Gattarossa Piombino, l'amarezza di Giovanna Manneschi | MaremmaOggi Skip to content

Gattarossa, Giovanna Manneschi rompe il silenzio: «Il mio dolore non è un trofeo politico»

L’ex titolare del locale di Calamoresca critica un post politico pubblicato sui social dopo la fine della vicenda: «Le istituzioni devono rispettare la dignità delle persone»
Giovanna Manneschi davanti a quel che resta del Gattarossa
Giovanna Manneschi davanti a quel che resta del Gattarossa

PIOMBINO. La fine del Gattarossa non è soltanto la conclusione di una lunga vicenda amministrativa. Per Giovanna Manneschi, ex titolare dello storico locale di Calamoresca, rappresenta anche la perdita di un progetto nel quale aveva investito risorse economiche, lavoro e una parte importante della propria vita. Una ferita che torna a farsi sentire dopo la pubblicazione sui social di un post politico che, secondo l’ex concessionaria, avrebbe celebrato la conclusione della vicenda come una vittoria.

A suscitare la sua indignazione è soprattutto la presenza del simbolo di un partito e del nome di un consigliere comunale, associati a quello che lei considera un momento profondamente doloroso, tanto da spingerla a intervenire pubblicamente per richiamare la politica al rispetto delle persone.

«Dietro le carte ci sono persone e sofferenze»

Il Gattarossa era nato nel 2008 su un terreno comunale, dove Manneschi aveva realizzato la struttura interamente a proprie spese. Da allora sono trascorsi quasi vent’anni, segnati prima dall’attività del locale e successivamente da una complessa vicenda amministrativa che ha portato alla fine della concessione e allo smantellamento della struttura.

«Chi ha vissuto o seguito questa storia sa che, dietro i faldoni amministrativi, si nasconde un percorso lungo, faticoso e, per quanto mi riguarda, estremamente doloroso dal punto di vista commerciale, personale e anche psicologico», racconta Manneschi.

Una sofferenza che, a suo giudizio, avrebbe meritato maggiore sensibilità da parte di chi ricopre un ruolo pubblico.

«Vedere la fine di questa dolorosa vicenda celebrata e festeggiata pubblicamente sui social, con l’apposizione del logo di un partito politico e il nome e cognome di un consigliere comunale, rappresenta un atto di profonda insensibilità».

«Le istituzioni appartengono a tutti, non a una fazione»

Non è il confronto politico in sé a suscitare la protesta dell’ex titolare, quanto il modo in cui una vicenda che ha avuto conseguenze pesanti sulla sua vita viene utilizzata nella comunicazione pubblica.

«Politicizzare il dramma personale ed economico di una cittadina, trattandolo alla stregua di un trofeo o di un successo propagandistico da esibire sotto una bandiera di parte, dimostra una totale assenza di empatia verso l’aspetto umano e verso la salute psicologica di chi quella vicenda l’ha subita sulla propria pelle».

Manneschi richiama quindi le responsabilità di chi rappresenta la comunità, sottolineando che il rispetto della dignità personale dovrebbe venire prima delle appartenenze politiche.

«Le istituzioni appartengono a tutti i cittadini, non a una fazione, e chi le rappresenta ha il dovere morale di tutelare la dignità delle persone, anche e soprattutto nei momenti di chiusura di percorsi amministrativi complessi».

L’appello a una politica più rispettosa


Nelle parole dell’ex concessionaria non c’è la volontà di riaprire il confronto sulle decisioni amministrative che hanno segnato il destino del Gattarossa, né quella di entrare in una contrapposizione tra partiti. Il suo intervento vuole piuttosto porre una questione di sensibilità istituzionale, chiedendo che la comunicazione politica non perda mai di vista le conseguenze umane delle vicende che racconta.

«Scrivo queste parole non per alimentare ulteriori polemiche di schieramento, dalle quali mi dissocio totalmente, ma per rivendicare un principio universale: la propaganda non può e non deve mai speculare sulle ferite personali dei singoli cittadini».

L’auspicio è che questa denuncia pubblica possa aprire una riflessione sui limiti che la politica dovrebbe imporsi, soprattutto quando le decisioni amministrative incidono profondamente sulla vita delle persone.

Per Giovanna Manneschi il Gattarossa resta una storia fatta di sacrifici, speranze e difficoltà, che non si esaurisce con la rimozione di una struttura. E il messaggio che affida alla sua lettera è semplice: si può considerare conclusa una vicenda amministrativa senza dimenticare il rispetto dovuto a chi ne ha vissuto le conseguenze.

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