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Il corteo dei trattori riempie le strade

Oltre duecento manifestanti, agricoltori in prima linea e tanti giovani uniti dietro lo slogan “Terra sì, Terna no”. Nel mirino del Comitato l’ondata selvaggia di fotovoltaico a terra e sistemi BESS: «Questa non è transizione ecologica, è un assalto a un territorio di pregio»
La mascotte del corteo del 3 luglio a Suvereto

SUVERETO. Una marea umana e pacifica, ma determinata e rumorosa, ha invaso ieri sera le strade di Suvereto. Il corteo cittadino, promosso dal neonato ma già combattivo Comitato Terre di Val di Cornia, ha registrato una partecipazione straordinaria, segnando un punto di non ritorno nella resistenza locale contro l’assalto delle multinazionali dell’energia.

In prima fila, a dettare il passo della protesta, c’erano loro: i contadini e i produttori della zona alla guida dei loro trattori. Accanto a loro, una foltissima rappresentanza di giovani del territorio che hanno sfilato esponendo striscioni e cartelloni autoprodotti. In totale si contano oltre duecento persone presenti.

I messaggi impressi sui manifesti ribadiscono forte e chiaro un concetto che la comunità vuole far arrivare fino a Firenze e Roma: quello che sta accadendo nelle campagne della Val di Cornia non ha nulla a che vedere con una transizione ecologica virtuosa, bensì si configura come una speculazione finanziaria che rischia di devastare territori di estremo pregio per l’agricoltura locale e nazionale.

Un comprensorio sotto assedio: i numeri dell’assalto

Gli slogan del corteo del 3 luglio contro la speculazione energetica in Val di Cornia

A far traboccare il vaso è stata la vera e propria ondata di mega-progetti energetici piombati contemporaneamente sugli uffici tecnici regionali e ministeriali. Tra impianti fotovoltaici tradizionali a terra, soluzioni agrifotovoltaiche di scala industriale e mastodontici sistemi di accumulo di energia a batterie (BESS), il rischio reale è quello di ridefinire in modo irreparabile e permanente il volto del comprensorio agrario.

Solo per citare gli ultimi interventi sollevati dal comitato, si parla di progetti imponenti come il parco “Campiglia” da ben 67 MWp targato Iren (che prevede opere di connessione proprio a Suvereto) e il contestato impianto agrivoltaico da 37,5 MWp che andrebbe a occupare circa 58 ettari di suolo. Strutture a cui si affiancano centinaia di container di batterie BESS previsti a ridosso delle aree rurali e della strategica stazione elettrica Terna di Forni, punto d’arrivo finale della marcia. Un “hub energetico” che rischia di fagocitare i campi coltivati, gli uliveti e i vigneti d’eccellenza che generano l’economia agroalimentare e turistica della zona.

Il dibattito: «Non siamo contro le rinnovabili, ma serve pianificazione»

La marcia è stata l’atto finale di un percorso di assemblee pubbliche e approfondimenti che hanno animato il territorio nelle ultime settimane. Negli interventi chiave che hanno preceduto e accompagnato la mobilitazione i portavoce dei comitati, i residenti e diversi rappresentanti delle associazioni, tra cui Uniamo Suvereto, hanno delineato i punti centrali di una battaglia che non ha nulla di ideologico.

I manifestanti hanno chiarito fin da subito di non essere contrari alle energie rinnovabili in senso assoluto, rifiutando però categoricamente il sacrificio dei terreni agricoli produttivi, poiché la transizione energetica non può cancellare l’identità e la sopravvivenza economica di intere generazioni di agricoltori.

Sotto la lente d’ingrandimento è finita soprattutto l’attuale normativa nazionale e regionale, colpevole di limitare fortemente i poteri di pianificazione urbanistica degli enti locali. Questo vuoto decisionale permette infatti ai colossi energetici di agire con procedure facilitate e, in alcuni casi estremi, di paventare espropri forzati di porzioni di poderi e uliveti privati, come denunciato da alcune aziende della località San Giovanni, per far spazio a sotto-stazioni e cavidotti.
Dal palco della protesta è lanciato così un appello chiaro ai sindaci della Val di Cornia e alla Regione Toscana: le rinnovabili vanno installate sui tetti dei capannoni industriali, sulle cave dismesse e sulle aree già degradate, e non nei campi dove si produce cibo di qualità.

L’appello alle istituzioni

Il corteo si è concluso significativamente davanti ai cancelli della stazione elettrica di Forni. Qui, sotto lo slogan collettivo “Terra sì, Terna no”, cittadini, agricoltori e comitati hanno chiesto formalmente l’apertura urgente di un tavolo politico di concertazione con la Regione Toscana e il Governo.

L’obiettivo è fermare la proliferazione selvaggia e definire regole certe basate sul rispetto delle vocazioni naturali dei territori.

La Val di Cornia ha risposto con una manifestazione partecipata e sentita, dimostrando che la difesa del paesaggio e del lavoro della terra non è una questione negoziabile.

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