SUVERETO. Il caso della turnazione alla Rsa Villa degli Etruschi di Suvereto approda al tavolo sindacale. Al centro del dibattito, la decisione della direzione della struttura di introdurre i turni da 12 ore per il personale OSS (Operatori Socio-Sanitari). Una scelta nata da un referendum interno tra i lavoratori che ha visto prevalere la maggioranza, che solleva interrogativi critici sulla tenuta del sistema assistenziale e sulla salute degli stessi operatori.
L’incontro con la direzione
A seguito dell’esito referendario, la Fp-Cgil Livorno ha richiesto e ottenuto un incontro urgente con la direzione della Rsa. L’obiettivo del sindacato è chiaro: analizzare nel dettaglio la compatibilità di questo nuovo schema orario con i principi di tutela della salute e, soprattutto, con la qualità dell’assistenza garantita agli ospiti della struttura. Per la Fp-Cgil, il risultato del voto non può essere l’unico parametro di valutazione.
Marta Donato, responsabile SSAEP della sigla sindacale, sottolinea come la democrazia nei luoghi di lavoro debba sempre camminare di pari passo con la prevenzione del rischio.
«Nessuno mette in discussione la volontà espressa dalla maggioranza dei dipendenti: il voto è e resta sovrano – dichiara Donato – Tuttavia, sarebbe irresponsabile ignorare aspetti fondamentali legati alla salute dei lavoratori e alla sicurezza dei luoghi di lavoro. Se anche un solo lavoratore sollevasse dubbi sulla sostenibilità dei carichi di lavoro, quella voce andrebbe ascoltata e non liquidata come una semplice contestazione del risultato democratico».
La responsabilità della cura
Il sindacato ribadisce che il proprio ruolo non si ferma alla mera presa d’atto di un verbale. In un settore delicato come quello delle professioni di cura, la stanchezza derivante da turni prolungati può tradursi in un rischio non solo per chi lavora, ma anche per le persone fragili assistite.
Secondo la Fp-Cgil, difendere la democrazia significa anche assumersi la responsabilità di prevenire criticità prima che queste diventino emergenze.
«La democrazia non si esaurisce nella sola espressione del voto – conclude Marta Donato – ma deve coniugarsi con la tutela complessiva delle persone che rappresentiamo e della qualità del lavoro di cura».