PIOMBINO. Prima la fuga dalla guerra, poi gli anni trascorsi a imparare una nuova lingua, a costruire amicizie, a sentirsi finalmente parte di una comunità. E adesso la prospettiva di dover ricominciare ancora una volta, lasciare i compagni di classe, le maestre e quella quotidianità che, dopo tante difficoltà, aveva restituito un po’ di stabilità alle loro vite. Il trasferimento dei 110 profughi ucraini dall’ex hotel Phalesia di Piombino all’ex hotel Santa Caterina di San Vincenzo continua a suscitare proteste e, dopo gli appelli delle insegnanti e delle famiglie, arriva anche la dura presa di posizione del sindacato Usb Scuola.
Il titolo del comunicato è una domanda che riassume il senso della protesta: «Bambini e studenti rifugiati come pacchi da smistare?».
Un intervento che mette direttamente sotto accusa la decisione della Prefettura di Livorno, definita dal sindacato «un gravissimo atto di miopia amministrativa e umana», e che riporta al centro della vicenda una questione rimasta finora senza una soluzione annunciata: come garantire la continuità scolastica dei bambini che, dopo anni trascorsi a Piombino, dovrebbero trasferirsi in un altro Comune.
Usb contro il trasferimento: «Una decisione calata dall’alto»
Il sindacato esprime piena solidarietà alle famiglie, alle insegnanti e alla dirigenza scolastica che nelle scorse settimane hanno manifestato la propria preoccupazione per il futuro dei bambini accolti nel Centro di accoglienza straordinario dell’ex Phalesia.
La decisione di trasferire gli ospiti è legata alla vendita dell’immobile piombinese e prevede il loro spostamento nella struttura individuata a San Vincenzo, secondo un percorso avviato dalla Prefettura che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno.
Ma per Usb non può essere soltanto una questione di disponibilità degli edifici. «Siamo al fianco delle insegnanti, della dirigenza scolastica, delle famiglie e dell’intera comunità territoriale che hanno denunciato con forza questa operazione calata dall’alto», scrive il sindacato.
Il problema, secondo l’organizzazione, è che una decisione amministrativa destinata a incidere profondamente sulla vita delle persone sarebbe stata assunta senza un adeguato confronto con chi, in questi anni, ha seguito quotidianamente i percorsi di accoglienza e integrazione.
Tre anni per costruire una nuova vita, ora il rischio di perdere i legami
È soprattutto sulla condizione dei bambini che il comunicato insiste, ricordando il percorso compiuto dal loro arrivo in Italia, dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022.
Molti di loro sono inseriti da tre anni nelle scuole di Piombino. Sono arrivati senza conoscere la lingua, portandosi dietro le conseguenze di una guerra che aveva sconvolto le loro famiglie e le loro abitudini, ma grazie all’impegno delle insegnanti, dei compagni e di una rete spontanea di solidarietà hanno progressivamente trovato nuovi punti di riferimento.
Hanno imparato l’italiano, costruito rapporti di amicizia, partecipato alla vita scolastica e cittadina. Un percorso che adesso rischia di interrompersi proprio quando cominciava a dare i suoi frutti.
«Ora la chiusura del Cas piombinese prospetta loro un nuovo sradicamento, una nuova perdita delle loro sicurezze e dei legami faticosamente costruiti», denuncia USB.
La questione era già emersa con forza nelle testimonianze raccolte da MaremmaOggi. La maestra Francesca Federighi, che ha seguito alcuni di questi bambini nella scuola dell’infanzia, aveva raccontato il lungo lavoro necessario per aiutarli a superare le difficoltà linguistiche e a sentirsi finalmente accolti.
«I bambini non sono valigie, non sono pacchi che si spostano da un punto all’altro», aveva detto l’insegnante, esprimendo il timore che un nuovo trasferimento potesse vanificare parte del percorso educativo e affettivo costruito negli anni.
Una preoccupazione condivisa anche dalle famiglie dei compagni di classe, soprattutto per i piccoli che hanno appena iniziato la scuola primaria e che rischiano di dover affrontare un altro cambiamento proprio nel momento delicato del passaggio dalla materna alle elementari.
Anche le scuole di Piombino rischiano di perdere classi
Il trasferimento, però, non riguarda soltanto i bambini ucraini. Potrebbe avere conseguenze anche sull’organizzazione delle scuole cittadine e sui servizi destinati a tutte le famiglie.
A ricordarlo è ancora Usb, che sottolinea come negli ultimi anni la presenza degli alunni provenienti dal centro di accoglienza abbia contribuito a mantenere attive alcune classi e a consentire l’organizzazione di sezioni con un numero più contenuto di studenti.
Un aspetto sul quale era già intervenuta la dirigente scolastica Letizia Braschi, spiegando che la presenza dei bambini ucraini aveva permesso di raggiungere i numeri necessari per attivare classi che altrimenti non sarebbero state autorizzate.
Un esempio concreto riguarda la scuola primaria Alighieri, dove lo scorso anno sono state attivate due classi a tempo pieno, rispettivamente di 15 e 16 alunni, grazie anche alla presenza di due bambini provenienti dal centro di accoglienza. Senza quei due iscritti, aveva spiegato la dirigente, sarebbe stata attivata una sola classe, con un numero decisamente superiore di bambini.
L’eventuale uscita degli studenti ucraini dalle scuole piombinesi potrebbe quindi avere ripercussioni che vanno oltre il loro percorso personale, incidendo sull’organizzazione futura delle classi e sull’offerta scolastica complessiva.
«La scuola deve essere un luogo di stabilità, non un’altra incertezza»
Nella sua presa di posizione Usb allarga la riflessione alle condizioni dell’accoglienza, sostenendo che la precarietà abitativa dei rifugiati rischia di trasferirsi direttamente sulla vita scolastica dei figli. Secondo il sindacato, la scuola pubblica dovrebbe rappresentare un punto fermo nella vita di bambini che hanno già conosciuto l’esperienza della guerra, della fuga e della separazione dai propri luoghi di origine.
Interrompere la continuità educativa, senza un percorso condiviso e senza un’adeguata preparazione, rischierebbe invece di aggiungere nuove difficoltà a quelle già affrontate.
Usb richiama anche l’articolo 34 della Costituzione, che stabilisce il principio secondo cui «la scuola è aperta a tutti», e ribadisce la necessità di garantire uguali opportunità e condizioni di accoglienza agli studenti indipendentemente dalla loro nazionalità.
Il sindacato critica inoltre quella che considera una disparità di trattamento nei confronti dei cittadini stranieri, sostenendo che decisioni di questo tipo difficilmente verrebbero affrontate con le stesse modalità se riguardassero famiglie italiane. Si tratta di una valutazione politica e sindacale, che Usb collega alla propria opposizione alle politiche di accoglienza considerate insufficientemente strutturate.
Il trasferimento a San Vincenzo e le perplessità del sindaco Riccucci
La vicenda, intanto, coinvolge anche il Comune di San Vincenzo, dove dovrebbero essere trasferiti i circa 110 ospiti dell’ex Phalesia.
Il sindaco Paolo Riccucci aveva già espresso pubblicamente le proprie perplessità, sottolineando che l’arrivo contemporaneo di un numero così significativo di persone richiede servizi adeguati, risorse e una programmazione condivisa tra le istituzioni. La posizione del Comune non è quella di rifiutare l’accoglienza, ma di chiedere che sia organizzata tenendo conto delle esigenze delle famiglie e delle capacità del territorio.
«La solidarietà infatti, per essere davvero tale, non può limitarsi a spostare delle persone da un luogo all’altro», aveva sottolineato il primo cittadino.
Il trasferimento, secondo quanto comunicato dalla Prefettura nelle scorse settimane, dovrebbe avvenire entro la fine del 2026. Resta però da chiarire come saranno organizzati i servizi scolastici e quali soluzioni potranno eventualmente essere adottate per consentire ai bambini di proseguire il percorso già iniziato nelle scuole piombinesi.
Venerdì 30 ottobre la protesta, appuntamento alle 8 in via della Pace
La presa di posizione di USB arriva alla vigilia della mobilitazione di venerdì 30 ottobre, giornata nella quale il sindacato annuncia la propria partecipazione allo sciopero e invita il personale docente e Ata di Piombino e della Val di Cornia a unirsi alla manifestazione studentesca.
Il corteo partirà alle 8 da via della Pace, a Piombino. La protesta avrà una piattaforma più ampia, che comprende il no alle politiche di riarmo, la contrarietà alla militarizzazione delle scuole e la richiesta di maggiori investimenti nei servizi pubblici e nel welfare.
Ma Usb ha scelto di collegare esplicitamente a questa mobilitazione anche la vicenda dei bambini ucraini, ritenendola un esempio delle conseguenze che decisioni istituzionali non sufficientemente condivise possono avere sulla vita quotidiana degli studenti e delle famiglie.
La domanda ancora senza risposta: i bambini potranno restare nelle loro scuole?
Al di là dello scontro tra sindacato e Prefettura, resta una questione concreta che riguarda il futuro dei bambini. Il trasferimento delle famiglie a San Vincenzo deve necessariamente comportare anche il cambio di scuola?
È questo il nodo che emerge dalle testimonianze delle insegnanti, dalle preoccupazioni dei genitori e adesso anche dall’intervento di Usb.
La distanza tra Piombino e San Vincenzo non rende di per sé impossibile mantenere l’iscrizione nelle scuole già frequentate, ma occorrerebbe individuare soluzioni organizzative e di trasporto compatibili con le esigenze delle famiglie, alcune delle quali non dispongono di mezzi propri e hanno trovato lavoro proprio a Piombino.
Al momento, tuttavia, non risulta annunciato un piano specifico per garantire questa continuità scolastica.
Ed è proprio su questo punto che la vicenda attende una risposta dalle istituzioni competenti: perché trovare un nuovo edificio nel quale accogliere i profughi è una parte del problema, ma assicurare che i bambini non perdano quanto costruito in questi anni è un’altra questione, altrettanto importante.