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«Quei granuli non erano plastica», FdI all’attacco: «Basta sentenze senza analisi»

Dopo gli esami di Arpat esplode la polemica politica a Piombino. Fratelli d’Italia punta il dito contro le dichiarazioni di Legambiente e Adriano Bruschi: «Generato un allarme ingiustificato»
I granuli bianchi sulle spiagge della Val di Cornia, da San Vincenzo a Baratti
I granuli bianchi sulle spiagge della Val di Cornia, da San Vincenzo a Baratti

PIOMBINO. Per giorni quei misteriosi granuli bianchi comparsi sulle spiagge hanno fatto scattare segnalazioni, fotografie e interrogativi. Sembravano piccoli pallini di plastica e proprio questa era stata una delle prime ipotesi avanzate per spiegare la loro presenza lungo chilometri di costa.

Adesso, però, sono arrivate le analisi di Arpat. E il risultato cambia completamente lo scenario: non è plastica.

Il materiale raccolto sulle spiagge tra Rimigliano e Baratti, nel golfo di Baratti, nel golfo di Follonica e a Rio Marina, all’Isola d’Elba, è di natura biologica ed è costituito prevalentemente da alginato di sodio. Gli esami hanno quindi escluso che i granuli siano residui plastici.

Resta invece ancora da risolvere una parte fondamentale del mistero: da dove arrivano e perché sono comparsi contemporaneamente lungo un tratto di costa così vasto.

Un fenomeno mai documentato prima nel Mediterraneo

È proprio l’estensione del fenomeno a renderlo particolarmente interessante.

Le segnalazioni hanno infatti interessato un’area che va dal tratto di costa compreso tra San Vincenzo e Piombino fino alle isole d’Elba e Capraia.

Secondo quanto comunicato da Arpat, al momento non risultano fenomeni analoghi di questa ampiezza né precedenti documentati nel Mediterraneo.

L’alginato può essere prodotto da diverse tipologie di alghe, comprese quelle unicellulari, e può essere collegato a meccanismi di protezione degli organismi o alla risposta a particolari condizioni di stress ambientale.

Ma non è ancora possibile affermare che siano state proprio le alghe a generare i granuli trovati sulle spiagge.

Cosa hanno trovato al microscopio

Le indagini hanno infatti riservato un altro elemento interessante.

Esaminando al microscopio alcuni campioni raccolti a Rio, all’Isola d’Elba, sono state individuate strutture riconducibili anche a tessuti di piante superiori.

Per questo tra le ipotesi prese in considerazione dagli esperti c’è anche un possibile coinvolgimento della vegetazione costiera.

L’identificazione della matrice originaria, tuttavia, è complessa: i gel polisaccaridici possono inglobare altri materiali presenti nell’ambiente.

Gli elementi raccolti fino a questo momento indicano quindi una prevalente natura biologica e, con ogni probabilità, vegetale. Gli accertamenti proseguiranno per cercare di stabilire con maggiore precisione la provenienza del materiale e le ragioni della sua presenza su un’area così estesa.

L’ipotesi dei pallini di plastica

Prima dei risultati delle analisi era circolata un’interpretazione completamente diversa.

Adriano Bruschi di Legambiente Val di Cornia aveva ricondotto il materiale a pallini di plastica che, secondo l’ipotesi avanzata, potevano essere finiti in mare durante il lavaggio della stiva di una nave.

Gli accertamenti di Arpat hanno però escluso che il materiale analizzato sia costituito da residui plastici, facendo così cadere quella ricostruzione. Anche la Tgr Toscana ha ricordato come Legambiente avesse inizialmente temuto che si trattasse di detriti dispersi durante il lavaggio di una stiva.

Fratelli d’Italia attacca: «Prima di formulare sentenze servono le analisi»

Il risultato degli esami ha inevitabilmente aperto anche il fronte politico.

Il coordinamento di Fratelli d’Italia Piombino interviene sulla vicenda sottolineando come sia normale modificare una valutazione quando emergono nuovi elementi. Il punto contestato dal partito riguarda invece l’aver presentato inizialmente come certa una ricostruzione che, in quel momento, non era stata ancora supportata dalle analisi.

Secondo Fratelli d’Italia, su questioni ambientali capaci di suscitare preoccupazione tra i cittadini sarebbe necessario attendere campionamenti, analisi e valutazioni degli organismi competenti prima di indicare cause e possibili responsabili.

Il dato scientifico disponibile oggi mette comunque un punto fermo sulla questione: i granuli bianchi che hanno invaso numerose spiagge della costa toscana non sono plastica.

Il mistero, però, non è ancora completamente risolto. Resta da capire che cosa abbia prodotto un fenomeno tanto esteso e perché sia comparso proprio adesso lungo una porzione così ampia del litorale toscano.

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