorno in cui quel tratto di strada continua a rappresentare un rischio.

E questa, nelle intenzioni di chi ha riempito le strade oggi, deve essere davvero la volta buona.

Rossi (FdI): «Impasse tra Sat e Anas, va risolta quanto prima»

«Il problema del Corridoio Tirrenico va risolto quanto prima. Parliamo di un’opera di importanza strategica nazionale, un’infrastruttura che idealmente collega Parigi a Roma, ma che sulla parte costiera del Tirreno rimane inaccettabilmente monca da San Pietro in Palazzi a Tarquinia». È quanto dichiara il deputato toscano di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi, che venerdì 17 aprile ha partecipato alla manifestazione istituzionale lungo l’Aurelia a Capalbio per sollecitare il raddoppio e la messa in sicurezza del tratto sud della regione Toscana.

«Nel comune di Capalbio – spiega l’esponente di FdI – abbiamo un’arteria a una sola corsia di marcia per senso, con incroci a raso, senza alcuna barriera di sicurezza e con un tasso di incidentalità e mortalità tra i più alti d’Italia. Il lotto tra Ansedonia e il confine con il Lazio è cantierabile e il raddoppio su Capalbio è già previsto».

Rossi, che in questi anni ha più volte incalzato il Governo e ha discusso nell’ultima interrogazione parlamentare sul tema proprio mercoledì scorso, chiarisce lo stato dell’arte: «I solleciti alle Istituzioni sono stati fatti e il Ministero si è mosso. A questo punto non è più una problematica ministeriale, ma un impasse tra Sat e Anas che si è incagliata e che va risolta quanto prima. Io mi sono attivato personalmente per sbloccare questa situazione, sollecitando l’Ad di Anas e Commissario straordinario dell’Aurelia Gemme».

«Adesso bisogna definire i passaggi dei progetti e trovare le risorse su quelli già cantierabili come quello di Capalbio. In primo luogo, bisogna abbattere la burocrazia e tempi burocratici», conclude Fabrizio Rossi.

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