PIOMBINO. Ci sono atleti che lasciano il segno per i risultati che ottengono e altri che incantano per il modo in cui vivono lo sport. Filippo Pelati appartiene a quella rara categoria di agonisti capace di unire entrambe le cose con disarmante autenticità.
La grazia dei movimenti in vasca è solo lo specchio di un modo d’essere che fa della semplicità e della trasparenza il suo tratto distintivo.
Ad ospitare il campione azzurro in occasione delle settimane del Nesc (National Event Sport Camp) è stato il Villaggio Orizzonte di Piombino. È qui che Filippo si è mostrato non solo come l’atleta prodigio capace di fondere la precisione della danza con la potenza del nuoto, ma come un insegnante e un essere umano di rara sensibilità.
Filippo Pelati, argento a Parigi 2026
Giovanissimo, classe 2007, appena diciannovenne vanta già un palmarès da veterano, costellato di ori, argenti e bronzi internazionali conquistati con la Nazionale italiana di nuoto artistico e le Fiamme Oro.
Gli ultimi successi a Parigi 2026: argento nel solo tecnico, nel solo libero e nel duo misto tecnico, bronzo nel duo misto libero. Eppure, ciò che colpisce al primo sguardo non sono solo le medaglie, ma la straordinaria naturalezza con cui si presenta al mondo.
Il Camp: ascolto, empatia e pedagogia positiva

Chi lo ha visto all’opera con i ragazzi del camp ha potuto toccare con mano la sua grandezza fuori dalla vasca. Filippo entra in contatto con chi ha di fronte con una spontaneità disarmante: la postura corporea aperta, mai sovrastante, e un tono di voce calmo, rassicurante e accogliente mettono chiunque a proprio agio.
Doti pedagogiche eccezionali che vanno dalla comprensione profonda alla correzione positiva. Riesce a individuare all’istante i punti di forza e le fragilità di ogni singolo ragazzo. Non usa mai la rigidità o la critica distruttiva. Come lui stesso racconta, la disciplina è fondamentale, ma la chiave sta nell’entrare in empatia con il ragazzo e correggere suggerendo, senza mai far sentire l’allievo inadeguato o sotto stress.
Il lato emotivo e caratteriale di Filippo emerge con forza in ogni sua parola. La sua storia non è stata una strada spianata, ma un percorso fatto di determinazione contro i pregiudizi e le difficoltà. Nato e cresciuto in un piccolo centro, accostarsi a una disciplina storicamente considerata femminile non è stato semplice.
L’approccio all’insegnamento e l’empatia con i giovani


Come definiresti il tuo approccio all’insegnamento e come ti rapporti con i tuoi allievi?
«Cerco sempre di avere un approccio fortemente empatico. Quando devo correggere un errore, preferisco non dire mai “stai sbagliando”, ma suggerisco un’alternativa come “potresti provare a fare così”. Questa sensibilità nasce anche dal mio vissuto personale: in passato ho sperimentato metodi d’allenamento fin troppo rigidi o poco comprensivi, e non voglio che i miei allievi provino le stesse sensazioni».
«La disciplina è importante per uno sportivo del nuoto artistico ma la correzione anche dei minimi dettagli porta poi la performance ad un livello superiore ed è fondamentale darla, credo che però sia giusto farlo utilizzando un approccio quanto più possibile positivo per invogliare l’atleta a migliorarsi e non ad abbattersi».
Il percorso di crescita e la forza contro i pregiudizi

Com’è nata la tua passione per questa disciplina?
«Ho iniziato da bambino con i classici corsi di scuola di nuoto, nel frattempo frequentavo anche un corso di hip hop, così ho finito per innamorarmi del nuoto artistico, che unisce la grazia della danza alla forza dell’acqua. Essere un uomo in uno sport storicamente femminile non è stato semplice: ho dovuto affrontare pregiudizi e mentalità provinciali».

Filippo, il nuoto artistico maschile sta vivendo un grande momento di crescita, ma per molto tempo è stato visto con pregiudizio. Com’è stato il tuo percorso iniziale?
«Vengo da un paese molto piccolo e la mentalità di paese è difficile da abbattere – confessa Filippo – Non sono mai stato visto in modo positivo all’inizio. Ma la spinta vera è arrivata proprio da chi non ha mai creduto in me. La voglia di dimostrare in primis a me stesso che non c’era niente di sbagliato nel perseguire i miei sogni mi ha dato la forza di andare avanti».
Chi ti è stato vicino in quei momenti in cui era più facile mollare?
«La mia famiglia, senza dubbio. I miei genitori sono sempre stati al mio fianco, dandomi la totale libertà di scegliere ciò che amavo. E poi i miei amici di sempre e quegli insegnanti che hanno capito il mio valore senza mai ostacolarmi».
Quando si guarda una vostra performance dall’esterno sembra tutto fluido e leggero. Quanto lavoro c’è dietro quella percezione di perfezione?
«C’è un lavoro immenso. Il nuoto artistico è fatto di dettagli infinitesimali: ciò che fa la differenza è la pulizia, la precisione degli angoli e, quando si gareggia in coppia, il diventare un binomio perfetto, l’uno il riflesso dell’altro. Per farlo non basta nuotare: serve preparazione atletica a secco e un’intesa totale con il partner».
Quanto conta la preparazione fuori dall’acqua per un atleta della tua disciplina?
«Il lavoro “a secco” è la base di tutto. La respirazione, la ginnastica e il potenziamento muscolare sono indispensabili fuori dalla vasca: senza questa preparazione non si può costruire un atleta davvero completo e performante una volta entrato in acqua».
La Nazionale e la forza mentale del “Qui e Ora”

L’anno scorso è arrivato il debutto nella Nazionale assoluta in coppia con la campionessa Lucrezia Ruggiero. Come hai gestito quell’impatto?
«L’anno scorso non è stato semplice. Sentivo tanta pressione e l’ansia di dover dimostrare di essere all’altezza delle aspettative. In quei momenti si rischia che la tua stessa testa diventi il nemico numero uno».
“Qui e Ora”, lo hai impresso sulla tua pelle. Qual è il suo significato per te?
«Questo tatuaggio è nato dall’esigenza di gestire la pressione mentale dopo l’ingresso in Nazionale e l’esperienza in competizioni internazionali importanti, come i Mondiali di Singapore, dove mi sono trovato a gareggiare a fianco dei migliori al mondo. La chiave per superare le barriere che mi ero costruito da solo è stata concentrarmi sul presente, senza farmi schiacciare dai pensieri su cosa sarebbe successo dopo. Questo tatuaggio me lo guardo prima di entrare in acqua: mi ricorda esattamente dove devo stare con la testa in quel momento.Per me è un promemoria costante: ogni volta che entro in acqua, devo rimanere focalizzato sul momento presente per superare limiti e insicurezze.».

Un futuro oltre la vasca
Nonostante gli impegni agonistici al massimo livello, non trascuri la formazione personale. Oltre all’acqua c’è anche la vita universitaria. Come riesci a conciliare la carriera sportiva con gli studi alla Luiss?
«Sono iscritto a Scienze Politiche. Per me lo studio è una valvola di sfogo fondamentale: ti stacca la spina dalla pressione quotidiana degli allenamenti e ti tiene con i piedi per terra. Inoltre, mi permette di pianificare il mio futuro nella Polizia di Stato per quando un giorno finirà la carriera agonistica, qualora volessi percorrere un’altra strada».
Molti ragazzi fanno fatica a gestire gli impegni scolastici e gli allenamenti. Che consiglio daresti a un adolescente che si trova a dover unire studio e sport agonistico?
«Il mio consiglio principale è di imparare a organizzare il proprio tempo con disciplina, senza però vivere lo studio o lo sport come un peso. Lo sport non deve mai essere visto come un ostacolo alla scuola, e viceversa».
«Bisogna darsi delle priorità, sfruttare al massimo ogni momento libero ed essere costanti. Se si ha una passione vera, non serve rinunciare all’uno o all’altro: con la giusta mentalità e il supporto delle persone vicine (famiglia, professori e allenatori), studio e sport possono compensarsi a vicenda e far crescere tantissimo come persona. Scuola e sport insieme formano la persona oltre l’atleta».
Un’eredità d’ispirazione al Villaggio Orizzonte
Cosa porti dietro da quest’esperienza Nesc all’Orizzionte?
«È stata una vera e propria toccata e fuga ma che porterò dentro positivamente: un bellissimo contesto ed un impianto validissimo. Caratteristiche queste che aiutano davvero gli atleti. È difficile, infatti, trovare ambienti che favoriscano l’apprendimento come in questo caso ne è stato sicuramente all’altezza il Villaggio Orizzonte. Anche lo staff è di alto livello e questo permette di andare a correggere tutte quelle piccole imperfezioni che nel corso dell’anno vengono trascurate».
«Spero di aver lasciato qualcosa anch’io alle bambine che ho incontrato e spero di vedere anche qualche maschietto approcciarsi a questo sport, prossimamente. Il mio obiettivo per il futuro è ritornare in realtà come queste dove posso interagire con i giovani atleti e magari trasmettere la mia esperienza a quanti più ragazzi possibili».
Al Villaggio Orizzonte, il passaggio di Filippo Pelati ha lasciato, dunque, un segno profondo. La sua presenza al NESC non è stata solo una lezione di tecnica, ma un insegnamento di vita per tutti i giovani presenti: si può toccare il cielo con un dito rimanendo fermamente con i piedi per terra, trasformando i dubbi propri ed altrui nel motore della propria determinazione e facendo della gentilezza la propria forza più grande.
Poter incontrare, ascoltare e vivere da vicino un campione di questo calibro rappresenta un’opportunità di inestimabile valore per tutti i giovani ragazzi del camp. Avere di fronte un esempio vivente di come si possano raggiungere i vertici mondiali senza mai smarrire la gentilezza e l’umiltà è un patrimonio educativo raro: un insegnamento che questi giovani atleti porteranno con sé ben oltre i confini delle vasche d’allenamento, guidandoli nella crescita come sportivi e, soprattutto, come uomini e donne di domani.
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