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«Nostro figlio è un bravo ragazzo»: arrestato a Torino, il 22enne incastrato da dettagli di colore rosso

La disperazione dei genitori del giovane accusato di aver partecipato al pestaggio del poliziotto davanti al carcere Lorusso e Cutugno
Il pestaggio del poliziotto

ARCIDOSSO. «Siamo brave persone, ci spiace molto per quello che è successo. E anche nostro figlio è un bravo ragazzo». Sono le parole dei genitori del 22enne di Arcidosso arrestato e trasferito nel carcere torinese del Lorusso e Cutugno.

I due sono arrivati davanti alla casa circondariale domenica 1 febbraio, per avere notizie del figlio, finito in manette dopo i violenti scontri avvenuti durante il corteo organizzato in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna.

Arrestato dalla Digos 

Il giovane si chiama Angelo Simionato, ha 22 anni ed è residentea Montelaterone, piccola frazione del comune di Arcidosso. È stato individuato e arrestato dalla Digos di Torino in flagranza differita, con l’accusa di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale per il pestaggio del poliziotto Alessandro Calista, appartenente al reparto mobile.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 22enne – vicino all’area anarchica – avrebbe fatto parte del gruppo di manifestanti che si è accanito contro l’agente durante le fasi più violente della manifestazione.

Le immagini e i dettagli che lo hanno incastrato

A incastrare il giovane maremmano sono state alcune immagini analizzate dalla Digos subito dopo i disordini. Simionato non sarebbe stato né l’uomo armato di martello né uno dei principali protagonisti dell’aggressione, ma il più «riconoscibile» del gruppo.

Determinanti, secondo gli inquirenti, alcuni dettagli di colore rosso, considerati un segno distintivo in mezzo a una decina di manifestanti vestiti completamente di nero, con il volto coperto.

Le accuse: rapina e violenza a pubblico ufficiale

Oltre all’arresto, la posizione del giovane si è aggravata con due denunce.
La prima è per concorso in rapina: durante il pestaggio il poliziotto sarebbe stato «spossessato dello scudo, del casco e della maschera antigas».
La seconda denuncia riguarda la violenza a pubblico ufficiale: il 22enne sarebbe stato sorpreso in un’altra occasione mentre lanciava oggetti contro lo schieramento delle forze dell’ordine.

Il giovane risulta incensurato, un elemento sottolineato anche dai genitori, che davanti al carcere hanno ribadito di non riconoscere nel figlio un profilo violento.

Altri arresti e decine di denunce

All’arresto del 22enne di Arcidosso si aggiungono quelli di altri due attivisti torinesi, di 31 e 35 anni, fermati in flagranza e accompagnati in carcere con le accuse di resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

Durante circa due ore di guerriglia urbana, altre 24 persone sono state bloccate e accompagnate in questura: per loro sono scattate denunce a vario titolo per resistenza, porto di armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità. Sequestrati fumogeni, materiale per coprirsi il volto, sassi, chiavi inglesi e coltelli.

Un corteo da oltre 1.500 manifestanti

I disordini hanno coinvolto oltre 1.500 manifestanti, molti dei quali organizzati in vere e proprie «squadre», dotate di scudi in lamiera e nomi in codice per riconoscersi e ricompattarsi durante le avanzate.

La Digos ha inoltre intercettato 54 stranieri prima che potessero unirsi al corteo: 35 francesi, 3 turchi, ma anche australiani, greci e messicani. Un appuntamento che ha richiamato attivisti anche dall’estero.

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