Busto di Wongher vandalizzato. Il nipote: «Serve rispetto. E memoria» | MaremmaOggi Skip to content

Busto di Wongher vandalizzato. Il nipote: «Serve rispetto. E memoria»

Parla Primo Micarelli, nipote dell’ex sindaco Wongher: «Rispetto e memoria sono decisivi. La libertà di adesso dipende anche da persone come mio nonno»
Il busto vandalizzato, a sinistra Primo Wongher, primo sindaco del dopoguerra all'Argentario, a destra il nipote Primo Micarelli
Il busto vandalizzato, a sinistra Primo Wongher, primo sindaco del dopoguerra all’Argentario, a destra il nipote Primo Micarelli

MONTE ARGENTARIO. Negli ultimi giorni, la comunità di Porto Santo Stefano è rimasta profondamente scossa: durante la notte tra lunedì 4 e martedì 5 agosto, qualcuno ha spezzato il mezzobusto di Primo Wongher, storico primo sindaco del dopoguerra di Monte Argentario, collocato da decenni nei giardinetti accanto al municipio.

Un gesto definito da molti “vergognoso, vile, criminale”, che profana non solo la memoria di un’istituzione, ma l’identità stessa del territorio.

Il sindaco Arturo Cerulli ha assicurato che le telecamere di videosorveglianza chiariranno la dinamica e ha promesso un nuovo ancoraggio più sicuro per il busto.

Noi intanto abbiamo voluto sentire uno dei familiari dello storico primo cittadino argentarino, Primo Micarelli, nipote dell’ex sindaco.

Una ferita che si riapre. Un colpo alla memoria collettiva 

Il busto dedicato a Primo Wongher, simbolo della Resistenza e della rinascita democratica, è stato nuovamente danneggiato. A raccontare l’amarezza è suo nipote, residente a Massa Marittima da oltre dieci anni e già protagonista, nel 2019, del recupero del busto dopo che fu gettato in mare.

«Me lo ricordo bene – racconta Primo Micarelli -. Era prima del Covid. Lo buttarono in acqua davanti al Comune. Mi tuffai con i carabinieri, lo trovammo a due o tre metri di profondità. L’avevano caricato e portato via. Fu un gesto che mi colpì nel cuore, che porto dentro l’anima come una ferita mai cicatrizzata».

Il nipote denuncia anche una certa superficialità nella protezione dell’opera: «Quando fu messo lì, il Comune avrebbe già dovuto pensare a una sistemazione più sicura. Ci sono sistemi per evitare che venga rimosso o danneggiato con facilità. Ma se ci metti solo un po’ di cementino buttato lì, basta poco per farlo cadere».

«Il rispetto è il minimo»

Ma il punto centrale resta il rispetto per ciò che il busto rappresenta: «Queste cose non devono succedere. Serve rispetto, soprattutto da parte dei giovani. Oggi possono giocare, divertirsi, vivere in tranquillità in un paese libero grazie a persone come Primo». 

«Magari se qualcuno raccontasse loro chi era Primo Wongher, cosa ha fatto, cosa rappresenta, allora forse capirebbero».

Repubblicano e antifascista, fu più volte purgato, tanto che nel 1927 fu costretto ad emigrare a Marsiglia, con la moglie Pierina Castriconi e la figlia Anastasia. Da lì continuò una grande attività antifascista, tanto che fu incluso nella lista degli attentatori maremmani, insieme al fratello Vittorio, esule anch’egli in Francia. Rientrò in Italia sono nel 1945 e nel 1946 fu eletto sindaco di Monte Argentario, fino al 1956.

Una pallonata o un gesto deliberato?

In paese circola anche un’altra ipotesi: che il danno sia stato causato accidentalmente da una pallonata.

Il nipote commenta con lucidità: «Se fosse davvero stata una pallonata, sarebbe comunque grave, ma meno rispetto a un gesto deliberato. Sarebbe il male minore. Almeno ci toglierebbe il peso dell’intenzionalità. A fare chiarezza saranno le immagini delle telecamere che presto sveleranno l’arcano».

Un simbolo da difendere

Il busto di Primo Wongher non è solo un’opera artistica. È il simbolo di un’eredità civile, di libertà conquistata, di un sacrificio che ha segnato la storia locale.

«Chi distrugge la memoria, prima o poi distrugge anche il futuro – conclude il nipote -. E il futuro, oggi più che mai, ha bisogno di memoria. E di rispetto».

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