PIOMBINO. Il rigassificatore potrebbe restare a Piombino molto più a lungo di quanto annunciato quando la nave arrivò nel porto nell’estate del 2023. Negli ambienti istituzionali e politici si fa infatti sempre più insistente l’ipotesi che Snam possa chiedere una permanenza dell’impianto per circa vent’anni, trasformando quella che era stata presentata come una soluzione temporanea in un’infrastruttura stabile.
Una conferma ufficiale di questa durata non c’è. Ma il documento depositato da Snam in occasione dell’assemblea degli azionisti del 29 aprile contiene un passaggio destinato a riaprire il dibattito.
Rispondendo alle domande dell’associazione ReCommon, la società spiega infatti che, una volta completato l’iter parlamentare della proroga prevista dal decreto-legge dell’11 marzo 2026, «Snam valuterà la migliore soluzione per garantire l’esercizio del terminale, con un orizzonte temporale in linea con altri terminali di rigassificazione».
Parole che non indicano una durata precisa, ma che vengono interpretate da molti come un’apertura a una permanenza ben più lunga rispetto ai tre anni inizialmente previsti.
È su questo scenario che intervengono ora i deputati del Partito democratico Emiliano Fossi, Marco Simiani e Laura Boldrini, che accusano il sindaco di Piombino Francesco Ferrari di aver lasciato la città senza le compensazioni economiche previste dalla legge e di non aver saputo difendere gli interessi del territorio.
Il Pd: «Un fallimento politico, Piombino è rimasta a mani vuote»
«Sulla gestione del rigassificatore si è consumato il fallimento politico e amministrativo del sindaco di Piombino», scrivono i tre parlamentari.
Secondo il Pd, l’amministrazione Ferrari avrebbe accettato la presenza dell’infrastruttura senza ottenere alcun beneficio concreto né dal Governo né da Snam.
«Da quanto emerso dalla recente assemblea dei soci dell’azienda – sostengono – è evidente che proprio per responsabilità dell’amministrazione Ferrari, in questi quattro anni, al Comune non sono state riconosciute le risorse che, in virtù della legge Marzano del 2004, spettano ai territori interessati dalla concessione».
I deputati fanno anche un paragone con Ravenna, dove – ricordano – sarebbero stati destinati circa 25 milioni di euro per opere di compensazione territoriale e mitigazione ambientale, mentre Piombino, a loro giudizio, sarebbe rimasta senza risorse.
Snam: «Le compensazioni sono ancora da definire con il Comune»
Sul tema delle compensazioni, il documento di Snam contiene un passaggio destinato a pesare nel confronto politico.
La società ricorda che gli interventi previsti dal Memorandum del 2022 non rientrano nelle proprie competenze dirette.
Ma aggiunge anche che, fin dal 2022, si è resa disponibile a discutere con il Comune di Piombino delle compensazioni previste dalla legge 239 del 2004, auspicando che si possa arrivare «quanto prima» alla loro definizione.
Snam precisa inoltre che la scelta delle opere da finanziare spetta esclusivamente al Comune di Piombino e agli altri enti territoriali eventualmente coinvolti, nel rispetto della normativa vigente.
È proprio questa affermazione che il Pd utilizza per sostenere che l’amministrazione comunale avrebbe perso un’occasione importante per ottenere investimenti a favore del territorio.
Il memorandum mai decollato
Nel mirino dei parlamentari finisce anche il memorandum promosso dalla Regione Toscana, che avrebbe dovuto accompagnare l’arrivo del rigassificatore con un pacchetto di opere e finanziamenti statali.
Secondo Fossi, Simiani e Boldrini, quell’accordo non ha mai trovato concreta attuazione da parte del Governo Meloni e il sindaco Ferrari, invece di fare fronte comune con la Regione, avrebbe preferito mantenere uno scontro politico permanente senza ottenere risultati.
Per il Partito democratico è anche questa una delle ragioni per cui Piombino, pur ospitando un’infrastruttura strategica per il sistema energetico nazionale, non avrebbe ricevuto adeguate compensazioni economiche e ambientali.
L’ipotesi dei vent’anni
Nella nota, i deputati dem richiamano poi le indiscrezioni che da settimane circolano negli ambienti istituzionali, secondo cui Snam sarebbe pronta a chiedere una permanenza del rigassificatore per oltre vent’anni.
Se questa prospettiva dovesse concretizzarsi, sostengono, Piombino rischierebbe di convivere stabilmente con la nave rigassificatrice senza aver ottenuto quelle opere di compensazione che erano state indicate come indispensabili fin dall’inizio della vicenda.
Nel documento ufficiale di Snam, tuttavia, non compare alcun riferimento a una durata di vent’anni. La società parla esclusivamente di un orizzonte temporale «in linea con gli altri terminali di rigassificazione», senza specificare quanti anni ciò significhi concretamente.
Vado Ligure non è uscita dai radar
Il documento contiene anche un altro elemento importante.
Alla domanda sulla possibilità di trasferire la FSRU a Vado Ligure, Snam risponde che l’iter autorizzativo è ancora in corso presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Solo dopo la conclusione dell’iter normativo e della conversione in legge del decreto sulla proroga, aggiunge la società, verrà valutata «la soluzione migliore per garantire l’operatività del terminale».
Questo significa che il trasferimento in Liguria non è stato abbandonato, ma nemmeno confermato.
Uno scontro destinato a riaccendersi
A distanza di tre anni dall’arrivo della nave nel porto di Piombino, il rigassificatore continua così a dividere la politica.
Da una parte c’è il documento ufficiale di Snam, che apre alla possibilità di una permanenza ben più lunga rispetto alle previsioni iniziali e conferma che il futuro dell’impianto è ancora oggetto di valutazione.
Dall’altra, il Partito democratico accusa il sindaco Ferrari e il Governo di aver trasformato una misura presentata come temporanea in una presenza destinata a durare nel tempo, senza che il territorio abbia ottenuto le compensazioni economiche e ambientali promesse.
Il confronto è destinato ad accendersi ulteriormente nelle prossime settimane, quando dovranno essere chiariti sia il futuro definitivo del rigassificatore sia il destino delle risorse che Piombino continua a rivendicare come contropartita per un’infrastruttura considerata strategica per la sicurezza energetica del Paese.