PIOMBINO. Dopo le dichiarazioni del ministro Gilberto Pichetto Fratin sulla proroga del rigassificatore a Piombino, che hanno chiarito la posizione del Governo sulla permanenza dell’impianto in porto, i comitati tornano a rivolgersi direttamente a Eugenio Giani.
Gruppo Gazebo 8 giugno, Comitato La Piazza Val di Cornia e Comitato Salute pubblica hanno diffuso una nota indirizzata al presidente della Regione Toscana, che ricopre anche il ruolo di commissario straordinario per l’impianto.
Il tono è netto: «Vogliamo il rispetto dei patti e che l’impianto cessi di lavorare a maggio 2026 e se ne vada a luglio 2026».
«Scriviamo alla stampa perché non ci rispondono»
I comitati spiegano di aver provato a contattare via Pec ministri e presidenti senza ricevere risposta.
«Siamo costretti a usare la stampa per comunicare con loro. Magari non ci rispondono ugualmente, ma almeno chi è interessato può leggere cosa diciamo».
L’appello è rivolto in particolare a Giani, chiamato a decidere sulla richiesta di proroga dell’autorizzazione all’esercizio del rigassificatore.
La richiesta di proroga e la scadenza del 3 luglio 2026
Secondo quanto riportano i comitati, il 30 dicembre 2025 Snam avrebbe presentato a Giani una richiesta di proroga dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto nel porto di Piombino.
Autorizzazione che – precisano – non va confusa con l’Aia e che scadrà il 3 luglio 2026.
«Nessuno ha visto questa richiesta eccetto lui e chi ha voluto lui. Non è pubblica» affermano.
Sempre secondo la nota, ad oggi il commissario non avrebbe ancora aperto alcun procedimento formale.
Le posizioni di Giani e il nodo delle compensazioni
I comitati ricostruiscono anche le dichiarazioni del presidente.
A gennaio Giani avrebbe detto che non avrebbe firmato alcuna proroga, dichiarandosi pronto a lasciare l’incarico. Dopo 24 ore il tono sarebbe diventato più morbido: niente firma senza prima la realizzazione delle compensazioni previste nel memorandum.
Oggi, sostengono, Giani avrebbe incontrato il ministro Pichetto per «intavolare una trattativa».
Da qui l’interrogativo: «È pronto a firmare cosa? Una proroga senza Via, senza Aia, senza pareri, senza procedimento, senza scadenza? In cambio delle famose compensazioni o di alcune di esse?».
«L’impianto deve lasciare Piombino nel 2026»
La richiesta dei comitati è chiara: rispetto dell’intesa originaria e fine dell’attività nel 2026.
«Delle compensazioni non sappiamo cosa farcene. Degli impegni presi da molti governi con Piombino vorremmo il rispetto a prescindere dal rigassificatore».
Infine l’appello alla maggioranza che sostiene Giani in Consiglio regionale: «Imponga il rispetto della mozione approvata dalla maggioranza del Consiglio regionale. Ognuno faccia la propria parte».
Dopo le parole del ministro, la decisione è politica
Le dichiarazioni di Pichetto Fratin hanno chiarito la linea del governo sulla proroga. E si è capito che, al di là di tutte le implicazioni giuridiche, basta un decreto o un emendamento per far restare la Italis Lng in porto.
Ora l’attenzione si concentra su Giani, nella sua doppia veste di presidente della Regione e commissario per l’impianto.
La partita sul futuro del rigassificatore a Piombino entra così in una fase decisiva, tra pressioni politiche, richieste del territorio e scadenze formali che si avvicinano.