PIOMBINO. È ufficialmente partita la fase cruciale dei lavori a Torre Mozza, nel tratto di litorale verso Follonica, per strappare l’arenile all’avanzata dell’erosione. Un intervento atteso che, se da un lato promette di restituire la spiaggia ai bagnanti prima dell’estate, dall’altro scatena una durissima polemica sulla gestione futura di quegli spazi.
ll cantiere: massi e sabbia per salvare la costa
Le operazioni, finanziate con 5 milioni di euro di fondi della Regione Toscana, sono entrate nel vivo. Un pontone sta posizionando i massi per completare la barriera soffolta, necessaria a smorzare la forza delle correnti. Parallelamente, via terra, inizieranno le operazioni di ripascimento utilizzando il materiale prelevato dal fiume Cornia.
L’obiettivo dell’amministrazione è chiaro: mettere in sicurezza il litorale e garantire una spiaggia ampia e stabile per la stagione balneare 2026. Tuttavia, proprio la destinazione di questa “nuova” terra emersa ha innescato la reazione di AVS – Sinistra Italiana Piombino.
L’Attacco di Avs: «Soldi pubblici, rendite private»
Secondo Sinistra Italiana, l’operazione nasconderebbe una scelta politica inaccettabile.
«Siamo di fronte a una spiaggia che oggi non esiste e che viene ricostruita con soldi della collettività per essere immediatamente ceduta ai privati», denunciano gli esponenti di Avs.
Il Comune ha infatti previsto la suddivisione dell’area in tre lotti da 80 metri da mettere a gara per altrettanti stabilimenti balneari. Una mossa che Avs bolla come un paradosso etico:
«La logica è tanto semplice quanto inaccettabile: la collettività paga, i privati incassano. Se paga la comunità , il bene deve restare pubblico, libero e accessibile a tutti».
Il nodo della gara e delle concessioni
Oltre alla questione ideologica, Avs solleva dubbi sulla trasparenza amministrativa. Secondo il partito, i tre bandi identici rischierebbero di favorire una concentrazione di potere nelle mani di un unico soggetto, limitando la concorrenza. Inoltre, mettere a gara una spiaggia non ancora formata creerebbe uno squilibrio a favore di chi già opera nelle aree retrostanti e possiede già strutture pronte.
«Ma non è solo una questione politica: è anche una questione di trasparenza e correttezza amministrativa. Le anomalie della gara sono evidenti. I tre bandi, infatti, sono identici per requisiti e criteri di punteggio: è del tutto prevedibile che chi vincerà il primo lotto vincerà anche gli altri due, determinando una concentrazione delle concessioni nelle mani di un unico soggetto, in contrasto con i principi di concorrenza e pluralismo».
Inoltre, aggiungono: «La recente sentenza della Corte di Cassazione penale n. 3657/2026 ha ribadito con chiarezza che le proroghe automatiche e generalizzate delle concessioni sono incompatibili con il diritto europeo e con i principi di concorrenza e parità di trattamento. Un orientamento già confermato anche dal TAR Toscana, che nel 2021 aveva annullato gli atti del Comune di Piombino proprio su questo tema».
La critica che viene rivolta si domanda perché il Comune si affretta a creare nuove concessioni su una spiaggia finanziata dal pubblico invece di mettere a gara quelle esistenti e già giudicate illegittime dal Tar.
Da una parte, dunque, c’è la necessità tecnica di proteggere la costa, dall’altra la richiesta di un modello di gestione che privilegi il bene comune sulla “rendita privata”.
«Inoltre la priorità è mettere ordine nelle concessioni esistenti, non crearne di nuove in condizioni opache. Chiediamo al Comune di fermarsi e ripensare questa scelta, prima che venga compiuto un errore politico e amministrativo che rischia di segnare in modo irreversibile questo tratto di costa. Le spiagge sono un bene comune. Non possono diventare il privilegio di pochi» concludono.