Mobilitazione per la Palestina: Piombino scende in piazza per la giornata nazionale | MaremmaOggi Skip to content

Mobilitazione per la Palestina: Piombino scende in piazza per la giornata nazionale

Sabato 10 ottobre presidio di solidarietà in piazza Cappelletti organizzato dalla rete Flotilla Val di Cornia per chiedere il rispetto del diritto internazionale e lo stop alle armi
Una mostra organizzata dai piccoli alunni del Rodari in piazza Dante per l’arrivo della Freedom Flottilla lo scorso anno scolastico

PIOMBINO.  Anche il territorio della Val di Cornia si unisce alla giornata di mobilitazione nazionale per la Palestina prevista per sabato 10 ottobre.

A Piombino l’appuntamento è fissato in piazza Cappelletti, dove dalle 16:30 alle 19:00 si terrà un presidio di solidarietà. L’evento è promosso da Flotilla Val di Cornia, una realtà che raccoglie diverse forze politiche, sindacali e associative locali unite nel sostegno alla causa palestinese.

Le motivazioni della protesta

Gli organizzatori sottolineano come, nonostante il calo dell’attenzione da parte dei media e le narrazioni di pacificazioni non veritiere, i crimini e l’oppressione contro il popolo palestinese non si siano mai arrestati.

La popolazione di Gaza continua a subire massacri, assedio, carestia e tentativi di pulizia etnica, mentre in Cisgiordania cresce la pressione legata ai raid militari e alle violenze dei coloni. La manifestazione intende riportare al centro del dibattito la richiesta di una fine immediata del genocidio, dello sblocco dei soccorsi umanitari e del ritiro dell’esercito di occupazione.

Opposizione alle misure repressive e tutela del dissenso

Tra i punti al centro della mobilitazione vi è la netta contrarietà alle recenti misure legislative nazionali, tra cui il cosiddetto “Ddl Antisemitismo“, contestato perché adotta definizioni che rischiano di equiparare l’antisionismo all’antisemitismo al fine di mettere a tacere la critica politica. La piazza chiederà inoltre il superamento dei decreti sicurezza e la fine delle contromisure repressive dirette contro i movimenti di solidarietà, invocando contemporaneamente la libertà per i prigionieri politici palestinesi in Italia e il pieno riconoscimento del diritto all’autodeterminazione, alla resistenza e al ritorno.

La richiesta di embargo sulle armi e il rispetto dei mandati internazionali

Gli attivisti contestano duramente la posizione dello Stato italiano, considerato corresponsabile della situazione in quanto terzo esportatore mondiale di armamenti verso Israele. Per questo motivo si sollecita l’interruzione immediata di ogni forma di accordo economico, militare, diplomatico e accademico, unitamente all’applicazione di sanzioni severe e di un embargo totale sulle armi. La manifestazione richiederà inoltre il pieno rispetto del diritto internazionale e la puntuale esecuzione dei mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale verso il premier Netanyahu e altri membri del governo israeliano.

L’impatto sociale del riarmo europeo

L’ultima critica mossa dagli organizzatori riguarda le politiche d’indirizzo economico a livello europeo e nazionale, orientate a un progressivo aumento degli investimenti nell’industria bellica fino al raggiungimento della soglia del 5% del Pil per la difesa. Secondo la rete di associazioni promotrice del presidio, questa scelta sottrae risorse cruciali che dovrebbero invece essere destinate alla tutela dei diritti sociali, alla sanità pubblica, all’istruzione, al lavoro e al welfare.

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