POPULONIA. Per il secondo anno consecutivo, il poggio della Porcareccia nel Parco Archeologico di Baratti e Populonia si conferma una miniera d’oro per la ricerca archeologica.
Il team di Etruscologia dell’Università di Pisa è tornato sul campo per indagare il cuore pulsante dell’antico quartiere produttivo della città etrusca, con l’obiettivo di svelare la struttura e la tecnologia impiegate nella lavorazione del ferro, la risorsa che rese Populonia un gigante economico nell’Etruria settentrionale.
A quasi due decenni dalle ultime indagini, gli scavi scientifici coordinati da Lisa Rosselli ed Emanuele Taccola (avviati con la nuova concessione del 2025) si sono concentrati sul cosiddetto “Edificio B“. Si tratta di una struttura a pianta trapezoidale estesa su circa 200 metri quadrati, in passato indagata solo in modo parziale, che sta rivelando dettagli preziosi sull’organizzazione del lavoro e degli impianti metallurgici.
Un’officina a cielo aperto

Le scoperte nei due settori attualmente sotto scavo parlano chiaro: la presenza di depositi di scorie e frammenti di ematite testimonia l’intensa attività di riduzione del minerale e di forgiatura che caratterizzava l’area. I punti esatti in cui il metallo veniva lavorato sono segnati in modo inequivocabile dai residui delle fornaci e da terreni anneriti o arrossati dall’impatto delle altissime temperature.
Gli scavi mettono inoltre in luce complesse tecniche di cantiere e organizzazione degli spazi: nel settore occidentale sono stati rinvenuti piani di lavoro realizzati al di sopra di un consistente cumulo di pietre, riconducibile forse a una demolizione intenzionale per rialzare la quota del terreno; a est, al contrario, le infrastrutture poggiano su uno spesso strato artificiale di sabbia gialla, suggerendo una pianificazione ben differenziata della zona produttiva.
Stando ai dati raccolti, tutte queste evidenze risalgono alla fase più recente di vita degli edifici industriali, databile tra la seconda metà del IV e i primi decenni del III secolo a.C., rappresentando un momento chiave nell’evoluzione storica e produttiva della città.
Una rete di tutela e divulgazione

La campagna di ricerca nasce dalla collaborazione tra l’Ateneo pisano, il Ministero della cultura, la Soprintendenza locale, la Regione Toscana, il Comune di Piombino e la Parchi Val di Cornia. Questa sinergia si inserisce nell’Accordo di valorizzazione volto a tutelare e promuovere un patrimonio archeologico di straordinaria delicatezza.
I risultati sono stati presentati ufficialmente al pubblico durante la rassegna “Gli archeologi raccontano“, inserita nel programma della “Giornata degli Etruschi 2026” finanziata dal Consiglio Regionale della Toscana.
L’evento ha offerto ai visitatori l’opportunità di osservare da vicino i reperti e toccare con mano il lavoro sul campo attraverso laboratori di archeologia sperimentale, riportando in vita le radici artigianali e metallurgiche dell’antica Populonia.