VAL DI CORNIA. L’estate 2025 si è rivelata estremamente impegnativa sulle coste della Val di Cornia, dove la presenza degli assistenti bagnanti si è confermata cruciale per la sicurezza dei bagnanti.
Decine di interventi di salvataggio hanno evitato esiti infausti, sottolineando la complessità del litorale e l’incredibile pressione antropica.
La costa a rischio e i pericoli nascosti
Il golfo di Piombino e la spiaggia di Baratti presentano una balneazione particolarmente insidiosa a causa dell’esposizione ai venti di Ponente e Maestrale, con comportamenti idrodinamici diversi: mentre a destra si formano insidiose “beach lock deep current” (correnti di profondità), a sinistra predominano la risacca e le correnti di ritorno.
«Anche la parte della Costa Est è stata caratterizzata da un’enorme affluenza turistica – racconta Massimo Giuliani -, mentre la zona costiera urbana di San Vincenzo ha mostrato dinamiche simili a Baratti, ma su aree più estese. Curiosamente, il mare si rivela più pericoloso con il vento di scirocco; tuttavia, l’andamento del fondale, che non presenta un’accentuata ripidità, in genere rende la balneazione leggermente più sicura, pur non azzerando i rischi. Gli interventi sono stati numerosi a fronte di un’altissima pressione antropica».
Malori e annegamenti
Purtroppo, la stagione ha registrato circa cinque decessi, spesso innescati da malori improvvisi come embolie o infarti.
«Molti annegamenti iniziano silenziosamente – spiega Giuliani – quando, a decine di metri dalla riva, il cuore si blocca: solo la prontezza dei bagnini permette di intervenire in quei pochi secondi vitali».
Gli interventi a Riva degli Etruschi e in Costa Est
«Un caso emblematico è avvenuto a Riva degli Etruschi, dove un uomo che nuotava con una tavoletta è stato classificato come annegamento innescato da un grave malore. Nella stessa giornata, ben tre assistenti bagnanti sono intervenuti mentre una donna, a poche centinaia di metri di distanza, era colta da un principio di infarto. Un altro intervento di rilievo, con l’attivazione dell’elisoccorso Pegaso, si è verificato sulla Costa Est i primi di agosto».
Lavoro di squadra e il piano collettivo di salvamento
Il successo nei soccorsi è strettamente legato al grande lavoro di squadra, non solo tra gli assistenti bagnanti, ma anche grazia al dialogo con gli operatori del 118, la capitaneria di porto di Piombino e la delegazione spiaggia di San Vincenzo, proattive nel coordinamento.
«Si punta a implementare in breve tempo il Piano Collettivo di Salvataggio (PCS) come opzione principale – anticipa Giuliani -. Il PCS crea una vera e propria “rete di emergenza” coordinata e normata dalla Capitaneria, assicurando che il soccorso sia efficiente e rapido. Tramite contatto radio, gli assistenti bagnanti comunicano ogni dettaglio (situazione del pericolante, distanza, tipo di intervento – a nuoto, con rullo e bretella fino a 200 metri) in modo che i colleghi a riva possano fornire l’attrezzatura necessaria e preparare l’accoglienza. Nelle situazioni più critiche, la procedura prevede l’intervento in coppia e l’allerta immediata per il defibrillatore e gli altri soccorsi, in caso di assenza di funzioni vitali».

Formazione e stress post-traumatico dei bagnini
Affrontare incidenti gravi, a volte con esito mortale, espone i giovani assistenti bagnanti a un forte stress psicologico.
«È fondamentale, come emerso dalle esperienze sul campo, che i soccorritori sappiano gestire lo stress e le emozioni, prendendo decisioni immediate in squadra e prestando conforto ai familiari della vittima. Molti ragazzi hanno infatti sviluppato stress post-traumatico».
Un accordo con il Sindaco di Piombino, i dirigenti scolastici e gli insegnanti di educazione fisica sta dando frutti: oltre 60 studenti tra i 16 e i 18 anni si sono iscritti ai percorsi PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) per frequentare il corso di assistenti bagnanti della Federazione Italiana Nuoto (FIN).
«Un’opportunità per acquisire conoscenze di primo soccorso, un titolo di lavoro e dare un aiuto concreto al territorio e al turismo balneare e dei resort».
Prevenzione: imparare a nuotare è la regola base
Il coordinatore Giuliani sottolinea l’importanza dell‘educazione alle spiagge e della cultura generale sulla sicurezza in mare.
«Anche con onde di due metri e mezzo, le persone spesso continuano a fare il bagno, rendendo necessario spiegare i rischi non solo ai ragazzi, ma molto spesso anche ai genitori degli stessi».
L’Istituto Superiore di Sanità indica come forma di prevenzione principale, e regola base per eliminare il problema degli annegamenti, l’insegnare a tutti ad imparare a nuotare. La Federazione Italiana Nuoto ha già contribuito, attraverso i suoi corsi, ad abbassare le circa 350 morti annue per annegamento in Italia.
«Un’attenzione particolare – si sente di dire Giuliani – va ai bambini tra 0 e 4 anni, che annegano spesso in piscine private, in pochi centimetri d’acqua e in modo silenzioso, a differenza degli adulti che hanno la forza di avvertire e reagire».

