ORBETELLO. La vicenda degli autovelox non omologati entra a gamba tesa nella vita politica lagunare. Non è più un tema tecnico da addetti ai lavori: è diventata una questione che coinvolge comuni, bilanci, giurisprudenza e responsabilità amministrative.
E Orbetello, come spiega Domenico Covitto, l’ex tecnico comunale oggi in rampa di lancio per le prossime amministrative, considerato uno dei simboli dell’opposizione all’attuale amministrazione, è un caso emblematico.
Qui gli autovelox non sono solo uno strumento per controllare la velocità, ma un pezzo essenziale delle entrate comunali. Come peraltro in molti altri Comuni della Maremma, da Grosseto, al caso simbolo di Campagnatico.
Da luglio gli apparecchi sono fermi: i verbali emessi con strumenti non omologati vengono infatti puntualmente annullati da giudici di pace, tribunali e Cassazione. «È un orientamento ormai consolidato».
L’autovelox fermo manda in sofferenza il bilancio
«Il Comune di Orbetello aveva programmato 2.154.000 euro di entrate da contravvenzioni – spiega Covitto – di cui 1.400.000 euro derivanti dall’articolo 142 del Codice della strada, cioè proprio dall’autovelox oggi chiuso in un cassetto».
Si parla dell’autovelox fisso che si trova sull’Aurelia, in direzione sud, all’altezza delle Quattro strade, in sostanza l’uscita per salire verso Manciano. Dove il limite è di 70kmh.
La stagione estiva, periodo di massimo traffico (e di massimi incassi), è passata senza un euro. A questo si aggiunge il “tempo sospeso” tra rilevazione, accertamento, notifica e ricorso: circa tre mesi, che hanno favorito un’impennata dei ricorsi e un ulteriore calo degli incassi.
Risultato: la cassa piange. E chi contava sugli introiti dell’autovelox per asfaltare strade, sistemare marciapiedi o aggiornare la segnaletica, «quest’anno rimane deluso».
Il fronte giudiziario: il fantasma della lite temeraria
«C’è poi un altro aspetto, tutt’altro che marginale – continua l’ex tecnico comunale – la lite temeraria. Insistere nei ricorsi su verbali destinati quasi certamente alla sconfitta, come già chiarito da pronunce univoche della Cassazione, può esporre il Comune a una condanna ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile».
Significa: spese legali più alte, potenziali risarcimenti, responsabilità amministrativa per aver perseguito contenziosi privi di reali possibilità di successo.
Un recente caso del Tribunale di Imperia – e l’intervento della magistratura a Campagnatico – dimostrano che non si tratta di un rischio teorico.
I tre rischi per Domenico Covitto: Orbetello davanti allo specchio
Tre i fronti aperti per Covitto: legittimità dell’autovelox, mancati incassi, rischio di lite temeraria. Tre fronti che riportano lo stesso messaggio: servono prudenza, trasparenza e scelte amministrative fondate, «perché perseverare su dispositivi non omologati e ricorsi destinati alla sconfitta non è solo inutile, ma può costare caro alla collettività», dice.
Il messaggio dell’ex tecnico comunale è chiaro: Covitto teme un buco di bilancio. Con l’autovelox fermo e i verbali annullati, quelle entrate non ci sono più e questo potrebbe comportare tagli a lavori e servizi già promessi.
L’altra preoccupazione è che il Comune si ostini nei ricorsi, rischiando una condanna per lite temeraria.
«Occorre affrontare la realtà – conclude Covitto –: l’autovelox non porterà più soldi, e serve una gestione seria e responsabile del bilancio».



