Sciopero a Piombino, tre sindaci in corteo con gli studenti. E Usb lancia l’allarme sui bambini ucraini | MaremmaOggi Skip to content

Sciopero a Piombino, tre sindaci in corteo con gli studenti. E Usb lancia l’allarme sui bambini ucraini

Ticciati, Riccucci e Pasquini insieme agli studenti nella manifestazione del 30 ottobre. Usb denuncia il rischio di interrompere il percorso scolastico dei bambini ucraini trasferiti dall’ex hotel Phalesia a San Vincenzo
I sindaci Riccucci, Ticciati e Pasquini alla manifestazione del 30 ottobre a Piombino

PIOMBINO. Non c’erano soltanto gli studenti, gli insegnanti e il personale Ata, venerdì 30 ottobre, lungo le strade di Piombino. In mezzo ai ragazzi che manifestavano contro il riarmo, il carovita e la mancanza di investimenti nella scuola e nella sanità, c’erano anche tre sindaci della Val di Cornia, che hanno scelto di partecipare al corteo, ascoltare le richieste dei giovani e manifestare pubblicamente la propria vicinanza alle loro preoccupazioni.

Alberta Ticciati, sindaca di Campiglia Marittima, Paolo Riccucci, sindaco di San Vincenzo, e Jessica Pasquini, sindaca di Suvereto, hanno camminato insieme agli studenti, condividendo una mattinata che ha portato in piazza, secondo le stime diffuse da Usb, circa 400 persone tra ragazzi, docenti e personale scolastico.

Una manifestazione che ha attraversato il centro cittadino, con cartelli, striscioni e slogan, per chiedere una diversa distribuzione delle risorse pubbliche e maggiori opportunità per le nuove generazioni.

Ma il corteo è stato anche l’occasione per riportare al centro dell’attenzione un’altra vicenda che riguarda da vicino il mondo della scuola piombinese: il previsto trasferimento a San Vincenzo delle famiglie ucraine accolte nell’ex hotel Phalesia, con il rischio di interrompere percorsi di integrazione che bambini e ragazzi hanno costruito faticosamente negli ultimi anni.

I primi cittadini in mezzo agli studenti: «Il futuro riguarda tutti»

La presenza dei tre primi cittadini è stata una delle caratteristiche della manifestazione. Non un intervento istituzionale dal palco, ma la scelta di stare fisicamente in mezzo ai ragazzi, accompagnandoli durante il corteo e ascoltando le ragioni della protesta.

Jessica Pasquini, sindaca di Suvereto, ha spiegato così la propria partecipazione:

«Oggi ho voluto essere in mezzo al corteo degli studenti che sfilavano: contro il riarmo, per maggiori investimenti nella scuola e nella sanità, contro il caro vita che aumenta le disuguaglianze. Ma soprattutto volevo essere accanto a giovani che rivendicano il diritto di non accettare passivamente una società ingiusta lasciata loro in eredità».

Per Pasquini, al di là delle singole rivendicazioni, c’è una questione che riguarda il rapporto tra le nuove generazioni e le istituzioni, chiamate a non ignorare le preoccupazioni di chi sta costruendo il proprio futuro.

«Sono temi complessi, ma è giusto ascoltare e sostenere chi chiede più attenzione, partecipazione e un ruolo attivo nel futuro del Paese».

Riccucci: «Da studente manifestavo, oggi sono qui per ascoltare»

Gli studenti di fronte al Metropolitan

Anche Paolo Riccucci, sindaco di San Vincenzo, ha voluto spiegare il significato della sua presenza, ricordando le manifestazioni alle quali partecipava quando era studente.

«La necessità degli studenti di manifestare la propria preoccupazione per il futuro non può e non deve essere ignorata. Da studente ho partecipato a diverse manifestazioni e ho sempre apprezzato quelle occasioni in cui anche le istituzioni hanno scelto di scendere in piazza, non per fare politica, ma per ascoltare, sostenere e dare attenzione ai giovani».

È con questo spirito che Riccucci ha scelto di partecipare al corteo di Piombino, condividendo la giornata con le due sindache e con altri amministratori presenti.

A colpirlo, soprattutto, è stata la determinazione dei ragazzi e la loro capacità di guardare oltre le difficoltà del presente.

«Ho apprezzato i temi portati in piazza e, soprattutto, lo sguardo di questi ragazzi: più che concentrarsi su dove si trovano oggi, guardano a dove vogliono arrivare e sono pronti a lottare per costruirsi quel futuro».

Poi una riflessione che allarga il significato della giornata: «Perché il futuro dei giovani non è una questione che riguarda soltanto loro: è una responsabilità che riguarda tutti noi».

Ticciati: «Non siete la generazione dei viziati. Non mollate»

La bandiera della Pace

È un messaggio particolarmente diretto quello rivolto agli studenti da Alberta Ticciati, sindaca di Campiglia Marittima, che ha voluto sottolineare il valore di una manifestazione pacifica e la necessità di dare ascolto a una generazione che spesso viene accusata di scarso impegno e disinteresse.

«Questa mattina ho voluto essere qui in mezzo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi. In mezzo al nostro presente e al nostro futuro. Volevo sentissero di non essere soli. Di non essere la generazione dei viziati, volevo sapessero che stanno facendo la loro parte in questo mondo così difficile e pieno di contraddizioni».

La sindaca ha richiamato l’attenzione anche sul modo in cui gli studenti hanno scelto di manifestare, rivendicando le proprie idee senza episodi di violenza.

«Senza violenza, senza scontri, con la convinzione e la determinazione di far sentire il loro grido: più soldi sulla sanità, più investimenti sulle scuole, più lavoro stabile e più attenzione al sociale, più inclusione e più sostegno allo studio, più pace!».

E infine l’incoraggiamento: «Non mollate! Un mondo diverso è possibile! Lottate per averlo! Noi saremo al vostro fianco!».

Tre interventi diversi, dunque, ma accomunati dalla volontà di riconoscere ai giovani un ruolo attivo nel dibattito pubblico e di ribadire la necessità di un confronto tra studenti, scuola e istituzioni.

Usb rilancia il caso dell’ex Phalesia: «Bambini rifugiati come pacchi da smistare?»

Sciopero del 30 ottobre a Piombino

Accanto alle rivendicazioni generali dello sciopero, Usb Scuola Piombino ha riportato l’attenzione su una questione che interessa direttamente decine di famiglie e il sistema scolastico cittadino.

È quella dei circa 110 profughi ucraini ospitati nell’ex hotel Phalesia, destinati a essere trasferiti nell‘ex hotel Santa Caterina di San Vincenzo, nell’ambito di una decisione della Prefettura di Livorno legata alla vendita dell’immobile piombinese.

Tra queste persone ci sono numerosi bambini e ragazzi che, dopo essere fuggiti dalla guerra, hanno trovato nelle scuole di Piombino un punto di riferimento, imparando la lingua italiana, costruendo amicizie e inserendosi progressivamente nella comunità.

Adesso, proprio quando sembravano aver raggiunto una condizione di maggiore stabilità, si trovano davanti alla prospettiva di un nuovo cambiamento.

«Bambini e studenti rifugiati come pacchi da smistare?», domanda provocatoriamente Usb Scuola, che esprime solidarietà alle famiglie, agli insegnanti e alla dirigenza scolastica, invitando tutta la cittadinanza a non rimanere indifferente.

Secondo il sindacato, la decisione di trasferire le famiglie senza un adeguato coinvolgimento della comunità scolastica rischia di compromettere un percorso di integrazione costruito negli anni.

«La decisione della Prefettura di Livorno di avviare il trasferimento di centodieci profughi ucraini, tra cui moltissimi bambini e bambine inseriti da tre anni nelle scuole di Piombino, dal Centro di Accoglienza Straordinario dell’ex hotel Phalesia alla struttura di San Vincenzo, a causa della vendita dell’immobile, rappresenta un gravissimo atto di miopia amministrativa e umana».

«Hanno imparato l’italiano, trovato amici e ricostruito le loro certezze»

È soprattutto sulle conseguenze per i minori che si concentra la denuncia del sindacato.

Quando sono arrivati a Piombino, dopo essere fuggiti dall’Ucraina, molti di questi bambini non conoscevano la lingua italiana, avevano lasciato alle spalle amici, case, abitudini e familiari, portando con sé le conseguenze di un’esperienza traumatica.

La scuola è diventata uno dei luoghi fondamentali della loro integrazione.

Grazie al lavoro degli insegnanti e alla rete di solidarietà cittadina, i ragazzi hanno imparato a comunicare, hanno stretto amicizie e conquistato quella quotidianità che per tanti loro coetanei rappresenta qualcosa di scontato, ma che per chi è fuggito da una guerra ha un valore completamente diverso.

Ora il trasferimento rischia di modificare nuovamente le loro abitudini, allontanarli dai compagni e mettere in discussione la continuità educativa.

«La chiusura del Cas piombinese prospetta loro un nuovo sradicamento, una nuova perdita delle loro sicurezze e dei legami faticosamente costruiti», sottolinea Usb.

Il sindacato evidenzia inoltre un altro possibile effetto, che riguarda l’organizzazione scolastica del territorio. La presenza dei bambini ucraini, infatti, avrebbe contribuito in questi anni a mantenere attive alcune classi e a consentire l’organizzazione di più sezioni con un numero inferiore di alunni.

La loro eventuale uscita dagli istituti piombinesi potrebbe quindi produrre conseguenze anche sul funzionamento delle scuole.

Il diritto alla scuola e il rischio di un’altra separazione

Hotel Santa Caterina

La questione sollevata da Usb va oltre il semplice trasferimento da un Comune all’altro.

Il nodo è capire come garantire la continuità didattica e la stabilità dei rapporti umani per bambini e adolescenti che hanno già vissuto l’esperienza della guerra e dello sradicamento.

Secondo il sindacato, decisioni amministrative di questo genere non possono prescindere dal confronto con insegnanti, famiglie, dirigenti scolastici e amministrazioni locali, perché l’accoglienza non consiste soltanto nell’assegnare un posto in cui vivere, ma anche nel permettere alle persone di costruire relazioni e sentirsi parte di una comunità.

«La scuola pubblica dovrebbe rappresentare il massimo presidio di stabilità e inclusione sociale. Spezzare la continuità didattica ed educativa significa invece infliggere un ulteriore trauma a chi ha già pagato il prezzo più alto della violenza bellica», afferma Usb.

Il sindacato richiama quindi l’articolo 34 della Costituzione, secondo cui «La scuola è aperta a tutti», ribadendo il principio che nessun bambino deve sentirsi straniero all’interno di una classe.

Nella presa di posizione viene espressa anche la preoccupazione per le politiche nazionali sull’immigrazione e per il futuro dei programmi di protezione dei rifugiati, con particolare riferimento ai giovani provenienti da Paesi coinvolti nei conflitti.

Si tratta di timori e scenari prospettati dal sindacato, non di provvedimenti annunciati nei confronti delle famiglie ucraine ospitate a Piombino.

Il trasferimento a San Vincenzo e le preoccupazioni dei Comuni

Il trasferimento dei rifugiati è stato annunciato dalla Prefettura all’inizio di ottobre, con la prospettiva di completare lo spostamento entro la fine dell’anno.

Anche il sindaco di San Vincenzo, Paolo Riccucci, aveva già espresso perplessità sulle modalità dell’operazione, chiedendo un confronto tra le istituzioni e una verifica delle condizioni necessarie per accogliere adeguatamente un numero così consistente di persone.

La posizione dell’amministrazione sanvincenzina non è stata quella di rifiutare l’accoglienza, ma di chiedere programmazione, servizi e risorse proporzionate alle esigenze dei nuovi ospiti.

Alle preoccupazioni del Comune che dovrà accogliere le famiglie si aggiungono ora quelle della comunità scolastica piombinese, che teme di vedere interrotto un percorso di integrazione nel quale sono stati investiti anni di lavoro.

La questione resta dunque aperta, soprattutto per quanto riguarda il futuro scolastico dei bambini, la possibilità di mantenere i rapporti con le classi frequentate e le misure necessarie a evitare un’ulteriore frattura nelle loro vite.

 

Dalla manifestazione una richiesta: ascoltare i giovani, a cominciare dai più fragili

I sindaci con Usb

Sono due vicende diverse, ma che finiscono per incontrarsi attorno allo stesso tema: il ruolo della scuola come luogo di crescita, opportunità e inclusione.

Da una parte ci sono gli studenti che venerdì 30 ottobre hanno attraversato Piombino per chiedere più investimenti nell’istruzione, nella sanità e nel lavoro, accompagnati da insegnanti, personale Ata e da tre sindaci della Val di Cornia.

Dall’altra ci sono bambini e adolescenti ucraini che rischiano di dover ricominciare ancora una volta, dopo essere riusciti a costruire, lontano dal loro Paese, una quotidianità fatta di lezioni, amicizie e piccoli punti fermi.

Ed è proprio su queste certezze, conquistate con fatica, che Usb chiede alle istituzioni di intervenire prima che il trasferimento diventi definitivo, perché il diritto allo studio non si esaurisce nella disponibilità di un banco e di un’aula, ma comprende anche la possibilità di crescere in un ambiente stabile, nel quale sentirsi accolti e riconosciuti.

 

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