Scabbia al Rodari, il caso della segnalazione in ritardo | MaremmaOggi Skip to content

Scabbia al Rodari, il caso della segnalazione in ritardo

È stata la mamma di uno degli alunni a sollecitare la comunicazione da parte della scuola arrivata cinque giorni dopo la scoperta del caso
Le vesciche della scabbia

PIOMBINO. Si è verificato nei giorni scorsi un caso di scabbia in uno dei piccoli studenti della scuola dell’infanzia Rodari nel plesso di via Pertini. La comunicazione da parte della scuola, però, è avvenuta con un ritardo di 5 giorni, e solo dopo la segnalazione da parte di una mamma che da quest’esperienza c’era già passata.

Scabbia in classe

Un bambino è stato posto sotto il controllo all’ospedale Misericordia di Grosseto. La diagnosi non ha lasciato spazio ad altre interpretazioni: sospetto caso di acariasi, altrimenti detta comunemente scabbia.

Nella email inviata ai genitori e al personale scolastico ed ausiliario si legge:

«Si comunica che è pervenuta una segnalazione di sospetti casi di acariasi, comunemente detta scabbia, presso il plesso in indirizzo. Le famiglie e il personale sono invitate a prestare attenzione all’insorgenza di prurito persistente con conseguenti lesioni da grattamento, recandosi dal pediatra o dal medico. Si invitano i genitori alla massima collaborazione».

Quello che è preoccupante, però, è che la segnalazione di cui si parla nella comunicazione ufficiale da parte della scuola, non sia arrivata in seguito alla comunicazione da parte dell’ASL, ma grazie all’intervento di una madre che, venuta a sapere della presenza di un caso di acariasi, si è attivata per far sì che la scuola procedesse con i dovuti accertamenti ed avvertimenti

«Quando ho parlato con la vicepreside a livello istituzionale la scuola non sapeva niente – spiega la donna – C’erano solo voci messe in giro e l’avvertimento da parte della mamma del bambino interessato. La segnalazione, però, sarebbe dovuta arrivare da parte dei canali ufficiali, l’Asl ad esempio, dal momento che la diagnosi è stata fatta in ospedale».

In questo specifico caso, la diagnosi di scabbia è arrivata il 30 ottobre pomeriggio, fortunatamente la scuola è rimasta chiusa dal 31 al due novembre, a causa dei giorni di recupero e della festività di Ognissanti. 

«La scuola non era a conoscenza del caso specifico – spiega la dirigente, Letizia Braschi -. Se non arriva la comunicazione da parte i canali ufficiali non possiamo procedere in alcun modo. Grazie alla segnalazione della madre di un altro alunno, ci siamo adoperati ad inviare una mail che potesse allertare in maniera cautelativa i genitori degli altri bambini. Preghiamo pertanto che quando si verificano situazioni simili, che vanno a toccare i dati sensibili dei piccoli alunni, la famiglia invii una mail ufficiale alla dirigenza o alla segreteria in modo da poter procedere tempestivamente nel modo corretto».

Igienizzazione e lavaggio dei materiali tessili

L’acaro non sopravvive che solo un paio di giorni all’esterno del corpo umano e ogni tipo di tessuto è stato igienizzato a 90 gradi, le superfici pulite accuratamente. 

La procedura corretta prevede, infatti, che il bambino colpito da acariasi resti a casa fino all’inizio della terapia prescritta, e può tornare a scuola già solo dopo 24 ore dall’inizio del trattamento sanitario, generalmente costituito da pomate a base di permetrina che dovranno essere utilizzate preventivamente anche dai famigliari o i contatti stretti. 

Il compito della scuola è quello di lavare o sostituire i materiali tessili esposti ed igienizzare arredi e superfici. 

A casa è fortemente consigliato lavare tutto il vestiario, gli asciugamani e le lenzuola ad almeno 60 gradi, mentre i capi non lavabili dovranno rimanere chiusi in una busta sigillata per almeno 72 ore. 

La scuola rimane aperta anche se si verifica un caso di questa tipologia, in quanto l’acariasi non è motivo di sospensione dell’attività didattica. 

L’obiettivo è gestire rapidamente il caso e prevenire nuovi contagi.

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