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«Lo sport è sparito, sono rimasti solo gli ombrelloni»: esplode il caso della spiaggia di San Vincenzo

L’ex consigliere delle Pantere Rinaldo Barani attacca il Piano spiaggia del Comune: «Le associazioni sono state penalizzate, ha vinto la logica del profitto»
Un’immagine dei campi da gioco da beach tennis deserti

SAN VINCENZO. L’approvazione del nuovo Piano spiaggia da parte dell’Amministrazione comunale di San Vincenzo, giunta nel 2025 al termine di un iter burocratico durato oltre due anni, continua a far discutere e a sollevare accese polemiche sul futuro del litorale. A riaccendere i riflettori sulle criticità della gestione demaniale è Rinaldo Barani, figura storica del panorama sportivo locale ed ex consigliere dell’ASD Le Pantere, che traccia un bilancio severo ed esaustivo sulle ultime decisioni della giunta, denunciando la sostituzione di un’associazione di promozione sociale con un’attività puramente commerciale.

L’accorpamento incomprensibile

Al centro dell’attacco vi è l’iter di recepimento delle osservazioni presentate da cittadini e vecchi concessionari. Se alcune istanze sono state accolte, altre sono state rigettate o, come sottolinea Barani, malamente «sintetizzate». Il caso emblematico riguarda l’improvviso e incomprensibile accorpamento, avvenuto prima dell’approvazione definitiva, di tre aree distinte: l’area ridimensionata dell’ex stabilimento balneare Bayahibe, lo storico spazio dedicato al Beach Tennis “Le Pantere” e un’ulteriore porzione di arenile a ridosso del Fosso delle Prigioni.

«Incomprensibilmente, al momento dell’approvazione definitiva, tre concessioni distinte venivano accorpate in un’unica area – sottolinea Barani -. Un bando poco chiaro che sembra aver favorito la rendita commerciale a scapito dello sport reale».

Un bando poco chiaro e un solo offerente

Alla fine dello scorso anno, il Comune ha pubblicato il bando di gara riservato ad associazioni sportive senza scopo di lucro e società sportive private. Una procedura concorsuale fin da subito definita «poco chiara», che imponeva ai partecipanti non solo il pagamento dei canoni demaniali, ma anche una compartecipazione alle spese per il servizio di salvataggio. Tutto questo mentre la frazione più ambita, la spiaggia dell’ex Bayahibe destinata agli ombrelloni, era gravata da un ricorso pendente al TAR presentato dal precedente concessionario, rendendone incerta l’effettiva fruizione.

«La procedura presentava tuttavia forti criticità economiche e gestionali – spiega Barani -. Oltre al canone demaniale ordinario di circa 5.000 euro per 1.000 metri quadri, il bando richiedeva infatti la compartecipazione alle spese per il servizio di salvataggio comunale, con una base d’asta fissata ad altri 4.500 euro. Questo significava dover sostenere costi certi per circa 10.000 euro».

«A complicare il quadro, l’area più appetitosa dal punto di vista economico, ovvero quella destinata agli ombrelloni dell’ex Bayahibe, era al centro di un ricorso pendente al TAR promosso dal vecchio concessionario. Tale incertezza – continua Barani – sull’effettiva fruizione futura della spiaggia ha scoraggiato le associazioni no-profit locali dal rischiare un investimento privo di garanzie».

Alla scadenza della gara si è presentata una sola offerente, la società sportiva di nuova costituzione Beach Sport Etruria, a cui nel maggio di quest’anno è stato formalmente concesso l’arenile. A stagione estiva inoltrata, tuttavia, la nuova gestione pare essersi concentrata prevalentemente sulla parte economica e proficua degli ombrelloni, tralasciando l’obiettivo prioritario ben specificato nel bando, ovvero il rilancio turistico con eventi, corsi di avviamento allo sport per minori, attività nautiche e iniziative per anziani e disabili.

L’attacco di Barani e l’eredità soffocata

Lo storico consigliere dell’A.S.D. Le Pantere spiega come per 15 anni l’associazione abbia gestito l’area con un budget ridotto, compreso tra i 10.000 e gli 11.000 euro stagionali derivanti da soci, tornei e corsi.
Nonostante le ristrettezze, l’associazione era riuscita a organizzare attività formative per bambini e adulti, eventi inclusivi e tornei di portata nazionale.

«Oggi, quell’area appare completamente desertificata e snaturata» sintetizza l’ex consigliere.

Barani ha anche rivelato che l’A.S.D. Le Pantere, essendo in fase di chiusura, ha devoluto e montato direttamente le proprie attrezzature alla nuova società in cambio di uno sconto sulla fruizione dei campi per i vecchi soci.

Tra logiche commerciali e mancate garanzie per gli atleti

L’ex consigliere contesta inoltre la trasformazione dell’offerta in un’attività esclusivamente commerciale, limitata all’affitto orario dei due campi da beach tennis e volley e del campetto da calcetto per bambini, senza alcuna scuola o torneo organizzato.

Un altro aspetto critico riguarda le tutele per gli utenti: mentre le associazioni tradizionali richiedevano il certificato medico obbligatorio e si assumevano la responsabilità dell’organizzazione, alla nuova utenza viene fatta firmare una liberatoria che solleva la società da ogni responsabilità in caso di infortuni durante il gioco.

Le critiche alla visione politica e turistica del Comune

L’amara riflessione finale investe le scelte complessive del Comune. Secondo Barani, se l’amministrazione credeva davvero nello sviluppo sportivo, avrebbe dovuto accorpare l’arenile con la retrostante pinetina per creare spogliatoi e servizi idonei, mettendo a bando l’ex Bayahibe separatamente come normale attività commerciale.
Invece, sommando le decisioni prese per il parco di Rimigliano e per la pinetina, si è consentito a una grande realtà turistica di concentrare la gestione dei beni pubblici a discapito della crescita delle piccole associazioni locali.

Il tutto, pur essendo formalmente regolare, dimostra come i contenuti dei bandi si siano preoccupati solo di fare cassa, lasciando che le finalità sportive e sociali andassero a farsi benedire.

«Sociale e sport dimenticati, vince solo la logica del profitto» conclude Barani.

 

 

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