SUVERETO. C’erano i tortelli fatti a mano, le pappardelle al ragù, il cinghiale cucinato con le olive. Ma soprattutto c’era lei, Alfonsina Poli, una donna che attraverso il suo lavoro aveva saputo trasformare la cucina in un pezzo della storia di Suvereto. Una di quelle persone che non hanno bisogno di grandi riconoscimenti per lasciare un segno: bastano i ricordi di chi le ha conosciute, di chi si è seduto alla loro tavola e di chi, a distanza di anni, continua a ricordare i sapori dei loro piatti.
Alfonsina è morta a 90 anni, nella notte tra mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre, all’ospedale di Piombino, dove si trovava ricoverata dopo un peggioramento delle condizioni di salute. Da tempo non stava bene.
Con lei Suvereto perde una delle protagoniste di quella ristorazione popolare che, prima ancora dell’arrivo del turismo enogastronomico e delle guide specializzate, aveva contribuito a far conoscere la cucina del territorio.
La Trattoria Martini
In via Dante Alighieri, al numero 6, a pochi passi dalla chiesa di San Giusto, c’era un indirizzo che per molti significava una cosa sola: mangiare come a casa.
Era la Trattoria Martini, il locale che Alfonsina aveva gestito insieme al marito Divo Martini e che nel tempo era diventato un punto di riferimento per gli abitanti del borgo e per i visitatori della Val di Cornia.
Non servivano piatti elaborati o presentazioni ricercate. Il valore di quella cucina era nella capacità di conservare ricette familiari, nella preparazione della pasta fresca e nell’attenzione a una tradizione gastronomica profondamente legata alla campagna.
Alfonsina era la donna dei fornelli, di una cucina concreta e generosa nella quale la manualità contava quanto gli ingredienti. Il suo lavoro apparteneva a un mondo in cui le ricette si imparavano soprattutto guardando e facendo, custodendo gesti e conoscenze che si tramandavano da una generazione all’altra.
Quei tortelli fatti in casa che raccontavano la Val di Cornia
Il piatto che più di altri è rimasto legato al suo nome sono i tortelli fatti a mano, uno dei simboli della cucina maremmana. Una specialità che richiede pazienza, esperienza e familiarità con l’impasto, il ripieno e la sfoglia.
Accanto ai tortelli, alla Trattoria Martini trovavano spazio le pappardelle e le preparazioni a base di selvaggina, soprattutto il cinghiale con le olive, una ricetta che appartiene da generazioni alla cultura gastronomica di Suvereto.
Non è un caso che proprio il cinghiale sia uno dei protagonisti della tradizione locale, tanto da essere celebrato nella storica sagra del paese.
La notorietà della trattoria aveva superato i confini del borgo. Anche nelle recensioni lasciate negli anni dai visitatori tornano gli stessi elementi: pasta fresca, cinghiale, porzioni abbondanti e un ambiente semplice. Testimonianze legate all’insegna, anche nelle sue gestioni più recenti, che raccontano quanto quel tipo di cucina fosse riconoscibile e apprezzato.
Una cucina che Alfonsina e Divo avevano contribuito a rappresentare quando la trattoria era ancora, prima di tutto, un luogo della vita quotidiana.
Un pezzo di Suvereto che vive nei ricordi
La storia di Alfonsina racconta anche quella di tante donne che hanno lavorato per una vita nella ristorazione, spesso lontano dai riflettori, contribuendo in maniera decisiva alla reputazione gastronomica dei loro paesi.
Donne che hanno custodito un patrimonio fatto di ricette, esperienza e conoscenza delle materie prime, molto prima che la cucina tradizionale diventasse un elemento centrale nella promozione turistica della Toscana.
E proprio Suvereto, oggi conosciuto anche per i suoi vini, l’olio extravergine e le produzioni agricole, deve una parte della propria identità a questa tradizione.
Alfonsina Poli apparteneva a quella generazione di cuoche che hanno saputo raccontare il territorio senza bisogno di parole, semplicemente portandolo in tavola.
Il ricordo della Trattoria Martini resta così legato alla sua figura e a quella del marito Divo, a una stagione della ristorazione in cui mangiare fuori significava spesso ritrovare sapori conosciuti e un’accoglienza familiare.
Il cordoglio dell’amministrazione
La vice sindaca di Suvereto, Caterina Magnani, ricorda con queste parole Alfonsina Poli: «Ha dedicato la sua vita alla cucina, rimanendo ai fornelli fino a quando le forze glielo hanno permesso. Ci stringiamo con profondo affetto a tutti i suoi cari, ai figli e ai numerosi nipoti che le hanno voluto bene esprimendo a nome dell’amministrazione e mio personale le più sentite condoglianze. Con lei le tradizioni culinarie di Suvereto perdono un punto di riferimento straordinario. Quel luogo non è mai stato un semplice ristorante, ma una vera e propria casa: un ambiente familiare dove ogni ospite veniva accolto con il calore di un parente. Dalla cucina a vista, dove si poteva ammirare ciò che preparava, ai sapori genuini del vino e dell’olio di produzione propria, fino alla pasta fresca fatta a mano ogni fine settimana. Era conosciuta in tutta la zona proprio per questo spirito di autenticità e calore. A tutta la sua famiglia rinnovo le più sincere condoglianze».
Per chi ha frequentato quella trattoria, la notizia della sua scomparsa riporta alla memoria piatti, incontri e momenti trascorsi intorno a un tavolo.
Alfonsina se n’è andata a 90 anni. Ma il suo nome resterà legato a quei tortelli e a una pagina della storia di Suvereto che merita di essere conservata.
I funerali si sono svolti questa mattina, venerdì 23 ottobre, a Suvereto.