GROSSETO. Sarà celebrata a fine mese, davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Grosseto Marco Mezzaluna, l’udienza che dovrà stabilire se rinviare a giudizio le tre donne accusate di aver abbandonato il neonato trovato morto a bordo di una nave da crociera nel maggio 2024, al largo di Porto Santo Stefano.
Il pubblico ministero Giovanni De Marco ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di abbandono di minore in concorso: tre le donne che sono finite nei guai, la madre del piccolo e due lavoratrici che dormivano nella sua stessa cabina.
Probabilmente, nessuna delle tre imputate sarà presente in aula: la madre è tornata nelle Filippine, così come le altre due donne, che vivono rispettivamente in Kenya e Sudafrica.
Le imputate e le accuse
Imputate al processo sono Salahid Chan Jheansel Pia, madre del bambino, oggi 30enne, difesa dall’avvocato Giovanni Di Meglio, Dorcas Njuguini Mutundu, Dorcas Njuguini, kenyota di 30 anni, e Kgothatso Mabel Jasmine Mphela, nata in Sudafrica, 27 anni. Queste ultime due sono difese dell’avvocato Luca Fabbrucci.
Le tre donne lavoravano come addette alla cucina a bordo della nave da crociera Silver Whisper della compagnia Silversea. Tutt’e tre le donne sono accusate di abbandono di minore in concorso.
«Abbandonato per tre giorni»: cosa contesta la Procura
La Procura, grazie alle indagini coordinate dal pm De Marco e svolte dai carabinieri, ha ricostruito in modo dettagliato quanto sarebbe avvenuto a bordo.
Secondo l’accusa, la madre si sarebbe imbarcata al nono mese di gravidanza presentando un certificato medico falso, per nascondere il suo stato ed evitare conseguenze lavorative. Il parto sarebbe avvenuto in cabina, senza alcun ausilio medico, nonostante la presenza di personale sanitario sulla nave.
Il neonato, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato tenuto nascosto all’interno della cabina, privo di assistenza sanitaria, vestiti e cure adeguate. Per tre giorni il bambino sarebbe rimasto solo in cabina, chiuso in un armadietto, durante i turni di lavoro delle tre donne.
La cabina, descritta come di circa tre metri quadrati e priva di prese d’aria, sarebbe stata lasciata incustodita per ore.
Il timore di perdere il lavoro
Secondo la Procura, la condotta delle imputate sarebbe stata determinata dal timore di subire conseguenze sul posto di lavoro. Per questo motivo, viene contestato l’abbandono del neonato. Abbandono che però, stando ai risultati dell’autopsia, non ha provocato la morte del piccolo Tyler.
L’allarme al personale medico di bordo sarebbe stato dato solo ore dopo il decesso del bambino, quando ormai non c’era più nulla da fare.
L’autopsia e la possibile morte naturale
Un elemento chiave dell’inchiesta resta infatti l’autopsia. Gli accertamenti medico-legali hanno infatti accertato che il neonato è morto per cause naturali, ipotesi che aveva portato, nel maggio 2024, alla scarcerazione immediata delle tre donne dopo i fermi iniziali.
Fin dall’ispezione cadaverica, eseguita dal professor Mario Gabbrielli, erano stati esclusi segni evidenti di violenza. Gli esami avevano inoltre accertato che il bambino era stato nutrito nei pochi giorni di vita.
Un processo senza imputate in aula
Nonostante l’assenza delle tre donne, l’udienza preliminare si terrà regolarmente. Il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta della Procura e disporre il rinvio a giudizio per il reato di abbandono di minore, oppure se archiviare la posizione delle imputate.
La sepoltura a Porto Santo Stefano
Nel frattempo, dopo oltre un anno, il bambino ha avuto sepoltura. La Procura ha concesso il nulla osta e la salma, fino ad allora custodita al cimitero di Sterpeto a Grosseto, è stata tumulata nel camposanto di Porto Santo Stefano, nel comune di Monte Argentario.
Il trasferimento della bara bianca è avvenuto a spese del Comune, con il supporto della Misericordia di Porto Santo Stefano.
Resta ora la parola al giudice. La morte del neonato, avvenuta in uno spazio chiuso e lontano dagli sguardi, resta una vicenda sospesa tra dolore umano e complessità giudiziaria, che Grosseto si prepara ad affrontare in aula.



