Da bene della mafia a simbolo di riscatto: a Donoratico nasce il capannone della legalità | MaremmaOggi Skip to content

Da bene della mafia a simbolo di riscatto: a Donoratico nasce il capannone della legalità

L’immobile confiscato alla criminalità diventa spazio per servizi sociali e lavoro inclusivo. All’inaugurazione anche Giani, il prefetto Dionisi e don Luigi Ciotti
L’inaugurazione del Capannone Enzo Chioini, nel riquadro Eugenio Giani, Sandra Scarpellini e Don Ciotti

CASTAGNETO CARDUCCI. Si è svolta giovedì 9 aprile in via 4 Novembre a Donoratico, l’inaugurazione ufficiale delle attività e l’intitolazione del capannone “Enzo Chioini”.

L’immobile, sottratto alla criminalità organizzata ai sensi del Codice antimafia, rinasce oggi come spazio dedicato ai servizi sociali e al lavoro inclusivo.

L’evento ha visto la partecipazione di alte cariche istituzionali e rappresentanti del mondo dell’associazionismo: oltre alla sindaca Sandra Scarpellini, erano presenti il prefetto di Livorno Giancarlo Dionisi e il presidente della Regione Eugenio Giani.

A concludere la cerimonia l’intervento di  Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha partecipato anche allo svelamento delle targhe, momento che sancisce formalmente la nuova identità del bene.

La storia del capannone

L’ingresso del capannone

Il capannone Chioini rappresenta molto più di un semplice edificio: è un bene sottratto alle logiche della criminalità e restituito alla collettività, un simbolo tangibile di giustizia e di riscatto. Restituirgli vita vuol dire restituire dignità, possibilità e futuro a un territorio che, pur ricco di risorse e di legami comunitari, si trova oggi a dover affrontare nuove forme di fragilità e disuguaglianza.

La trasformazione dell’immobile è il risultato di un lungo percorso burocratico e progettuale iniziato nel 2019 con la confisca definitiva.

Nel novembre 2021, il bene è passato ufficialmente al patrimonio del Comune. Grazie ai finanziamenti regionali e al progetto PNRR Green Communities, venne avviata la progettazione e l’apertura del cantiere. Per arrivare poi alla conclusione dei lavori e all’individuazione dell’ente gestore tramite un percorso di co-programmazione con il Terzo Settore nel 2024. 

Servizi e inclusione: il laboratorio “Bella Storia”

Laboratorio Bella storia all’interno del capannone

Oggi il capannone non è più una “scatola vuota”, ma un luogo vivo. Ospiterà una mensa, servizi per le fasce più deboli e progetti di inserimento lavorativo per i soggetti in condizione di fragilità. Una parte significativa della struttura è affidata alla cooperativa Convoi, che gestirà il laboratorio “Bella Storia“, un’esperienza consolidata di inclusione sociale e lavorativa.

I tre pilastri: legalità, solidarietà e comunità

La cerimonia ha visto la partecipazione di alte cariche istituzionali e rappresentanti del mondo associativo. Particolarmente incisivo è stato l’intervento del prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi, che ha voluto sottolineare come questo traguardo sia la prova che la legalità possa trasformarsi in fatti concreti.

«La legalità qui si fa concretezza, non è fatta di sole parole o di retorica – ha dichiarato il Prefetto – Insieme ad essa, affermiamo oggi i valori della solidarietà e della comunità. Vedere lo Stato lavorare fianco a fianco con il territorio, associazioni, imprese e volontariato, per realizzare tutto questo è straordinario. Quando si rema tutti nella stessa direzione per il bene della società civile, i risultati sono fantastici».

L’eredità di Falcone e la concretezza delle leggi

Eugenio Giani

Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha aperto il suo intervento richiamando la memoria di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, a ridosso del 34° anniversario della strage di Capaci. Giani ha ricordato come l’intuizione di Falcone, colpire i mafiosi nei loro interessi economici, sia oggi la base della nostra azione civile.

«Falcone ci ha insegnato che questa malvagità va colpita nel patrimonio – ha affermato Giani – Quotidianamente riceviamo informative su beni sequestrati in Toscana, spesso in luoghi insospettabili. La nostra sfida è non lasciarli abbandonati: se lo Stato non interviene, restano monumenti alla criminalità. Per questo, come Regione, abbiamo stanziato oltre un milione di euro per supportare i comuni nel riutilizzo di questi immobili».

Il Presidente ha poi citato esempi virtuosi come la Tenuta di Suvignano e ha ringraziato la Giovanna e Corrado Fratini e i privati sensibili che, insieme alle istituzioni, rendono possibili questi miracoli di rigenerazione.

Don Ciotti: «Diffidate dai navigatori solitari, la forza è nel noi»

Don Ciotti con i bambini delle scuole medie

L’intervento più atteso è stato quello di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha scosso la sensibilità di ogni persona presente all’inaugurazione ricordando come la legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati sia nata “dal basso”, grazie a un milione di firme raccolte nel 1995.

«Oggi, non è venuto qui Luigi Ciotti, in quest’occasione io rappresento un ‘noi’, non un ‘io’. Diffidate dai navigatori solitari – ha esordito con queste potentissime parole Don Ciotti – Questa legge nasce dal sogno di un siciliano, Pio La Torre, che intuì che per sconfiggere la mafia bisognava colpirla nel portafoglio. Lo uccisero prima di vederla approvata, ma quel sogno è diventato realtà grazie alla determinazione di tanti cittadini».

Il presidio Rossella Casini

Don Ciotti ha poi voluto ricordare la figura di Rossella Casini, la studentessa fiorentina uccisa dalla ‘ndrangheta per aver rotto il silenzio. Don Ciotti ha parlato della vendita nei supermercati di alcuni alimenti provenienti da quei luoghi particolari: «Sui prodotti che arrivano dalle terre confiscate c’è una vitamina in più: quella della dignità. Questo capannone deve essere la casa della responsabilità, dove non ci sono ‘re’ che comandano, ma relazioni tra persone mature capaci di rispondere ai bisogni della comunità».

«La speranza è fragile se non viene condivisa; è un bene comune che va distribuito equamente – ha sottolineato Don Ciotti.

«La speranza che si rigenera è quella fondata sull’impegno non delegato a qualcuno, ma di tutti. Mi ha colpito vedere qui i ragazzi delle scuole medie: la conoscenza crea consapevolezza e la consapevolezza ci spinge a scegliere da che parte stare. È nostra responsabilità, come adulti, accompagnarli in questo percorso».

Don Ciotti ha poi elevato il significato della struttura di via 4 Novembre: «Questa è una struttura ma soprattutto è una casa capace, una casa che accoglie e dà vita. È un segno di speranza, anche cristiana, che testimonia come l’amore di Dio sia inseparabile da un’azione di giustizia. Dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre le nebbie del presente: il futuro non è un destino che ci attende, ma un tempo verso il quale camminare insieme con fiducia».

Un presidio contro l’usura e la povertà

La bandiera di Libera

Don Ciotti ha concluso con un monito severo sulla realtà sociale attuale, citando i sei milioni di persone in povertà assoluta presenti in Italia, coloro che perdono il lavoro e il dramma dell’usura, definita “un peccato grave che calpesta la dignità”.

«La speranza è un bene comune che va distribuito equamente. Vedere i ragazzi delle scuole medie qui presenti è una meraviglia: la loro conoscenza creerà consapevolezza per fare le scelte giuste. Caro sindaco – conclude -, grazie per questo invito; qui iniziamo il nostro grido per voltare pagina insieme».

Una nuova vita per il territorio

Il capannone, riqualificato grazie ai fondi del PNRR, ospiterà dunque una mensa e il laboratorio “Bella Storia” gestito dalla cooperativa Convoi. La sindaca Sandra Scarpellini ha espresso profonda commozione nell’intitolare la struttura a Enzo Chioini:

«Lui ci ha spinti verso questa meta – riconosce la sindaca – e oggi la raggiungiamo insieme. Questo spazio mette insieme giustizia, speranza e relazioni».

Con lo svelamento delle targhe, il Capannone Chioini diventa ufficialmente un luogo dove la parola “legalità” smette di essere un concetto astratto per diventare lavoro, accoglienza e riscatto

Donoratico non ha solo recuperato un immobile, ma ha piantato un seme di futuro, dimostrando che la legalità è un cammino collettivo fatto di volti, storie e, soprattutto, di una speranza che non resta mai sola.

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