FOLLONICA. Oggi, 2 aprile, si celebra la Giornata Internazionale della Consapevolezza sull’Autismo, ma per la prima volta dal 2018 Biglie Sciolte – l’associazione che si rivolge ai minori con caratteristiche di atipicità psicologica, neurologica e fisica – ha scelto di non organizzare alcuna iniziativa.
E la decisione, sofferta, è dovuta alle tante mancanze percepite dalle famiglie.
«Non ce la sentiamo più di festeggiare»
«Negli anni abbiamo costruito momenti veri: eventi partecipati, sorrisi, le scuole al nostro fianco, insegnanti e studenti che hanno creduto in noi e nei nostri figli – spiega la presidente Elena Chelotti – A loro va il nostro primo pensiero e il nostro dispiacere più sincero».
«Quelle giornate erano occasioni di incontro, di comunità, di sostegno reciproco. Ma oggi non ce la sentiamo più di festeggiare».
«Mancano servizi, medici e continuità»
Alla base della scelta c’è una situazione che, secondo l’associazione, resta critica.
«Le famiglie si sentono sempre più sole – continua Chelotti –. Mancano i servizi, mancano i medici e mancano terapisti. Vengono tagliate le ore di educativa scolastica, le diagnosi arrivano tardi e gli interventi non sono continui: i percorsi si interrompono».
Una realtà che pesa ancora di più con il passare degli anni, quando i bambini crescono e aumentano anche i bisogni.
«Consapevolezza di cosa, se nulla cambia?»
Aprile viene definito il mese della consapevolezza sull’autismo, ma l’associazione pone una domanda diretta: «Consapevolezza di cosa, se poi nella realtà quotidiana non cambia nulla? Le nostre famiglie sono stanche, arrabbiate ed esauste».
«Non è più tempo di simboli vuoti né di passerelle – aggiunge Chelotti –Non è più tempo di raccontarci che “stiamo facendo passi avanti” quando chi vive l’autismo ogni giorno sa che, troppo spesso, quei passi non esistono».
un silenzio che vuole essere ascoltato
La scelta di non organizzare eventi diventa quindi una presa di posizione chiara. «Anche noi genitori abbiamo diritto a non essere lasciati soli – spiega la presidente – Oggi il nostro silenzio è una scelta. È una forma di protesta, un grido che speriamo venga finalmente ascoltato».
Un messaggio forte, che chiede servizi concreti, continuità e rispetto dei diritti. «Quando ci saranno risposte vere – conclude – torneremo in piazza. E quella sarà davvero una giornata da celebrare».



