GROSSETO. La tendenza ormai continua da anni: i fiorai in occasione dell’8 marzo, la Giornata internazionale della donna, registrano una crisi sempre più evidente, dovuta anche al commercio abusivo delle mimose, la pianta per eccellenza della festa
Vendite considerate cruciali dai negozianti regolari, che aumentano per i costi di produzione e la logistica. Nonostante la mimosa rimanga il simbolo più venduto, il settore soffre per la concorrenza sleale e i rincari, mettendo a rischio il fattore economico della ricorrenza.
I dettagli principali sulla situazione
- Commercio abusivo: Federfiori-Confcommercio segnala ogni anno la vendita abusiva e non controllata di mimose per le strade, che danneggia i fioristi che operano regolarmente.
- Aumento dei costi: i fiorai devono affrontare rincari energetici e dei costi di trasporto, che comprimono i margini di profitto, in un contesto dove il prezzo al dettaglio rimane spesso stabile (tra 10 e 15 euro per mazzetti medi).
- Concorrenza del prodotto: la sfida del mercato, inclusa l’importazione di mimose, mette pressione sulla produzione nazionale.
- Consumo abusivo: l’allarme è particolarmente sentito in città come Bologna, dove le vendite di strada si intensificano.
Il settore chiede maggiori controlli e tutele contro la vendita abusiva per proteggere i fiorai, specialmente in un periodo cruciale come la Festa della Donna.
Anche in provincia di Grosseto il calo delle vendite è evidente nei negozi al dettaglio, dove anche una semplice rosa può raggiungere i 20 euro, così come negli scaffali dei supermercati fra piante e mazzi di fiori assortiti.
In contro tendenza l’export made in Italy
Se le vendite in Italia registrano una contrazione le vendite all’estero di piante e fiori italiani hanno superato nel 2025 la cifra record di 1,3 miliardi di euro, un risultato storico che deve rafforzare l’impegno a rimuovere le troppe barriere fitosanitarie, spesso immotivate, che impediscono al florovivaismo nazionale l’accesso a troppi mercati.
I dati del 2025
- Export: oltre 1,3 miliardi di euro
- Imprese: circa 19 mila
- Superficie: circa 30 mila ettari
- Criticità: barriere fitosanitarie + logistica + reciprocità
Nonostante il lavoro portato avanti dalle aziende italiane sul fronte della sostenibilità, le vendite all’estero sono ostacolate da divieti per motivi fitosanitari che nascondono spesso vere e proprie spinte protezionistiche. Un paradosso se si considera l’alta qualità del prodotto nazionale, garantita dall’impegno quotidiano delle diciannovemila imprese tricolori impegnate a produrre piante e fiori di alta qualità su una superficie di 30 mila ettari.

Barriere fitosanitarie: divieti e mercati ancora chiusi
Mercati/ostacoli citati
- Terriccio naturale: Paesi islamici
- Divieti/limitazioni: Turchia, Nord Africa, Medio Oriente, USA, Gran Bretagna
- Problemi logistici: rotte più lunghe (circumnavigazione Africa)
Sono molti, infatti, i dossier ancora da risolvere per il florovivaismo nazionale. Si va dai problemi con il terriccio naturale nei Paesi islamici, al divieto di ingresso in Turchia, Nord Africa e in Paesi del Medio Oriente con la scusa del punteruolo rosso e della xylella, nonostante le certificazioni che attestano la totale salute delle piante, fino alle altre barriere con gli Usa e la Gran Bretagna, dove non possono entrare alberelli di agrumi se non ornamentali.
Logistica e tempi di trasporto: criticità per prodotti vivi
Ulteriori problemi stanno venendo dalla logistica, dove le principali società di navigazione scelgono la circumnavigazione dell’Africa, nonostante i problemi a Suez siano risolti, con tempi di navigazione insostenibili per le produzioni florovivaistiche nazionali.
Va difeso e rafforzato il prodotto UE
Allo stesso tempo, va rafforzata la difesa del prodotto europeo con controlli più rigorosi sull’introduzione di materiale da Paesi Terzi, che non rispettano il principio di reciprocità, tema al centro dell’incontro con i florovivaisti olandesi.
Costi, burocrazia e regole UE: nodi (energia, packaging vasi)
L’altra emergenza da affrontare è il fatto che i costi crescenti di materie prime ed energia hanno eroso le entrate dei produttori. La transizione verso metodi di produzione più sostenibili è fattibile solo fornendo agli imprenditori floricoli il capitale necessario per investire in nuovi processi, infrastrutture tecnologiche e innovative con minor impatto ambientale, abbattendo al contempo l’eccessiva burocrazia che pesa sull’attività. Occorre inoltre contrastare l’applicazione della normativa europea sul packaging che sulla base delle linee guida interpretative sul Regolamento (Ue) n. 2025/40 equipara i vasi agli imballaggi. I vasi vanno infatti riconosciuti come fattori di produzione e pertanto esclusi da tale normativa.




