PIOMBINO. Si è accesa una discussione profonda e partecipata nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale, nella giornata di lunedì 25 maggio, attorno alla mozione presentata dal gruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista e dal Circolo di Sinistra Italiana.
L’atto, avente come oggetto il transito e la movimentazione di materiali d’armamento e merci esplosive nel porto di Piombino, è stato infine approvato a larga maggioranza con 14 voti favorevoli e 3 voti contrari, segnando un punto fermo sull’indirizzo politico del futuro dello scalo.
Il documento, firmato dai consiglieri Fabrizio Callaioli e Dario Filippi, muove i suoi passi dall’articolo 11 della Costituzione Italiana, che sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, e dallo Statuto comunale, il quale richiama fermamente l’impegno dell’Amministrazione a difesa della pace e della cooperazione tra i popoli.
Secondo i promotori, negli ultimi anni il porto ha subito un progressivo depauperamento delle sue storiche funzioni industriali, commerciali e civili, lasciando spazio a scelte imposte dall’alto ad alto impatto logistico ed energetico.
Al centro la sicurezza e la trasparenza
L’attenzione dell’aula si è focalizzata in particolare sui rischi legati alla sicurezza pubblica, alla tutela dei lavoratori e alla trasparenza dell’informazione. La coesistenza tra i traffici di materiale bellico e la nave rigassificatrice (FSRU), definita un’area altamente sensibile, ha spinto i consiglieri a richiedere un intervento chiaro.
Pur non esercitando competenze dirette sulle autorizzazioni portuali, il Consiglio ha rivendicato il pieno titolo politico e istituzionale per rappresentare i timori e le preoccupazioni della cittadinanza.
Durante il lungo dibattito in aula, durato oltre un’ora, le forze politiche si sono confrontate duramente sul ruolo e sulla vocazione futura del porto. L’opposizione e i firmatari hanno sottolineato la necessità di invertire una tendenza che rischia di vedere lo scalo piombinese sempre più segnato da transiti di natura militare, a discapito delle sue funzioni produttive e civili tradizionali.
Gli impegni per la giunta e il sindaco
Con l’approvazione del documento, il Consiglio impegna formalmente il sindaco Francesco Ferrari e la giunta a
- esprimere contrarietà nelle sedi istituzionali competenti rispetto alla progressiva trasformazione del porto in uno scalo segnato da traffici militari e merci esplosive;
- a richiedere formalmente all’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale, alla Capitaneria di Porto e alla Prefettura tutte le informazioni relative a transito, movimentazione o stoccaggio di tali materiali;
- a verificare l’adeguatezza dei piani di sicurezza e di emergenza relativi all’area portuale, specialmente in relazione alla contemporanea presenza del rigassificatore;
- a promuovere un confronto pubblico con sindacati, Autorità Portuale e soggetti sociali sul modello di sviluppo economico e civile della città.
Il testo della mozione verrà trasmesso direttamente al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, al ministro della Difesa e alla presidenza del Consiglio dei ministri per portare l’istanza di Piombino all’attenzione del Governo nazionale.
L’esito netto della votazione, 14 sì e 3 no, lancia un messaggio politico chiaro: la città chiede sicurezza, trasparenza e un futuro basato sullo sviluppo civile e manifatturiero, rigettando la militarizzazione del proprio scalo.